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Reminiscenze del passato, per cercare di capire il presente e sperare in un futuro migliore

Domenica, 20 luglio 2014

‘E CAURE ‘A FORA E ‘E FRIDDE DINTO

Già nel mio pamphlet ho spesso ripetuto gli avvenimenti dei primi Giochi della Gioventù.
Ebbene, voglio per l’ennesima volta, raccontare ancora quei fatti del mio passato, soprattutto per il lettore sprovveduto oppure per colui che fa il sordo per non sentire, puntualizzando meglio quei concetti sacrosanti che si sono verificati nella mia vita.
Venuto a conoscenza dei cosiddetti “GIOCHI DELLA GIOVENTU’”, non riuscivo a comprendere come si sarebbero dovuti svolgere detti giochi.
Mi recai allora in Fagianeria (società Cirio) e chiesi spiegazioni al dr. Mondini, il quale, al tempo della monarchia, era stato presidente nazionale del CONI.
Con molto garbo e semplicità, il direttore Mondini mi spiegò dettagliatamente come si sarebbero dovuti espletare detti giochi e mi promise che m’avrebbe dato il suo pieno appoggio ed aiuto al buon esito della manifestazione.
Infatti lui s’interessò ad allenare nel campo sportivo della società Cirio “La Fagianeria” molti giovani salariati del luogo ed io mi sarei interessato a quelli di Piana centro.
Per tutta un’estate mi prodigai con passione ad allenare e preparare molti giovani alle varie gare nell’ex campo sportivo del mio paese.
Durante gli allenamenti che seguirono ebbi l’occasione di conoscere il presidente del CONI provinciale avvocato dr. Accinni di Caserta.
Questi mi promise che se gli avessi fatto fare bella figura al Pinto (campo sportivo di Caserta) m’avrebbe mandato lire 300.000 (vaglia al comune di Piana) per la recinzione.
Preciso che negli anni ’30 fu costruito il campo sportivo di Piana con l’appoggio dell’avv. don Carlo Carunghio proprietario della “Fagianeria” (più di 300 ettari) e con la piena collaborazione della popolazione pianese che ci teneva molto ad avere un proprio campo di calcio.
A quei tempi non si conoscevano tante leggi calcistiche e neppure la necessità di un’adeguata recinzione per avere l’omologazione dal CONI e poter ospitare squadre di altri paesi.
Ebbene, al Pinto di Caserta, alla presenza di una competente giuria e di popolo, ci classificammo noi di Piana di Caiazzo, nei Giochi della Gioventù, al 1° Posto, con punti 17, mentre Maddaloni a 12 e Caserta, Capua, S. Maria C.V., ecc., ecc. via via a seguire con punti inferiori.
Fummo scelti addirittura dal CONI come rappresentanti della Regione Campania ed invitati a partecipare ed a competere con tutte le altre Regioni d’Italia alla finale dei Giochi della Gioventù che si svolse nel grandioso complesso sportivo del Foro Italico in Roma.
Il dr. Accinni mantenne la promessa ed inviò lire 300.000 al comune di Piana per la recinzione del campo.
Ebbene (Udite! Udite!) da qual momento il sottoscritto, dopo essersi tanto prodigato con passione al buon esito della manifestazione sportiva ed essere riuscito a portare il piccolo paese di Piana al primo posto nello sport a livello regionale, portando con orgoglio i giovani pianesi a gareggiare addirittura nel famoso Foro Italico di Roma, fu, zitto zitto e con raggiri fraudolenti di zozzi ominicchi politici, messo da parte ed esonerato dallo sport pianese.
Ed ecco spiegato e dimostrato il famoso proverbio campano:
(‘e caure ‘a fora e ‘e fridde dinto)
Capii subito l’interesse di questi cialtroni politici e mi astenni da ogni spiegazione. Mogio, mogio e con il cuore in frantumi mi allontanai da quei miserrimi ed incompetenti vigliacchi.
Questa fu la mia vecchia storia di un PIANESE che si sacrificò tanto per il bene della sua gente e che nessuno, proprio nessuno s’interessò a difendere o a farne parola.
NESSUNOOO!!!... POPOLO DI MERDAAA!!!...
Mi dispiace pronunciare queste brutte parole, però la VERITA’ è sacra e bisogna difenderla; chi non la difende e la nega o la falsifica per luridi scopi personali è un vero DELINQUENTE! Punto e basta! –
Oso aggiungere un altro fatto di questi cialtroni, accaduto tanto tempo fa.
Durante l’installazione della condotta idrica locale il cui progettista e direttore dei lavori era l’ing. dr. Del Vecchio, fui invitato a ricevere l’impresa “Martinez” della condotta stessa.
Per le troppe e continue lamentele dei cittadini per lavori incompiuti e sbagliati della condotta stessa, retarguii con parole aspre l’ingegnere Del Vecchio, il quale, per risentimento, mi voleva denunciare.
Il popolo pianese, da allora ad oggi, si lamenta continuamente di questa condotta idrica, che fa effettivamente acqua da tutte le parti (scollamenti continui e… forti rischi di imminenti rotture) con evidenti danni e disagi alla popolazione.
Nessuno però ha mai mosso un dito per difendermi o almeno per confermare le mie sacrosante ragioni: “Avevi ben ragione, assessore, nel rimproverare così aspramente l’impresa!”-
Perciò la parola “PECORONI!!!” la devo, senza peli sulla lingua, necessariamente gridare a squarciagola e logicamente aggiungere:
“POPOLOOO! POPOLO PECORONE! DAI! DAI! CONTINUA A BATTERE FORTE LE MANI A CHI TI CHIAMA CORNUTOOO!!!”-
E, a confronto, riporto alcuni significativi versi tratti da due stupende liriche, scritte nel suo dialetto originario napulitano dal nostro grande Ferdinando Russo nel 1910 (racconti delle esperienze di vita vissute e patite dagli eroici soldati borbonici: Michele Migliaccio, Giuseppe Conforti, Luigi l’ostricaro e tanti, tanti altri…, 1860/’61):
“'O SURDATO 'E GAETA”
Belli fratielle! Belli crestiane!
Belli ppagnotte! Belli carugnune!
Vi' che vittoria! E che cuscienzia! E c'arte!
Quanta Napuliune Bonaparte!
Tutte, cu 'e piette nnanza, àute e ntufate,
salvaino 'a Patria, e 'a Libbertà venette.
'E cammurriste fuino accarezzate,
e mariuncielle avetteno 'e cunfiette...
E nui, maltrattate e suspettate,
cu 'annore nfaccia e cu 'e fferite mpiette,
nui suppurtaimo, nfra delure e schiante,
'e malefiggie nire 'e tuttuquante!
“‘O LUCIANO D''O RRE”
Nce hanno luvato 'o mmeglio, 'e chesta via!
Se scarta 'o bello, e se ncuraggia 'o brutto!
Pare n'ato paese! È n'ata cosa!
Tu nce cammine e nun te truove cchiù...
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La Storia si ripete, si ripete sempre…
E l’uomo, cocciuto e pecorone, non impara mai dai suoi precedenti errori…
Corsi e Ricorsi Storici di G. B. Vico.
Ebbene, continuando col discorso precedente, devo ricordare che al comune di Piana, dal dopoguerra ad oggi, si sono susseguiti tanti sindaci ed è nata negli anni ’50 la famosa “FULGOR” che ha sconfitto tante, ma tante squadre di calcio di paesi più grandi.
La popolazione pianese è stata, nel passato, protettrice della “FULGOR” e ne ha elogiato i componenti.
Purtroppo, molti politici dal ’48 e via, via…, hanno distrutto e immiserito il campo sportivo. Chi s’è ne è preso un fazzolettino, chi ha concesso la costruzione di un presunto laboratorio di falegnameria e chi, da ignobile incompetente e svergognato, ha permesso che di detto campicello se ne facesse una discarica a cielo aperto di monnezza d’ogni tipo.
C’è veramente da piangere!-
Un giovane di Piana che va citato per essersi cimentato a ricercare ed interpretare con saggia oculatezza tutta la storia del calcio pianese, a partire dagli anni ‘30 ad oggi, è il ragionier Augusto Cariello, ex portiere della Fulgor.
Costui, con un libro frutto di tante sue ricerche, ha sperato di far risorgere la gloria di un tempo con una “NUOVA FULGOR”, ma è stato soltanto un inutile tentativo e tutto è rimasto un sogno, un’illusione, un’utopia.
Da parte mia, per questo bravo compaesano gli dò il “BRAVO”, per la sua passione, per le sue ricerche, per la sua voglia di “vera sportività”, anche se sono scettico che un domani possa ritornare sulle tribune del mio paese una nuova folla di “sportivi” come c’era una volta di tanti, tanti anni fa.
Con l’abbandono e l’amaro scempio a cui purtroppo è sottoposto l’ex campo sportivo e l’insensata costruzione di un nuovo campo sportivo sorto in periferia e in luoghi malsani e assolutamente non idonei a qualsiasi attività sportiva, è stato solo un enorme ed inutile spreco di denaro.
A tutte queste mie tristi considerazioni e amare disillusioni, ho avuto ieri, 19 luglio 2014, la grande GIOIA e soprattutto l’ONORE di conoscere il fuoriclasse argentino HUGO MARADONA, il quale, insieme con GIUSEPPE BRUSCOLOTTI, ANTONIO CARANNANTE, FRANCESCO CICCARELLI ed il caro amico LUIGI AURILIO, hanno organizzato una vera, autentica ed efficientissima “SCUOLA CALCIO E SETTORE AGONISTICO” aperta a tutti i ragazzi dai 6 ai 16 anni che vogliono imparare o affinare la tecnica calcistica.
Grazie all’invito del carissimo amico LUIGI AURILIO (ex campione campano dei 1500 metri, calciatore della Casertana 74/77 ed amico del grande Mennea), ho avuto il piacere di seguire, io e mio figlio Andrea, varie lezioni di tecnica calcistica, organizzate da questi bravi e famosi ex atleti, giocatori ed allenatori di un glorioso passato e son rimasto particolarmente sbalordito dalla loro alta competenza sportiva ed onestà professionale.
Ho assistito nello stupendo campo sportivo (è un vero stadio fornito di tutto) di Vitulazio a partite ed allenamenti di ragazzi bravi e capaci che sanno trattare la palla con tanta gioia e bravura.
C’è veramente da rimanere incantati nel vederli giocare con arte, passione, grinta e serenità.
Ih! Che bellezza!
O voi amanti dello sport, recatevi al campo (stadio) di Vitulazio, godetevi gli allenamenti e le lezioni di questi insigni istruttori ed ex campioni dello sport e poi, son sicuro che mi ringrazierete e ci ritornerete.
L’unica cosa che serve a Vitulazio è la partecipazione più consistente e numerosa dei tifosi, della gente, del pubblico…-
A tal proposito faccio i miei migliori auguri agli amici allenatori affinchè con le loro esperienze e capacità, possano in futuro far nascere, crescere e sviluppare nuovi “FUORICLASSE”.

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Sabato, 21 dicembre 2013

RIVIVERE LE EMOZIONI DEL PASSATO
ALCUNI DEI PIU' BRAVI GIOCATORI CALCISTICI
DI PIANA DI MONTE VERNA

Non me ne vogliano parenti, amici e tifosi se non li cito tutti. La mia mente, a volte, mi fa cilecca. A oltre 90 anni, a volte, si può dimenticare.
Negli anni oscuri dal ’40 al ’50, nel campo sportivo di Piana di Caiazzo si dilettavano a giocare diversi giovani, amanti del calcio.
Tra i tanti, ricordo i cugini Pasquale Mazzarella (muratore) e Pasquale Mazzarella (calzolaio).
Il primo giocava in porta e divenne poi uno dei più bravi portieri della squadra calcistica di Piana.
Il secondo giocava a terzino ed era un ottimo difensore.
Tutti e due parteciparono insieme con me, mio cugino Antonio Funaro, Angelo Mone (fratello di Silvestro Mone) ed il sottoscritto (Mattia) alle gare fasciste, guidati dal bravissimo presidente Antonio Varrone (fratello primogenito di Giovannino e della sorella Margherita).
Parteciparono a dette gare suindicate molti atleti di paesi vicini tra cui Caiazzo, Alvignano, Limatola, Dragoni, Ruviano, ecc., ecc.-
Pasquale Mazzarella (muratore) primeggiava nel salto in alto, insieme con Angelo Mastroianni (fratello di Mimì Mastroianni).
Io e Pasquale Mazzarella (calzolaio) eravamo bravi nella corsa dei 100 metri; mio cugino Antonio Funaro nel lancio del giavellotto; Angelo Mone nella maratona (più precisamente marcialonga).
Alcuni di questi giochi si svolsero nella palestra comunale, mentre gli altri sulla strada che fiancheggiava la piazza (mercato dei maiali).
Da precisare che, al centro di detta piazza, si ergeva una vecchia e frondosa pianta di platano (faggio) dedicata ai caduti della guerra ’15 – ’18.
Mio cugino lanciò il giavellotto che attraversò il folto faggio e toccò terra spezzandosi.
Gli si ordinò, da un ipocrita ed incompetente fascistone caiatino, di ripetere il lancio. Alla fine Antonio venne escluso perché aveva messo il piede fuori dal cerchio di pedana. Non era vero, ma di fronte a quel ciccione fascista, che potevi obiettare?
Il motto era sempre il solito: “Viva il Duce!”… e saluto fascista. (punto e basta).
Passiamo alla corsa dei 100 metri. Partì la prima squadra in cui c’era il sottoscritto. La squadra di Caiazzo se ne stette seduta sul muricciolo della strada. Ordine del ciccione.
Nella corsa arrivai al traguardo secondo. Uno di Limatola mi voleva picchiare in quanto asseriva che io lo avevo ostacolato. Angelo Mone intervenne in mia difesa e mi salvai.
Da premettere che nella corsa dei 100 metri, partendo e fermando per errore, ci si sfiata facilmente.
In ultimo partirono i caiatini, freschi, freschi.
Hi quante porcherie si commettevano anche allora.
Il ciccione era sfacciatamente di parte, ma non ci si poteva obiettare.
Il Mazzarella (portiere) non riuscì a superare il salto in alto ad un metro e mezzo. Fu letteralmente fischiato da tutti gli spettatori caiatini. Allora Pasquale si arrabbiò talmente che superò il metro e cinquanta. Il pubblico della palestra ammutolì. L’atleta, però, fu boicottato ed escluso dalla gara, perché s’era arrogato il diritto di non attendere l’ordine del presidente della gara.
Angelo Mastroianni (figlio del postino Giovanni) spiccò un salto all’italiana (saltò con i piedi giunti) a metri 1,45.
Il comitato caiatino, pur avendo trovato errori inesistenti nella squadra, con lo scopo di escluderla dalla manifestazione sportiva per l’astio esistente tra Piana e Caiazzo, non potette trovare cavilli per Angelo Mone, che stravinse tutti nella maratona della città di Caiazzo, portando alla fine del lunghissimo percorso un distacco enorme.
Non me ne vogliano i miei lettori se mi son dilungato su detti giochi.
Riprendiamo il discorso e le notizie sui giocatori di calcio.
Chi non ricorda Stefano Santabarbara ( padre di Giannino il poliziotto).
Questi, ritornato dal servizio militare, entrò a far parte di una delle prime squadre di calcio. Stefano giocava a “beck” (centromediano metodista) ed era talmente bravo da ostacolare spesso l’avanzata degli avversari. Tra i tanti ricordi voglio anche annoverare i fratelli Bencivenga Mimì e Gabriele bravi dribblatori; Guido e Stefano Perretta; Guido attaccante e bravo dribblatore; Stefano si faceva ammirare soprattutto per i suoi colpi di testa.
Eppure se penso a quelle potenti e precise testate mi vengono ancora oggi i brividi. Guai se il pallone mi fosse caduto sul capo; erano dolori.
Io giocavo ad ala sinistra, ma pur essendo un velocista non riuscivo a volte a portare il pallone avanti. Ero una lumaca.
Qualcuno potrebbe, a questo punto, obiettare: “Ma perché, non potevi o non volevi che il pallone ti finisse sul capo o sulla fronte?” –
Mi spiego subito: “Il pallone di allora, comprato o ricevuto da qualche amico tifoso, non era come quello di oggi. Esso era formato dalla parte esterna di cuoio con una fessura allacciata con un nerbo di cuoio. Attraverso detta apertura s’introduceva un pallonetto di gomma da gonfiare con una pompa o con una siringa. Alla fine si allacciava la suddetta fessura facendo un doppio nodo che s’introduceva all’interno. Quando si davano le testate alla palla, lascio immaginare il dolore.
Eppure, nonostante ciò, si giocava e come si giocava!
Non c’era allora bisogno di “calcio truccato”; non c’era bisogno di sostanze dopanti, stupefacenti, miscugli chimici, droga o altre schifezze simili tanto di moda oggi.
Si giocava solo e soltanto per passione e divertimento.
All’età di 6 anni, mi punsi sulla tibia del piede destro e per circa alcuni anni la gamba s’ingrossò e fui operato.
L’osso della tibia m’è rimasto scoperto; non c’è cresciuto la pelle e il sangue. Basta un colpetto e la tibia salta.
Ecco perché mia madre veniva spesso nel campo sportivo a prelevarmi con la scopa.
La corsa al campo sportivo per tutti i bambini, ragazzi e giovani di Piana era talmente sentita che si disubbidivano i genitori o si lasciavano i libri di scuola per il calcio.
Con sommo rammarico oggi questa corsa non si avverte più. Non esiste più nulla di quella genuina, gioiosa spensieratezza e passione per la nobile arte del gioco del calcio. Per quale motivo?
E’ inutile ch’io mi prolunghi ulteriormente.
“À bon entendeur, salut!” –
Ogni tanto mi ritornano nella mente, come dei flash, dei ricordi di quell’epoca ormai passata.
Altri bravi giocatori da ricordare sono Giovanni e Tonino Funaro. Tonino morì tanti anni fa in un incidente motociclistico.
Giovanni giocava a terzino e spezzava tutte le azioni salvando la porta molte volte. La sua bravura era quella di intuire da che parte arrivasse il pallone per poi lanciarlo verso il centro del campo oppure ad un suo compagno di squadra.
Premetto che, quando si assisteva ad una partita di calcio, lo spettatore s’immedesimava nel giocatore e spesso esclamava: “No! No! Dovevi passarla al compagno smarcato alla tua destra… oppure alla tua sinistra…, ecc., ecc.!” – Anche oggi succede lo stesso, ma tengo a precisare che tutte le azioni calcistiche di Giovanni Funaro e dei fratelli Di Monaco non davano mai adito ad alcun commento o critica.
Voglio, a questo punto, raccontare una storiella di Tonino Funaro, morto nell’incidente tra Castel Campagnano e Squille. Fu trasportato in ospedale insieme con l’altro ferito Mingione. Tremava, ma parlava. Non gli fecero la trasfusione e così morì dissanguato.
La solita assurda, inconcepibile “Mala Sanità”.
Parecchi anni dopo, mi recai con degli amici al campo di calcio di San Cipriano d’Aversa o Casal di Principe (non ricordo bene) insieme con altri paesani.
Tra costoro c’era anche Pasquale Funaro, padre di Giovanni e Tonino. Alcuni tifosi del luogo ci chiesero: “Di dove siete?” – Alla risposta, essi incominciarono a parlare con molta venerazione di un certo Tonì Funaro, bravissimo giocatore pianese che giocava nella loro squadra e che era morto in un incidente motociclistico. Presentai loro Pasquale Funaro ed essi, abbracciandolo, gli parlarono del loro bravo compagno di gioco, particolarmente dispiaciuti della dipartita.
Ci sarebbe ancora tanto, ma tanto da raccontare su altri pianesi che hanno dato la loro prestazione alla buona riuscita del calcio di Piana.
Mi vogliono perdonare se ho dimenticato altri bravi collaboratori e giocatori pianesi che hanno dato, in passato, lume e lustro a questo piccolo, ma grande paese.

NUOVE RIMEMBRANZE CALCISTICHE

Nelle notti invernali, al calduccio del mio lettino, tra la prima sonnolenza ed il dormiveglia, mi piace ricordare gli avvenimenti della mia vita nei tempi passati.
I passaggi repentini di tante persone attraversano la mia mente, come in primavera si guardano quelle nuvole bianche che passano trasformandosi in nuvole più grandi o affievolendosi all’orizzonte. Vedo Mimì Mastroianni, il collega battagliero nel campo sportivo di Piana sulla striscia bianca dell’ala destra ricevere il pallone e partire come una saetta col pallone ai piedi (alla Cento, giocatore velocista della nazionale di calcio spagnola).
E’ impossibile raggiungerlo o fermarlo. Questo piccoletto sembra un gigante; passa la palla, poi la riceve e scocca improvviso un tiro potente e preciso, inserendo la sfera, con millimetrica precisione, esattamente nel set destro. La folla esplode, mentre Tonì Mastroianni (‘O prufessore ‘i Crete) soprannominato il radiocronista Ferretti, fa la cronaca in diretta della partita, esaltando in particolare le doti calcistiche del piccolo/grande giocatore di calcio Mimì.
Mi passa ancora per la mente Ciccillo Vittoriano che ci faceva tanto penare a noi dirigenti e al pubblico.  Mentre le squadre erano già schierate al centro del campo e l’arbitro col fischietto in bocca era in attesa dell’inizio della partita, si vociferava: “E Ciccillo quando arriva?”
Questo bravo giocatore, ma spavaldo e sbruffone, si faceva molto desiderare.
Le donne dalla finestra gridavano: “Ciccillo vai! Ciccillo corri! Gli spettatori ti aspettano!” e lui, con serafico atteggiamento, con la divisa nuova e con un sorrisetto burlesco, soleva ripetere: “Sì! Adesso arrivo!”
Un altro giocatore bravo, ma superbo era mio cugino Antonio Funaro.
Portiere bravissimo che, data anche l’altezza e quelle braccia lunghe e forti, agguantava la palla con disinvoltura. Aveva però il grave difetto che quando il pallone sgusciava in rete, il pubblico lo fischiava.
Un attimo, un attimo, perché è proprio qui che avveniva il bello. Egli, mio cugino, abbandonava la porta e, senza verbo profferire, ritornava a casa.
Ed ancora altri flash passano nella mia mente: chi non ricorda i portieri Tarantino? Due cugini che, nelle molte tuffate per agguantare il pallone, sembravano delfini in acqua.
Come un quadro d’autore passa poi per la mente la sponsor ed allenatrice integerrima Italia Coppola che, unitamente al fratello Vittorio, portarono la squadra pianese a grandi vittorie. Italia ha dato il cuore alla ripresa del calcio pianese, proprio nei momenti di stasi.
I Coppola come i Cipollone hanno furoreggiato nella squadra di Piana. Ho citato Italia e Vittorio, ma anche l’altro fratello Filuccio ha onorato con un gioco ed un dribbling veloce la squadra pianese.
Chi non ricorda i Castaldo, padre e figlio che nel dribbling erano insuperabili?
Potrei ancora dilungarmi su altri personaggi sportivi, ma il tempo passa inesorabilmente veloce ed arriva l’alba che m’invita ad alzarmi dal letto.
Ma, perbacco, i flash non sono ancora terminati e dovrei alzarmi dal lettuccio. Voglio accennare ad un altro bravo giocatore che s’è distinto sempre sia nella vita civile, sia come impiegato comunale, che nel gioco del calcio. Questi è Gianfranco Savocchia che, coadiuvato da un altro bravo sportivo Tonino Bencivenga, pure impiegato comunale, facevano letteralmente impazzire il pubblico per le loro azioni.
E…, non finisce qui…- Voglio terminare questi miei miseri scritti con i fratelli Di Monaco (Pietro, Giovanni e Bernardino) . Costoro erano i beniamini di tutti gli sportivi e non sportivi di Piana. Per le loro bravure e comportamenti sociali, venivano e vengono ancora oggi ammirati e rispettati da tutti. Onesti e modesti, hanno contribuito non solo alla buona riuscita del calcio pianese, ma hanno insegnato a tanti sportivi e giocatori, i modi ed i comportamenti esemplari da seguire, per poter poi diventare bravi giocatori di calcio.
Aggiungo ancora un’importante notizia. Bernardino, una volta entrato come impiegato nell’ospedale civile di Caserta, fondò coi medici una meravigliosa squadra di calcio facendosi ammirare e stimare da tutta l’equipe ospedaliera.
Bernardino Di Monaco nel campo era un autentico fenomeno. Sapeva intelligentemente piazzarsi per poter ricevere la palla, per poi rapidamente dribblare, scattare o sgusciare alle spalle dell’avversario (alla Lionel Andrés Messi).
Sapeva tuffarsi per colpire poi la palla a mezz’altezza e farla pervenire con precisione quasi millimetrica al compagno.
Giovannino, invece, sapeva subito trovare la giusta intesa e coordinazione col compagno di gioco (alla tiki-taka, modulo di gioco del Barcellona di Guardiola) e…: “Passa a me, io a te e così via…, in un veloce scambio di passaggi rapidi e precisi.”-
Gli avversari s’impaperavano ed egli, Giovannino, con scatti fulminei, sbaragliava la difesa e, coordinandosi alla perfezione, scagliava la palla in rete.
Il fratello Pietro Di Monaco era il “beck” (centromediano metodista). Era, unitamente a Giovanni Funaro, lo sbarramento della propria porta e l’infrangersi dell’attacco avversario.
Non me ne vogliano gli altri non citati. Chiedo venia. La mia mente, come ho precedentemente accennato, a oltre 90, può facilmente passare da improvvisi flash di memoria a zone d’ombra.
Dico soltanto che tutti i giocatori di calcio pianese hanno aiutato il popolo di Piana a sorridere durante e dopo lo sfacelo e l’impoverimento provocato dalla terribile guerra che ci aveva ridotti letteralmente a larve umane, alla fame, alla miseria più atroce, al dolore lancinante per i tanti morti, feriti e dispersi.
Quel ritorno al sorriso ce l’hanno dato le squadre di calcio di Piana di Caiazzo. A quei tempi il calcio era realmente una nobile arte da amare, venerare, rispettare in tutta la sua genuinità. Oggi, invece, le tantissime vicende obbrobriose che capitano continuamente non solo nel calcio, ma in tutte le discipline sportive e gli scandali assurdi ed inconcepibili causati dalla corsa forsennata al business, al vile danaro, al possesso a tutti i costi del demoniaco danaro, mi fanno allontanare sempre più dal cosiddetto “sport” di adesso, che in realtà non è più “sport”, ma una cosa ben diversa.
Viva! Viva! Viva tutti i giocatori delle squadre di calcio di Piana a partire soprattutto dal ’43 in poi…, fino a che, a parte qualche splendida e ben organizzata oasi di vero sport (Vitulazio), tutto è finito in macerie.
A questo punto, mi sovviene alla mente l’aiuto in dollari di un soldato americano, di nome Luigi, reduce dall’assedio di Cassino, che fece risorgere la squadra pianese.
Tra i tanti sportivi pianesi che si sono prodigati con ferrea tenacia alla buona riuscita della squadra pianese vanno anche ricordati Andrea Cecere, Domenico Varrone (oggi residente in America) e Raffaele detto il professore, residente ai Cesarielli che, unitamente ad altri suoi amici, hanno dato un apporto efficace nel dirigere ed aiutare lo sport di questo piccolo paese.
Si aspettava la domenica successiva per correre sugli spalti del campo sportivo e, tutti insieme gioire di quella nobile arte del gioco del calcio.
E lo voglio ancora ripetere, perché se lo meritano…-
Grazie! Grazie! Grazie mille, di tutto cuore, a tutti i veri sportivi di Piana di Caiazzo che son riusciti, con il loro comportamento e con le loro splendide azioni sportive, a riportare il sorriso in momenti brutti e tristi di una guerra insensata e catastrofica.

I RIMPROVERI DI UNA MAMMA

Non molto tempo fa, mi recai a piedi all’Ufficio Postale di Piana, in via Masseria Corta.
Al ritorno, giunto in via Laurelli, pensai di raggiungere casa passando per il campo sportivo. Quale avvilimento mi prese! Non riuscivo più a capire se ero sveglio o avevo le traveggole. La porta del campo sportivo era interamente sgangherata e la rete metallica arrotolata; alcuni netturbini scaricavano e caricavano ferri vecchi, scatolami, cartacce, mobilia rotta e monnezza d’ogni tipo. Una doccia fredda, raggelata mi colpì sulle spalle; il petto s’ingrossava e si stringeva come il mantice di un fabbro ferraio. Mi stropicciai gli occhi e traballai sulle gambe.
Mi sembrava di vedere, come in un sogno allucinante, ombre di persone che, a frotte, mi assalivano con sguardi truci, come se avessero voluto rimproverarmi. Vedevo anche la mamma che, come al solito, mi rimproverava per le mie malefatte: “Non ti ricordi più, quando eri piccolo e ti stringevo al petto e ti abbracciavo con tanto affetto?” –
Un’improvvisa folata di vento mi sbatté del terriccio del campo in faccia, quasi come se quella polvere avesse voluto schiaffeggiarmi, dicendo: “Sono la tua mamma (campo sportivo) che ha fatto in passato gioire, godere te e tutti gli altri. Vi ho dato la mia culla, vi ho fatto tante volte divertire, giocare e…, e adesso vedi in che stato pietoso e di abbandono mi avete ridotto!” –
Tremavo; dei brividi gelidi mi attraversavano il corpo; traballavo sulle gambe; distorsi lo sguardo da quella visione e m’avviai lungo gli scalini della piazza verso casa.
Non potrò mai e poi mai obliare il male che abbiamo causato a questa nostra cara mamma (campo sportivo) sul quale i nostri avi hanno speso tanto del loro tempo prezioso per farci giocare, godere, gioire, sorridere specialmente nei momenti più scuri della vita, soprattutto quando i caccia-bombardieri sorvolavano minacciosi il nostro paese. Ricordo quel terribile primo mitragliamento di Caiazzo. Me ne stavo con tanti altri ragazzi a giocare il pallone nel campo sportivo, quando un aereo in picchiata scaricò la sua mitraglia su Caiazzo. Ci tuffammo nei fossi limitrofi inzaccherandoci di tanta “provvidenza” deposta da persone incoscienti.

LA PARTECIPAZIONE ALLE PARTITE DI CALCIO

I tantissimi ricordi saturano, a volte, la mia mente e, nonostante appaiano flash impensati seguiti da eventuali vuoti di memoria o zone d’ombra, c’è sempre l’imbarazzo della scelta e l’esatta cronologia temporale degli avvenimenti potrebbe subire, data la mia veneranda età di ultra novantenne, qualche piccolo sconvolgimento nel reale ordine naturale degli accadimenti. Ricordo quando un soldato tedesco, con altri suoi commilitoni, formò due squadre di calcio. Era questi un energumeno con le gambe arcuate. Con segni ci invitò a giocare con lui. Ci disse con gesti precisi di correre tutti appresso alla palla, in quanto in difesa se la sarebbe sbrigata lui da solo. La squadra avversaria tedesca si frantumava contro questo baluardo. Doveva forse essere un giocatore di serie A in Germania. Cercai di marcare un avversario tedesco e partii come un fulmine. Ma costui, senza scomporsi, mi diede con l’anca un colpo secco che mi fece ruzzolare a terra. Quando mi alzai, la camicetta nuova s’era strappata. Abbandonai il campo e ritornai mesto a casa, ove i rimproveri di mia madre si fecero subito sentire in tutto il vicinato.
Però la partita di calcio fu vinta ed io mi consolai.
L’avvocato Carunchio, proprietario della Fagianeria aveva come autista Vincenzo Margiotta, anche lui napoletano.
Il Margiotta fu il primo bravo portiere della squadra di Piana.
Caiazzo non aveva una squadra e né un campo da gioco però devo riconoscere che aveva singoli bravi giocatori, tra cui un certo Carbonelli, un bravissimo portiere. Ricordo un’azione allucinante accaduta nel ’33. Un giocatore della squadra pianese lanciò la palla nella porta avversaria con tale veemenza che il Carbonelli parò bene, ma svenne. Le partite tra Piana e Caiazzo che seguirono furono tutte vinte dalla squadra pianese. Il Carbonelli abbandonò il calcio e divenne arbitro nazionale di serie B.
A questo punto, bisogna assolutamente menzionare la famosa partita di calcio tra Piana e Capua.
Il campo di gioco era un terreno arato, pieno di spine.
Le porte, ma soprattutto le reti erano quelle che i pescatori capuani usavano nella pesca dei pesci nel fiume Volturno. Molti giocatori capuani erano esperti lottatori e boxer. Questi frequentavano la palestra del magistrale, il cui dirigente, sponsor e allenatore era Mimì Ferrone, campione campano di atletica.
Uno dei giocatori capuani soprannominato “Sarchiapone” giocava a terzino ed era campione di lotta libera.
Lascio quindi immaginare il disagio fisico della nostra squadra con quegli autentici energumeni.
In ogni modo, il coraggio e la volontà non ci mancavano. Ce la mettemmo tutta. I nostri si batterono da leoni. Mimì Buonomo e soprattutto il valoroso portiere Pasquale Mazzarella, grondanti di sudore e sangue al volto, sventavano sistematicamente tutte le avanzate avversarie. Delle scene mai viste…; eravamo tutti noi spettatori pianesi atterriti, ma lottavamo fino allo spasimo per raggiungere la tanto desiderata vittoria. Verso la fine del 2° tempo, Mimì Buonomo, spinto alle spalle da Sarchiapone cadde a terra e svenne.
I giocatori pianesi, avvicinandosi al compagno atterrato, appresero sotto sotto che lo svenimento era fasullo e così quella partita tanto spinosa finì in parità.
Al ritorno a Piana sulla bici purtroppo due tifosi ciclisti si scontrarono e dovemmo trasportarli su alcune delle nostre biciclette fino a casa.
Ho voluto raccontare per filo e per segno questa famosa partita tra Piana e Capua, per dimostrare la partecipazione attiva di tanti, ma tanti sportivi pianesi alla nobile arte del gioco del calcio, sia come tifosi che come giocatori.
Che peccato che il calcio a Piana e…, non solo a Piana, sia così miseramente decaduto.      
p.s.:
“Com’è stato dolce rivivere, nei ricordi più belli, quelle care emozioni del mio passato.
Ma, pur ch’io me ne rimembri con tanta passione ed orgoglio, mi duole tanto l’amara e cruda realtà di adesso e tutto rimane solo un sogno, un’utopia, un ricordo lontano…”-

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Giovedì, 12 dicembre 2013

“L’ULTIMO DEI MOHICANI”
REMINISCENZE STORICHE DAL 1930 AL 2013

Ho partecipato con grande orgoglio e ammirazione alla presentazione del libro del ragionier Augusto Cariello “RINASCITA FULGOR 2005” e sono rimasto entusiasta per la congrua partecipazione di tantissimi sportivi pianesi e rappresentanti provinciali di Caserta. Tra costoro cito il consigliere provinciale, nonché assessore del Comune di Caiazzo sig. Giaquinto… che, con sagge e significative parole, ha consigliato le autorità calcistiche locali e dei comuni viciniori tra cui Caiazzo di dar vita alla preparazione calcistica dei ragazzi cosiddetti “pulcini” e degli adulti dai 10 ai 20 anni. Da suddetta scuola calcistica e da sponsor e manager qualificati potranno, si spera, venir fuori squadre calcistiche competitive con squadre di serie …(cito Insigne) -
I discorsi che ho molto graditi sono stati soprattutto quelli del succitato nostro consigliere provinciale e del bravo Augusto rag. Cariello, del quale porgo i miei più vivi e sentiti ringraziamenti per aver dedicato con saggezza e approfondimento tutte le vicissitudini sportive di quei tempi dal lontano 1947 ad oggi celebrando l’apporto che tanti giovani dettero allo sport pianese la cui memoria mi ha molto commosso.
Nel rivedere quelle foto del ’47 alla nascita della “FULGOR”, i cui iscritti di allora furono promotori di numerosissime vittorie calcistiche con squadre di paesi grandi come Caserta, S. Maria C.V., Capua, Maddaloni, Telese e …, mi sono particolarmente emozionato.
Va ricordato il presidente nonché sponsor Angelo Santabarbara fu Antonio che con la sua severa saggezza e conoscenza profonda delle leggi calcistiche portò la squadra pianese all’apogeo dello sport calcistico con grande orgoglio per un paesino di circa 2500 abitanti.
Colgo l’occasione per descrivere dettagliatamente l’esecuzione dello sterro per lo spianamento del campo sportivo di Piana di Caiazzo (oggi Piana di Monte Verna) visto da me da Piazza Chiesa (oggi Piazza XXI Maggio) degli anni ’30 – ’31 – ’32 all’età di 7 – 8 – 9 anni. All’attuale mia veneranda età di anni 90 ho fiso negli occhi i lavori che fervevano a quei tempi come un quadro d’autore.
Per poter meglio chiarire la scena bisogna immaginare di vedere in televisione la costruzione delle piramidi egizie. Il paragone è paradossale però calza bene.
Un gran numero di cittadini pianesi con vanghe, pale, picconi, zappe e carriole sterravano a monte all’altezza del muro di Piazza Chiesa e le donne operaie trasportavano da Nord a Sud di detto terreno grossi cestelli pieni di sabbia usata per il livellamento del suolo.
Tra le operaie c’era anche mia madre e me ne vanto.
Questo brulichio continuo di decine e decine di operai ed operaie mi invitava a rendermi conto dell’alto contributo che questi solerti lavoratori apportavano alla costruzione del Campo Sportivo che m’avrebbe dato l’opportunità di giocare al calcio con un vero pallone e non con la solita palla di pezza confezionata con le calze della nonna.
Ricordo l’enigmatico e competente sig. don Salvatore Mastroianni (padre di Roberto e nonno del vigile comunale Salvatore) che, tornato dall’America, con il progetto in mano e gli occhiali sul naso, dirigeva i lavori.   
Dopo circa due anni di intenso e continuo lavoro il tanto desiderato e voluto Campo Sportivo di Piana di Monte Verna fu finalmente terminato, orgoglio di tutti i pianesi.
E pensare che a quei tempi nessun paese limitrofe aveva un campo da gioco.
Da premettere ancora che, negli anni che seguirono, venimmo a conoscenza che, per ottenere l’omologazione di detto campo sportivo, necessitava a norma di legge il metraggio e la recinzione.
Negli anni del dopoguerra, politici incompetenti di leggi calcistiche, incuranti e non rispettosi di quella gente che aveva tanto contribuito alla realizzazione dell’opera, concessero il permesso di poter liberamente costruire a ridosso di quell’opera d’arte, case e varie strutture, al solo scopo di sistemare se… e accaparrarsi clienti e voti.
“À bon entendeur, salut!” -
Eppure i cittadini pianesi avevano ben volentieri e con grande passione versato per diversi anni tanto, ma tanto sudore e duro lavoro per la realizzazione del campo di calcio, al solo ed unico scopo di non vedere più i loro figli giocare sulle strade polverose, piene di buche, pozzanghere, fango ed acquitrini, non solo ma spesso attraversate da carri, giumenti, maiali, pecore, ecc. –
Non voglio accusare nessuno, però, rimuginando in me quelle care rimembranze di tanti miei compaesani, soprattutto di quel gran signore avv. Carunchio, sportivo napoletano ed amante del calcio, che, insieme con altri esperti in materia calcistica, dettero a Piana il loro contributo per un’opera di valore tale da fare invidia non solo ai paesi vicini, ma anche a molti altri cittadini e sportivi, mi sento ancora oggi estremamente amareggiato di tanto obbrobrioso comportamento di alcuni incapaci che, ipocritamente, vengono ancora oggi celebrati ed osannati. Oggi ci rimangono solo e soltanto chiacchiere, parole, promesse al vento e tante inutili teorie, ma nulla di concreto viene mai attuato.
Dalle stelle siamo precipitati nelle stalle e ciò fa ancora più male, quando a volte ci torna alla mente il nostro glorioso passato.
Ripeto ancora una volta: non mi riferisco solo alle azioni nefaste di alcuni politici locali, ma la cruda verità “voi permettete” non riesco proprio a deglutirla.
E passiamo adesso ai Giochi della Gioventù.
Negli anni del secondo periodo del ‘900 furono istituiti per la prima volta i Giochi della Gioventù. Anche nel piccolo comune di Piana di Caiazzo  furono inviati molti depliant pubblicitari spiegando in modo alquanto astruso di come si sarebbero dovuti svolgere questi succitati giochi.
Mi recai in Fagianeria per chiedere ragguagli e spiegazioni al direttore della Cirio dott. Mondini, ex presidente nazionale della Fifa oggi Coni.
Il direttore, con molta semplicità e competenza, mi spiegò non solo come si dovevano svolgere questi giochi, ma mi promise il suo appoggio e le attrezzature occorrenti per detti giochi.
Trascorsi nel succitato campo sportivo di Piana un’intera estate con tanti e tanti bravi giovani che mi seguirono con passione.
Alla fine stabilimmo il giorno in cui avremmo uniti gli allievi pianesi e fagiani nella partecipazione in quei giochi meravigliosi.
A quei tempi ebbi l’approccio con l’avvocato del Coni Accinni che mi fece questa seguente proposta: “Sig. Mattia, se mi fate fare bella figura al Pinto (Stadio di Caserta) vi manderò tramite il Coni 300 mila lire per recintare il campo sportivo ed avere l’omologazione prevista per legge.
Al Pinto, da una giuria composta di generali, questori, prefetto di Caserta, provveditori, dirigenti del Coni ed altre alte personalità, ci classificammo al primo posto con 17 punti; al secondo posto le squadre di Maddaloni con 12 punti e così via…, S. Maria C.V., la stessa Caserta, Capua e tanti altri paesi.
Fummo in seguito invitati a partecipare anche alle finali nazionali al Foro Italico in Roma con tanti e tanti altri bravi atleti di tutte le regioni d’Italia.
L’avv. Accinni mantenne la promessa; inviò i soldi al comune e poi… e poi da quel momento i falsi amici politici sotto sotto mi estromisero.
In parole povere mi fecero letteralmente le scarpe ed io, mogio, mogio, col cuore infranto mi estraniai da tutto e tutti capendo quant’è zozza e meschina la politica.
“E s’ sapeva…, fanno semp’accussi’ stì luridi piezze ‘e merda; ‘e caure ‘a fora e i fridde dinto!” –
Oggi purtroppo rimane solo e soltanto il ricordo di quei bravi ed orgogliosi giocatori della “FULGOR”, che diedero a questo nostro piccolo paese il vanto di primeggiare con squadre di calcio di tante città della nostra provincia.
Affacciandomi qualche volta all’età di 90 anni non più dal muretto dell’allora Piazza Chiesa, bensì dalla ringhiera di Piazza XXI Maggio di adesso, guardo con rammarico e malincuore quel nostalgico campo sportivo di un tempo ormai passato, immaginandolo ancora brulicante di tanti gioiosi bambini e ragazzi che si divertono nella nobile arte del gioco del calcio.
Ritornando però con la mente alla cruda realtà odierna, mi sento talmente male da voltare le spalle al campo e avviarmi in silenzio verso casa.
A tal uopo sorge spontanea la domanda: “Ma perché, per quale oscuro motivo quel campo tanto osannato e rinomato in passato è stato abbandonato??” –
La risposta è semplice: “Scellerati ed incompetenti amministratori hanno posposto quel campo ad uno nuovo fuori mano, ove nessuna mamma manderebbe i propri figli!” –
 “À bon entendeur, salut!” -
E riprendo di nuovo a parlare dell’unico e competente presidente sportivo di questo paesino Angelo Santabarbara, al quale un giorno dopo l’omologazione, gli dissi: “Con detta recinzione chiuderemo il campo e lo affideremo ad un custode!” –
Di rimando ebbi questa precisa risposta: “Scusami Mattia, non me ne voler. Chiudendo il campo, il ragazzo dove andrà? Ritornerà nuovamente, come facevi tu nella contrada Riola, a giocare con palle confezionate con pezze di calze, sulle strade polverose, piene di buche, pozzanghere, fango acquitrini ed attraversate da carri, giumenti, maiali, pecore, ecc.?” –
Oggi, con l’inconcepibile abbandono del vecchio campo sportivo, vanno di monito le parole di quel presidente pianese Angelo Santabarbara.
Sì! Vanno di moda e di monito le giuste parole del caro ex mio allievo ed amico Angelo.
Che Iddio l’abbia in gloria a dispetto di tanti e tanti sciacalli incompetenti e ciucci presuntuosi che, con atteggiamenti balordi e volgari hanno distrutto ciò che altri bravissimi e competenti nostri paesani hanno costruito, spendendo parte della loro esistenza per la buona riuscita di tante opere eccelse.
Nel commentare il libro del ragionier Augusto Cariello ex e bravo portiere della gloriosa “FULGOR”, il mio primo sguardo cade sulla copertina ove, a colori, sono raffigurati tutti i componenti della squadra di calcio della Fulgor 1947, tra cui solo due sono viventi: Pietro Di Monaco e Benito Buffelli, ai quali auguro lunga e sana vita, soprattutto per il nobile contributo che hanno dato al calcio di Piana.
Agli altri dipartiti che hanno anch’essi contribuito alla nascita di una grande e rinomata Fulgor nell’anno 1947, rivolgo un saluto ed un grazie di tutto cuore.
VIVA LA FULGOR PIANESE 1947!!! –
Per qualche scettico che non volesse credere a quanto affermo, racconterò un fatto accaduto di recente. Ho conosciuto un bravo allenatore di calcio di Vitulazio, LUIGI AURILIO, il quale mi ha condotto allo stadio della sua città (Vitulazio).
Son rimasto subito sbalordito della mastodontica e splendida opera: è un vero stadio fornito di tutto. Il giorno precedente era piovuto a dirotto, però il terreno del campo era rimasto perfettamente soffice ed asciutto. Pensai che per tale opera avrebbero speso tanti milioni di euro. Pensai ancora ad un ipotetico interessamento attivo e concreto da parte dei politici.
A tal uopo dissi: “Sig. Aurilio (ex campione campano dei 1500 metri ed amico del grande Mennea), si sono interessati il comune, la provincia e la Regione?” –
E lui, con cipiglio, rispose: “No! No! L’opera è stata progettata e completata da tutti i cittadini. Se ci fossimo rivolti ai politici quest’opera non si sarebbe mai fatta!” –
Attualmente in quello stadio si susseguono gli addestramenti in orari prestabiliti di più di 1500 allievi a partire dai “pulcini” dagli 8 ai 10 anni e poi dagli 11 ai 15 e così via.
Ogni dirigente competente istruisce i suoi allievi.
E’ una vera, autentica ed organizzata scuola calcistica che funziona alla perfezione in uno splendido ed attrezzato stadio.
Ih! Che bellezza!
Invece, purtroppo, Piana sportivamente è finita per le ragioni che ho spiegato in precedenza.
Ci rimane solo un grido nostalgico di un ritorno al passato:
VIVA LA FULGOR PIANESE 1947!!!” –

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