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Riflessioni - 2017

Reminiscenze del passato per cercare di capire il presente e sperare in un futuro migliore.

Domenica, 18 giugno 2017

E vasta, mo'!!!
Dicitencéllo forte:
"Ce avite fatto na paposcia tanta!"

La politica italiota si sbrodola in un delirante latinorum e i nostri politicazzi circondati da altri pomposi cazzometri senza palle nè attributi si riempiono la bocca con termini latini messi lì ad capocchiam, magari non avendo mai e poi mai studiato la lingua latina.
Che vergognaaaa!!! Che figure di merdaaa!!!
Mattarellum, Porcellum, Consultellum, Italicum, Democratellum, Legalicum, Provincellum, Rosatellum, Tedescum, ops. Germanellum e... "Inculellum" no? - Su, su, coraggio, dai, dai, vai con l'inculellum indifferenziato...-
Altri primati mondiali italioti negativi, da vomito, sputi, escrementi, peti, bave, risucchi e..., che si aggiungono alla marea di cazzate italiote che saturano e insozzano i nostri enormi Palazzi del Potere e li trasformano in sozze stalle.
Il Parlamento Italiota? Pazzesco!
Che figli di grandissima puttanaaa…!
E ritorna sempre puntuale quella massima riflessiva adattabile ieri, oggi e domani pure...: "Ma addó stammo? Embé! Stammo sempe 'nta chella sozza e fetentissima situazione lercia e puzzolente delle altre volte, peggio, molto peggio ‘e chella cantina ‘e vascio Puorto in cui si confondono in una lurida mescolanza indifferenziata ‘o rutto, ‘o pireto e... ‘o sango ‘e chi t’è mmuorto?!" -
Purtroppo sììì! Stamme sempe ‘lla!
mmm… nun me fa parlà…! -
Parliamo d'altro? Altro? E di che cazzo vuoi parlare?
Dalla padella italiota si passa all'istante alla brace infernale mondiale...- Non esiste più ormai un solo angolino del pianeta Terra che può essere definito pacificamente vivibile...-
Guerre, sempre guerre, continuamente guerre con tutte le loro agghiaccianti conseguenze e morti, tante morti di piccoli innocenti, tanti corpi dilaniati di bambini, tantissimi bambini senza vita o atrocemente sofferenti per le terribili ferite o mutilazioni, ecc., ecc.-
Bastaaa!!! -
Sapite che vve dico?
Voi, “Potentati” del mondo che vigliaccamente vi nascondete dietro le quinte e che siete la causa primaria di tantissime stragi strazianti ed orripilanti, me fate tanto, tanto, ma proprio tanto rebbrezzo. Puzzate jettà tutto 'o sanghe a llava! -
Alle sconvolgenti, orripilanti, sadiche e disumane (dico e ripeto “disumane”) mattanze che si susseguono senza sosta, senza tregua, senza pietà in tutto il mondo e che ti rattristano, ti avvelenano, ti sconquassano l’esistenza, cercherò adesso (è solo un vano tentativo) di rincuorarmi un pochino, cancellando completamente dalla mente, anche solo per un istante, tutto il male di questo pazzo, pazzo, pazzo mondo e ritornando alla pura, semplice ed ingenua sensibilità fanciullesca.
Impresa estremamente ardua, impossibile direi, ma tentar non nuoce e “sognare” un mondo diverso, un mondo migliore, credo sia consentito a tutti…-
E’ così o non è così? –
Si può in questo mondo di merda almeno avere la libertà di pensare, sognare, fantasticare…??? -
Il problema è che l’umanità intera ha smesso anche di pensare, sognare, riflettere, ragionare, …, “non ha il tempo di…; non ha la libertà neppure di pensare…”, in quanto tutta imbevuta di cazzate e stupidamente concentrata al massimo nel gioco delle guerre.
Sì! E' un perverso gioco malefico. Vince chi ha la potenza bellica più distruttiva.
In questo mondo i termini “amare”, “rispettare”, “costruire”, ecc., ecc. sono considerati antiquati e sostituiti dai nuovi termini “distruggere”, “uccidere”, “devastare”, ecc., ecc.-
Siamo tutti dei “morti”, maledetti "morti" che ci atteggiamo stupidamente ad esseri “umani”, con la prosopopea di essere addirittura gli unici esseri “vivi”-
In realtà è un'enorme balla cosmica, in quanto noi del pianeta Terra siamo talmente stupidi e disumani che, credo non esista una simile razza nell’intero universo.
Tutti corrono appresso ad una sola bandiera, quella sanguinolente della guerra…-
Viaaa!!! Viaaa da me putrido sfarzo!!!...-
Vaffangulooo tutte le guerre!!! -

Allora, voglio obliare tutta quest’enorme marea di cattiverie che sta letteralmente soffocando il pianeta Terra e tuffarmi nel grande amorevole abbraccio materno; un amore tanto, tanto, tanto grande che solo una madre può dare…-
A volte, dal proprio passato, affiorano per magia incantevoli ricordi.
Dalle stupende emozioni della mia cara e dolce mammina “Lena”, ecco a voi un’esilarante filastrocca, da Lei magistralmente recitata, tenendo con affetto strette strette sul suo petto le mie mani tra le sue mani...
Davvero queste sono soltanto semplici, grandi emozioni stupende...

La Pigrizia “La Massaia"

La pigrizia “La massaia” andò al mercato
ed un cavolo comprò...

Mezzogiorno era suonato,
quando a casa ritornò.

Cercò l’acqua, accese il fuoco,
si sedette, riposò;

ed intanto, a poco a poco,
anche il sole tramontò.

Così, persa ormai la lena,
sola, al buio, ella restò,

ed a letto senza cena
la meschina “la massaia” se ne andò.

Ah! Che meravigliose sensazioni stare con la mente libera immerso nelle amorevoli cure di una madre...-

E gli altri? Gli altri? Ma quali altri? Nun me fate arrevutà ‘o stommaco! Per me non esistono! Sono solo delle ombre che svaniscono nel nulla assoluto dell’oblio eterno! Ma chi cazzo sono sti stronzi? Chi si credono di essere questi pomposi guerrafondai che si sbrodolano continuamente nel loro putrido, puzzolente, viscido, sanguinolente sfarzo?
So’ sulamente ‘na granda bbergogna...
Nconcrusione, mi rivolgo a voi, sì proprio a voi merdosi guerrafondai: "Stateve bbuono e..., me raccumanno, schiattate, schiattate pure 'e salute. Vi auguro di schiattare ampressa ampressa con una copiosa furibonda fuoriuscita di sangue da tutti i pori del vostro corpo, senza alcuna possibilità di reversibilità...!"-

P)  A buon intenditor, poche parole.
R)  Aggio capito. S’adda parlà cu chilli ca nun capiscono niente.

Come sempre, alla fine di quest’altra nostra pausa riflessiva, è doveroso da parte nostra ringraziarvi per l’attenzione e la pazienza dimostrata nei nostri confronti nel fermarvi, anche solo per un attimo, nel nostro piccolo spazio riflessivo…-

GRAZIE MILLE!!!

Andrea e Mattia Cammarota

Alla prossima puntata!...

___oOo___

Domenica, 7 maggio 2017

IL MIGLIORE INSEGNANTE E’ LA PROPRIA ESPERIENZA
CONCETTO CHE DIVIENE SEMPRE PIU’ CONVINCENTE,
MAN MANO CHE IL CAPOLINEA SI AVVICINA

Ottimismo o pessimismo? Speranza o illusione? Sogno o realtà? Depressione o esultanza? Paura o coraggio? –
Mi ritornano spesso in mente le citazioni di grandi personaggi del passato da Parmenide e Anassagora di Clazomene del V secolo a.C. a Antoine-Laurent de Lavoisier del 1700:
“Nulla nasce dal nulla e nulla perisce nel nulla” –
“Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” –

Riporto in questo paragrafo una mia poesia scritta da giovane in una bizzarra pausa di riflessione, in cui si può rilevare, in alcuni versi, il mio scetticismo in riferimento ad una probabile vita futura, in netta opposizione a certe superstizioni mistiche:

L’Attimo Fuggente

Un pulviscolo nell’immenso spazio vaga,
s’imbatte in altri granelli più piccoli
e si salda, si attacca e si restringe;
la palla si fa sempre più piccola.
Ad un tratto un boato possente
la frantuma e le particelle
si spandono per tutto l’universo:
son nate le galassie.
Esse vagano nell’infinito spazio:
ruotando, spargendo luci potenti;
rompendo, annullando l’oscurità.
E’ luce, è un lume nella notte fonda.
Risplendon stelle di varia forma e colore.
Son nate ed anch’esse morranno,
ingoiate, da un orrendo buco,
come fuscelli di sottile sabbia.
Tu, piccolo uomo, che ieri nascesti,
anche per te è giunta la morte.
Oggi si nasce, domani si muore;
tutto è caduco, tutto è finito:
nulla rimane, nemmeno l’essenza
d’un ricordo lontano.

A parte il mio pessimismo nel futuro, devo però certamente affermare di essere arcicontento di aver quasi raggiunto la fatidica età di un centenario, pur avendo vissuto tragiche esperienze in due orrende epoche: una scialba e presuntuosa monarchia gestita da sbruffoni e vanagloriosi e una sozza repubblica composta da migliaia di mariuoli e lestofanti che fanno accapponare la pelle anche a ladri, assassini e “zuca inchiostro”.
Vissuto in una terra meravigliosa ove la natura, il mare e il sole l’hanno resa in passato paradisiaca, mi si stringe il cuore di sconforto ed una grande tristezza mi prende, vedendola adesso in che stato deleterio è stata ridotta. L’uomo, quest’essere disumano e meschino l’ha purtroppo tradita, sfregiata e avvelenata.
Un tempo, molto lontano, questa mia terra era chiamata Giardino d’Europa; oggi, purtroppo, è diventata la Pattumiera d’Europa e, la cosa più grave è che tutti ne parlano, ma nessuno, dico nessuno, la difende, la rispetta o prende seri provvedimenti per salvarla, a parte qualche sporadica, isolata e limitata buona intenzione di pochi singoli.
Mi viene in mente un famoso spot televisivo in cui una bella signora avvezza agli “agi” della civiltà contemporanea e che non sopporta il caldo, si lamenta continuamente per l’assenza di comodità: “Ciro, please! Ciro, please!...” e la risposta del bel Ciro napoletano che la invita ad apprezzare le bellezze del luogo: “…abbiamo ‘o sole, abbiamo ‘o mare, abbiamo…” fino a che la bella signora si scioglie e si “butta” tra le braccia del suo bel “Ciruzzo”, ecc., ecc., ecc….!!!-
Riporto una bellissima canzone napoletana:

‘O paese d' 'o sole

Musica: Vincenzo D'Annibale,
Versi: Libero Bovio.
Anno: 1925

Ogge stò tanto allero
Ca quase quase me mettesse a chiagnere
Pe' 'sta felicità!
Ma è overo o nun è overo
Ca sò turnato a Napule?
Ma è overo ca stò ccà?
'O treno steva ancora 'int' 'a stazione
Quanno aggio 'ntiso 'e primme manduline.
Chist'è 'o paese d' 'o sole!
Chist'è 'o paese d' 'o mare!
Chist'è 'o paese addò tutt' 'e pparole
Sò doce o sò amare,
Sò sempe pparole d'ammore!
'Sta casa piccerella,
'Sta casarella mia 'ncoppo Pusilleco,
Luntano, chi t' 'a dà?
'Sta casa puverella,
Tutt'addurosa 'anepeta,
Se putarria pittà.
'A ccà 'nu ciardeniello sempe 'nfiore
E de rimpetto 'o mare, sulo 'o mare.
Chist'è 'o paese d' 'o sole!
Chist'è 'o paese d' 'o mare!
Chist'è 'o paese addò tutt' 'e pparole
Sò doce o sò amare,
Sò sempe pparole d'ammore!
Tutto, tutto è destino!
Comme putevo fà furtuna a ll'estero
S'io voglio campà ccà?
Mettite 'nfrisco 'o vino,
Tanto ne voglio vevere,
Ca mm'aggi' 'a 'mbriacà!
Dint'a 'sti qquatto mure io stò cuntento:
Mamma mme sta vicino e nenna canta.

Chist'è 'o paese d' 'o sole!
Chist'è 'o paese d' 'o mare!
Chist'è 'o paese addò tutt' 'e pparole
Sò doce o sò amare,
Sò sempe pparole d'ammore!

Come ho riferito all’inizio, il mio capolinea è vicino, ma nell’andare via permettetemi almeno un piccolo mio sfogo, maledicendo con tutte le mie forze rimaste, questi politicanti da strapazzo che si sono alternati negli anni al potere e che non hanno mosso un dito per tutelare e salvaguardare la mia tanto amata e desiderata terra natia, ma, anzi, l’hanno resa ancora più avvelenata.
Ringrazio comunque tutti i nostri scienziati, scopritori, lavoratori e persone giuste ed oneste che, con le loro buone iniziative, scoperte, invenzioni, ecc., ecc. hanno cercato almeno di scuotere questa sozza e corrotta società, che, malgrado tutto, è rimasta sempre inerte, meschina ed egoista.
Addio, addio Terra mia, quanto ti ho amata! –
E adesso mi viene in mente un’altra bellissima canzone:

Amara Terra Mia

Domenico Modugno, Enrica Bonaccorti
Anno: 1973

Sole alla valle, sole alla collina,
per le campagne non c'è più nessuno.
Addio, addio amore, io vado via
amara terra mia, amara e bella.

Cieli infiniti e volti come pietra,
mani incallite ormai senza speranza.
Addio, addio amore, io vado via
amara terra mia, amara e bella.

Tra gli uliveti nata è già la luna
un bimbo piange, allatta un seno magro.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella.

Ringrazio Madre Natura che mi ha dato la vita e mi ha cullato con tanta tenerezza ed amorevoli cure nel suo splendido mantello d’oro.
Ringrazio inoltre tutti quei grandi uomini che m’hanno insegnato il senso della vita e tante altre cose.
A questo punto concedetemi, nel mio piccolo spazio di “uomo qualunque”, una speranza, anche se flebile, di un possibile futuro cambiamento in positivo di tutto il mondo attuale.
L’augurio è che tutti, proprio tutti, senza alcuna distinzione,  possano realmente vivere in pace, in perfetta armonia, in un’unica splendida armonia celestiale.
Lasciamo alle nostre spalle il Male e, non voltandoci mai indietro, lasciamo che esso si dilegui negli spazi infiniti universali.
Abbandoniamo per sempre la tristezza, il pessimismo, la depressione e proseguiamo tutti uniti (l’Unità nella Molteplicità) per la retta via con gioia, verso questa vita da vero essere umano, benedetta da Dio, benedetta da quest’Energia infinita creatrice di tutto l’Universo.
Teniamoci tutti stretti in un’unica Grande Meravigliosa Famiglia e attraversiamo quella miracolosa porta che si apre ai nostri occhi, ora, finalmente in grado di vedere con l’occhio eterno l’eterna dimensione della gioia, della verità, dei valori e di cogliere l'essenza primordiale di ogni cosa.
Lasciamo che la nostra mente diventi realmente libera di creare, di agire e di godere in pieno, al 100%, della propria intelligenza.
Che tutti, proprio tutti, nessuno escluso, possano bere nella beata e immortale sorgente di Vera Pace. Solo in questo modo il mondo intero potrà trasformarsi in uno splendido Giardino di Bellezza, quel Giardino originario di cui s'è perduta, purtroppo, ogni traccia.
Ognuno comunque è completamente libero di pensare e fare come meglio crede e nessuna imposizione deve scaturire dalle mie parole, né tantomeno da qualunque altro essere.

Termino la mia trattazione per adesso e, solo per adesso, augurandovi una buona e sana lettura ristoratrice.

E pe ogge, avasta…!
Stateve bbuono!

Grazie Mille!
Andrea e Mattia Cammarota

Alla prossima!...

___oOo___

Disegno tratto da “Le Nostre Voci” Giornalino Scolastico della Scuola elementare di Stato di Piana di Monte Verna (centro)
Insegnante Cammarota Mattia
Classe V A
Anno scolastico 1984/85

Domenica, 16 aprile 2017

LA SPERANZA

“Benvenuto, sei nella Terra dei prodigi.
Benedetto il tuo passo ti ha condotto a casa.
Tu sia Benedetto.
Sorgi, sorgi Sole, su tutti gli uomini, a rischiarare l’orizzonte.
La Verità ha vinto la menzogna.
La Luce ha vinto la morte.”

Speranza, speranza...; molto spesso si usa questo termine in vari discorsi, in diverse circostanze e svariate occasioni per delineare un certo concetto d’ottimismo in prospettiva futura, ma cos'è in realtà la speranza, soprattutto in questa nostra amorfa, caotica ed anomala società odierna in cui non s’intravede né un futuro, né tantomeno un passato?
Qualcuno riesce a scorgere qualche lucina, anche flebile, di speranza in questo mondo buio, in questo mondo saturo di corruzione, in questo mondo tenebroso, in questo pazzo, pazzo mondo? –
La risposta purtroppo è sempre negativa! -
Mi rivolgo a te, sì, proprio a te, lettore di questi miei scritti!
Vedi la luce della speranza? -
Oppure siamo diventati tutti "zombie", "ombre", "robot", "pupazzi", "marionette", "burattini", "alieni", "esseri amorfi" che brancolano a stenti nel buio più totale; che chiamano gioia i dolori; che chiamano bugie le verità; che chiamano sante le guerre; che chiamano padri della patria i carnefici invasori; che chiamano eroi i massacratori; che chiamano onesti i disonesti, che chiamano giusti gli ingiusti...; che chiamano bene il male e viceversa; ecc., ecc.? -
Qualcuno dice che senza speranza non valiamo nulla.
E questo è vero!
E’ possibile trovare qualche valore in questo mondo buio?
No! Nessun valore! Di conseguenza non valiamo nulla!
Siamo poveri, tanto poveri, estremamente poveri di valori, di dignità, di carattere, di personalità, ecc., ecc.-
In tv, in internet, nei mass media di tutto il mondo appare quella lì, moglie di quel tal dei tali assurto per volere del "Male" a "Caput mundi" che espone al pubblico in bella mostra, pomposa e saccente, la famosa pietra preziosa appesa al collo, il diamante unico al mondo e di valore inestimabile (vari milioni di dollari), mentre il popolo (idiota ed estasiato) soffre le pene dell’inferno ed intanto continua da vero ebete ad applaudire sorridendo.
Sì! Popolo! Batti, batti pure forte forte le tue manine per chi ti chiama cornuto, per chi ti massacra, per chi ti violenta, per chi ti succhia sudore e sangue; per chi ti bombarda; per chi ipocritamente ti sorride, mentre i tuoi figli muoiono dilaniati dai continui bombardamenti a tappeto, dai raid aerei, dai micidiali missili atomici, dalle super bombe, dalle cosiddette letali, penetranti ed altamente distruttive "Madri delle Bombe".
Onora popolo i tuoi invasori; celebra chi ammazza i tuoi figli e violenta le tue donne; venera  chi fa scempio delle tue terre!.
La domanda, a questo punto della mia riflessione sorge spontanea dal di dentro:
“Esiste qualcuno in questo mondo di merda che abbia il coraggio e la voglia di essere veramente sempre e comunque onesto e giusto nel nome della Verità Assoluta, affermandola con dignità, forza e fermezza in ogni circostanza, senza essere bistrattato, denigrato, schiacciato, linciato dalle masse asservite al Potere Maligno?” –
La risposta è ovvia:
“No! Non esiste nessuno! L’idiozia ormai è globalizzata ed insita in ogni cittadino di questo mondo merdoso, che corre impazzito in preda ad un delirio irrefrenabile, illogico ed incomprensibile verso un’unica meta: l’annientamento totale di ogni cosa, in un vorticoso giro giro tondo a spirale che terminerà in un futuro ormai prossimo con la morte totale di tutto questo mondo.”
E ritorna sempre quella fatidica filastrocca che scrissi all’età di 10 anni:
“Povero mondo scervellato e pazzo;
lercio fetido e puzzolente;
detrito villoso ed ancor fetente;
via via da me putrido sfarzo!” –
E’ sempre la stessa storia che si ripete, si ripete sempre…, “Corsi e Ricorsi Storici” del grande G. B. Vico.
Terrorismo, bombardamenti e razzismo spietato sia da una parte che dall’altra. Attentati terroristici con vittime civili e poi, come risposta, i soliti micidiali e letali bombardamenti che definisco pure terroristici con vittime civili, soprattutto bambini (le continue stragi di innocenti) in un’escalation senza fine di brutture da tutte le parti.
Est? Ovest? Nord? Sud? Non ci si capisce un cazzo!
E’ sempre la stessa merdaccia da ogni parte, da ogni tempo e da ogni luogo.
Falsificazioni e bestialità sono all’ordine del giorno.
Ieri, come oggi e come purtroppo sarà domani… -
La Bestia uomo è un dannatissimo “vizioso” che non riesce a stare un momento fermo senza commettere altre atrocità.
Più disumane sono le sue azioni e più gode.
Ma, ditemi voi, quale animale del regno animale gode, fa affari sulla morte dei suoi simili?
Solo e soltanto la Bestia uomo, il vero e solo cancro letale di questo pianeta terra e, credo, di tutto l’universo.
E poi come dice quel proverbio:
“In ogni guerra la prima vittima è sempre la Verità!” –
Tutti gli organi d’informazione mondiali, ognuno asservito al proprio potere, espongono i fatti secondo la loro ideologia, facendo sempre precipitare la Verità in fondo al pozzo.
Quello che è purtroppo certo, reale, veritiero e, temo, non frutto di immaginari fotomontaggi o video montaggi (magari lo fossero) sono tutti quei morti, devastazioni, distruzioni, grida, sofferenze, sangue, scoppi, bombe,, guerre, morti, ecc., ecc che i mass media trasmettono di continuo in quanto è ciò che fa più odiens ed è ciò che più fa aumentare a dismisura gl’indici d’ascolto ecc., ecc.-
Poi i talk show, i commenti, le dichiarazioni dei presidenti, dei giornalisti, dei guerrafondai, degli opinionisti, dei cosiddetti storici, dei politicanti, ecc., ecc.. sono altre cornici schifose a tutto sto’ putiferio ed è la continua falsificazione non solo della verità, ma anche delle stesse menzogne dette da altri stronzi in precedenza, in un caos generale, esibizionista, meschino e contraddittorio senza fine.
Parole, parole, solo e soltanto parole, mentre gli attentati continuano e continuano anche i bombardamenti ancora più letali con tante, tantissime vittime sempre civili ed in massima parte bambini.
Se tutto ciò viene anche impropriamente e scioccamente chiamata Civiltà, allora siamo proprio caduti tutti in basso, basso loculo.
La Guerra è un vizio, un’epidemia, una malattia tumorale, un cancro insito nell’uomo dalla sua prima comparsa sulla Terra, che continua ancora oggi e terminerà in futuro con la distruzione totale di tutte le cose.
Il fanatismo di oggi:
“Ragazzi, mettetevi comodi che tra un’oretta trasmetteranno in prima serata in mondovisione in televisione e in internet la guerra in ripresa diretta con speciali telecamere terrestri e satellitari, in cui assisteremo a nuove tecnologie di guerra con efficientissime moderne armi di distruzione totale!” –
Che bel mondo civile!
“All’anema ra palla!” –
Le cosiddette grandi nazioni civili (“civili”? All’anema ra palla) con i loro intoccabili capi guerrafondai, gran signori delle guerre e delle multinazionali del terrore operano indisturbati nell’epoca attuale, decidendo chi vive e chi muore in questo mondo di merda.
Altro che “Sodoma e Gomorra”!
Tutto il mondo attuale è una mastodontica terrificante “Sodoma e Gomorra”!
Qualche speranza di cambiamento in vista?
Si riesce a trovare qualche “giusto” in questo pazzo mondo?
Macché! Ombre, solo ombre, tantissime ombre in vista… -
Allora, lasciatemelo gridare…, almeno mi sfogo o come si dice nel gergo locale “m’incazzo…”: “Maledetta tutta la razza umana (disumana meglio dire)! Siamo proprio caduti in basso loco; siamo proprio caduti nel più tetro abisso dal quale è difficilissimo risalire e tutto rimane ancora “come prima, più di prima” un’eterna chimera.
Come pure rimane ancora un’immensa utopia la possibilità che ci possa essere pace tra i popoli della Terra. L’uomo è l’unica specie del creato (è il cancro del mondo) che non impara mai nulla dai suoi errori del passato, anzi ha sempre voglia di commetterne altri ancora più gravi!” -
A questo punto della mia dissertazione, per non inacidirmi ancora di più il sangue (‘A rossa me saglie ‘ncapa e ‘o stommaco s’arrevota), voglio concedermi anch’io una piccolissima pausa di sana distensione (si fa per dire…) e raccontare nuovamente quell’esilarante scenetta accaduta sotto i miei occhi tanto, tanto tempo fa.
Al tempo in cui il Corso di Napoli (alias Retfilo) era poco affollato (anni “45 - “50), gli spazzini napoletani, al mattino presto, impugnavano quelle lunghe scope di saggina dalle punte ricurve e, con ampi movimenti ad arco, spazzavano via tutte quelle cartacce che s'erano accumulate il giorno prima. Ad un certo punto, mentre aspettavo sul marciapiede l'apertura dei negozi, fui attratto da un battibecco tra due persone: uno spazzino e un gagà (zerbinotto).
Quest'ultimo, nell'attraversare la strada sfiorò la punta della scopa. Lo spazzino arrabbiato gridò: - “Né, ma si cecat, ncè vir?” –
Il gagà con tono ironico e burlesco esclamò: - “Aggiamm pacienz, n'agge ammaccate a pont rà penna stilografica!” (abbi pazienza, ti ho ammaccato la punta della tua penna stilografica).
E, dopo un flebile sorriso, torniamo purtroppo di nuovo alla cruda, terrificante e tristissima situazione attuale.
E vasta mo’! Ce avite fatto na paposcia tanta!
L’uomo, l’essere più spregevole e bestiale del regno animale, continua incessantemente con la sua cocciutaggine a commettere azioni gravissime e orripilanti, provocando guerre, sempre guerre, tante guerre.
Eppure, ragionandoci un po’ sopra sul ripetersi periodicamente delle guerre, si nota una certa discrepanza; c’è qualcosa che non va…, “non mi tornavano i conti…” diceva quel famoso attore in quel film western.
Infatti, tutti (diciamo quasi tutti) i popoli della terra desiderano la Pace, essendo ormai la quasi totalità dell’umanità perfettamente consapevole che le guerre portano sempre solo e soltanto morti, atroci sofferenze e distruzioni.
Cos’è dunque che non va?
Non sembra un paradosso?
Mentre il desiderio naturale delle persone è quello di vivere in Pace, esse si odiano e si uccidono con inaudita malvagità.
Di episodi di efferata crudeltà commessi senza scrupoli da quest’essere abietto che si definisce uomo, ne sono capitati durante tutta la storia, talmente tanti che è impossibile citarli tutti ed ognuno è avvenuto con una differente variante.
Prendiamo ad esempio gli ultimi ritrovati del terrore: bombe atomiche, super bombe, madri delle bombe, bombe al napalm, ecc. e chissà quali altri ordigni malefici vengono conservati dai signori della guerra negli archivi sotterranei segreti delle super multinazionali, in attesa di essere usati e pubblicizzati nelle prossime guerre.
Allora, se (quasi) tutti gli esseri umani anelano alla pace, alla felicità, all’amore, al rispetto reciproco e alla collaborazione, com’è possibile che gli stessi siano capaci di tante nefandezze?
Quali forze oscure, quali entità malvagie spingono gli uomini all’odio e alle guerre, soprattutto nei confronti dei loro simili? –
Riflettete gente, riflettete bene sulla spinosa questione che sembra indecifrabile, ma in realtà non lo è!
Non vi fate ingannare dalle tantissime congetture propagandistiche (arma di distrazione di massa) ideate ad hoc dalle multinazionali dell’informazione, asservite alle multinazionali del terrore, delle armi e delle guerre.  

A tal proposito, se in qualche mia dicitura, avessi, putacaso, leso la “sensibilità” di qualche tizio o caio, rispondo con lo stesso tono ironico e burlesco del gagà:
“Aggiamm pacienz, n'agge ammaccate a pont rà penna stilografica!”.

Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.

Chi ha intenzione e capacità d’intendere, ha già inteso…-
E gli altri? Bè…; so’ cazzi loro…! –

Processo al mio paesello

Ho spesso raccontato nei miei pamphlet e website come si trascorreva la vita nel mio tanto amato e desiderato bel paesello.
Cercherò in sintesi, senza troppe lungaggini, di accennare al comportamento spensierato ed allegro della gioventù negli anni ’30 – ’40.
Dalla poesia del grande Giacomo Leopardi:
“… e mira ed è mirata e in cor s’allegra…” –
C’era tanto, ma tanto romanticismo, nelle forme più semplici, naturali e genuine e soprattutto tanta gioia di vivere.
Si viveva in modo collaborativo ed in perfetta armonia aiutandosi reciprocamente come un’unica grande famiglia, senza quelle assurde ed incivili forme egoistiche e razziste tanto in voga nella corrotta società odierna.
Erano altri tempi e, anche se la vita era grama per quei terrificanti periodi di guerra, la società di allora era ricca di ben altri valori: dignità, onestà, rispetto, semplicità e spirito collaborativo e gioviale.
L’amicizia (quella vera s’intende) era la ragione di rivederci spesso e discutere di tanti e tanti problemi.
C’era un brulichio nelle botteghe, nelle barberie, nei circoli ricreativi, nei centri di lavoro e apprendistato artigianale, nelle campagne, nelle piazze, negozi, ecc., ecc., che rendevano la vita semplice, ma estremamente viva, efficiente ed organizzativa.
Il muggito delle mucche nelle stalle e la dolce melodia del clarinetto del ciabattino Bencivenga ti rincuoravano.
Si aspettava impazienti, fiduciosi e colmi di buoni propositi il giorno della Domenica per lo scambio di opinioni tra gli amici in piazza; per il vestitino nuovo delle feste; per le prelibatezze preparate dalle nostre donne e soprattutto per la dolce attesa delle partite di calcio nel campo sportivo costruito negli anni ’30 al centro del mio paesello, grazie all’interessamento dell’avvocato Don Carlo Carunghio, proprietario della tenuta “La Fagianeria”.
Oggi purtroppo siamo caduti proprio in bassissimo loco (loculo direi); siamo diventati tanti amorfi figuri egoistici e truffaldini, senza alcun valore, senza dignità, né carattere e né personalità.
Sembriamo tante insensate marionette che esibiscono pomposamente i loro stupidi balocchi tanto di moda oggi, il telefonino, il tablet, lo smartphone o altre porcherie tecnologiche che ci stanno portando inesorabilmente all’inefficienza totale e all’idiozia generale.
Anzi, questa metamorfosi è già in atto; basta andare un po’ in giro ed osservare a 360° il comportamento del tutto “idiota” di tanti individui.
E questo sarebbe, secondo alcuni, il Nuovo Ordine Mondiale?
Altro che ordine, per me è solo un mastodontico disordine mondiale.
Altro che progresso, per me è solo una totale regressione mondiale.
Torniamo a Piana: “Non esistono più quegli allegri centri ricreativi rionali del mio bel paesello di un tempo ormai passato e che purtroppo non più ritornerà; non esistono più quelle care botteghe artigianali, quelle splendide luminarie delle feste paesane, quelle profumate e gustose prelibatezze che la natura di allora permetteva…” -
Purtroppo tutto è cambiato in negativo; tutto è regredito e ci si rimane veramente allibiti ed una profonda tristezza ti prende anima e corpo.
Fateci caso…; recatevi un po’ in giro tra le viuzze del mio paesello; notate una totale desolazione ed un abbandono raccapricciante; raramente incontrate qualche persona, in genere qualche isolato extracomunitario…-
A tal proposito mi ritornano in mente alcuni significativi versi della lirica “’O luciano d’’o Rre”, scritta a Napoli nel 1910 dal grande nostro Ferdinando Russo:
“…Pare n'ato paese! È n'ata cosa!
Tu nce cammine e nun te truove cchiù...” –
Il paragone era stato fatto da Ferdinando ricordando gli splendori, la magnificenza e l’efficienza organizzativa del progredito Regno delle Due Sicilie.
Ed oggi? Oggi la situazione è di gran lunga peggiorata anche in riferimento al 1910, per cui…, che volete che vi dica…; è chiaro l’abisso di nefandezze e menzogne in cui siamo precipitati.
A Piana e…, non solo a Piana, quasi tutte le botteghe e negozi  sono chiusi e, quei pochi aperti, sono vuoti.
E’ un paese morto, caduto in bassi loculi ed i suoi pochi abitanti rimasti sembrano tante ombre, tanti fantasmi, tanti “zombie”.
Li notate, a volte, dietro qualche finestra, immobili, quasi ad attendere la fine, senza sorriso, senza espressione con una tristezza infinita sui loro volti.
E la classe politica? La classe amministrativa?
E che ne parliamo a fare…? –
Non c’è stato nessun interessamento dei politici, sia locali che provinciali, regionali, statali.
E l’Europa? –
Che dire…: un’altra schifezza che s’è abbattuta sulle nostre già tartassate testoline.
Tutti e ripeto tutti i politici pensano solo ed esclusivamente ai loro personali sozzi interessi e sollazzi, senza portare alcun miglioramento al progredire del paese, che, più passa il tempo, e più si degrada e muore…-
Devo dire, però, ad onor del vero, che non tutti i paesi giacciono in questo stato così triste e desolante come il mio paesello.
Alcuni cercano, bene o male, finché possono, pur tra mille difficoltà ed opposizioni, di rimboccarsi le maniche (soprattutto certi privati cittadini di buone intenzioni) e scrollarsi di dosso tutto questo fecciume politico menefreghista per cercare di fare almeno qualcosa di buono e giusto per l’intera comunità paesana.
A tal uopo e per maggiori ragguagli porterò dei semplici paragoni con altri paesi viciniori.
Se si ha l’opportunità di visitare accuratamente tre piccoli paesi: Bellona, Vitulazio e Pastorano si rimane incantati.
C’è stato un grande interessamento della maggior parte dei cittadini che sono riusciti a rendere questi paesini delle vere e proprie oasi progredite, vivibili e all’avanguardia di ogni aspettativa.
Sono tante le iniziative positive intraprese negli anni dalle comunità locali di questi piccoli centri, tutte perfettamente realizzate e straordinariamente efficienti, per cui lascio agli eventuali visitatori di questi stupendi borghi, l’opportunità di accertarsene personalmente, inebriandosi delle bellezze locali.

SVOLGIMENTO ELEZIONI AMMINISTRATIVE
Fatti, Misfatti, Follie e Aberrazioni

Come tutti sanno, ogni 5 anni si eleggono i consiglieri comunali, la giunta ed il sindaco.
Cercherò dettagliatamente di spiegare con saggezza, precisione ed assolutamente “extra partes” come si arriva alle liste elettorali.
Prendiamo come esempio un qualsiasi comune italiano: Piana di Caiazzo.
Allo scadere dei 5 anni dalle precedenti consultazioni, qualunque cittadino può, se lo desidera, fare la domanda, con altri suoi colleghi, di presentare una propria lista per essere eletto consigliere comunale.
Dopo l’approvazione di quel gruppo, i partiti si riuniscono in seduta privata in un luogo segreto.
A tal uopo prende la parola il politicante più noto, il cosiddetto “Factotum”.
Questi presenta le liste elettorali che gli impiegati del comune hanno preparato alcuni giorni prima delle elezioni. Le liste contengono tutte quelle persone che hanno diritto al voto.
Il Factotum sfoglia la prima pagina e legge:
“Abate Giovanni” – Chi tra voi lo conosce?” –
Uno dei candidati risponde: “Io!” –
“Quanti votanti ha Abate?” –
“Sono 2 di cui uno è laureato e cerca un posto al comune.” –
Il Factotum lascia perdere e passa subito appresso citando un altro nominativo:
“Passiamo ad Angelantonio, soprannominato “’O Re”!” –
“Sono in 20 – 30 tra parenti ed amici!” –
A questo punto il Factotum:
“Sì! Sì! Questo è buono e fa proprio al caso nostro!” –
Qualcuno replica:
“Ma sono tutti analfabeti!” ed il Factotum: “E a noi che ce ne fotte!?” –
Ricapitolando, si capisce subito che i voti fanno molto comodo e annullano qualsiasi meritocrazia.
E’ chiarissimo quindi che chi porta molti voti ottiene subito il posticino tanto desiderato e si sguazza poi comodamente nella casa comunale, con tutti i servizi, le paghe ed i privilegi che gli spettano; chi invece ha pochi seguaci, rimane inesorabilmente escluso, anche se è un insigne e bravo professionista.
Qualcuno, molto ingenuamente, potrebbe pensare che ciò avviene solo nel comune da me preso come esempio.
Assolutamente NO!!! –
Questa sozzeria politico - partitica è purtroppo insita in tutta Italia, non solo a livello comunale, ma anche provinciale, regionale e statale.
Se ci si trova, per viaggi o per altri motivi, in alcuni comuni d’Italia, presi a caso, ci si accorge subito che la maggior parte degli impiegati è di famiglia numerosa (la solita parentopoli impiegatizia).
E se sapeva…: ““Io, frateme e cainateme…!”-
Un noto proverbio napoletano recita:
“Avimmo fatto: cupinte, cupinte: 'e cavére 'a fora e 'e fridde 'a dinto.” –
Questa massima fotografa molto bene un corrotto ed ingiusto mondo politico italiano (italiota) nel quale, per motivi di voti, stravolgendo completamente la logica e l’attesa, si dà via libera a chi non merita, non è all’altezza della situazione e si lascia invece a bocca asciutta chi meriterebbe la priorità… -
A proposito sempre del putrido vizietto italiota dello “scambio di favori e voti” e dei “beneficiati” da mamma politica, un altro significativo e sempre attuale proverbio napulitano recita:
“TU ME RAI NA COSA A ME ED IO TI DO’ NA COSA A TE!” –
“Tu dai tre voti a me, io do tre appalti a te!”
In latino: “DO UT DES” –
E così torna sempre attuale quel famoso dialogo preelettorale tratto dal film “Gli onorevoli” del 1963 col grande Totò:
“… Ah sì? Io vado al comizio, parlo, prometto prometto prometto...!” –
“… Sì… Sì… Prometta… prometta fogne, strade, ponti e noi ci pappiamo gli appalti!" –
A tal proposito io confermo e ripeto che solo in quei paesi realmente “civili” che conoscono molto bene ed adottano in pieno quel fondamentale concetto di primaria importanza per poter vivere in società: “LA MATURITA’ SOCIALE E POLITICA”, viene accettata la meritocrazia.
Diversamente, che vi devo dire, è tutta un’insensata e fredda fottitura in un caos terrificante di mille contraddizioni, egoismi e razzismi della peggior specie in cui ogni individuo si comporta da idiota senza regole né controlli, fottendo sistematicamente il prossimo e venendo da esso fottuto…-
Sono stato in questa mia ennesima dissertazione alquanto prolisso e talvolta anche mefistofelico (ogni riferimento è puramente casuale), però chi ha intenzione serie e vuole capire, ha già capito.
L’Italia tutta si regge purtroppo politicamente ed anche socialmente, come un’infettante letale piovra, su questa ridicola e burlesca qualificazione illogica e senza senso in cui  solo “per un pugno di voti” ci sono i soliti italioti senza “attributi” che occupano beatamente quel posticino che non meritano e all’opposto ci sono quelli che valgono veramente ed invece si trovano disoccupati, a casa, vivendo magari sulle spallucce del povero genitore anziano, pensionato al minimo.
Passa il tempo inesorabile per tutti…; si fa vecchio, debole e muore balbettando l’ennesima imprecazione contro uno stato ingiusto, indifferente e canaglia:
“HI’! CHE SCHIFOOO!!!” –
E, per concludere, sapite che v’è dico? Sì, proprio a voi politicanti del cazzo: “Ficcatevi con la faccia nella merda, perché lì è il vostro posto, non quello che occupate senza meriti e abusivamente! Merda siete e nella merda dovete tornare!”-
E ripeto ancora ed ancora per l’ennesima volta questo significativo proverbio napulitano, frutto della grande sapienza ed esperienza degli uomini del passato:
“A ‘o puorco, miettece ‘a sciassa, sempe ‘a coda ce pare!”-
“E’ inutile che i porci si affannino a ricoprire con abbigliamenti lussuosi il loro lerciume e, pomposi chiacchierano atteggiandosi da super uomini; qualcosa appaleserà comunque la loro vera sporca e puzzolente natura bestiale!” –

MONARCHIA O REPUBBLICA?
Quale di queste due è la migliore?

Il fascismo italiano di Benito Mussolini istituito nel 1922 è durato circa 20 anni.
Io, che l'ho vissuto, mi domando: "Era adatto per il popolo italiano di quell'epoca?" -
Riflettendo bene su tale quesito, rispondo con cognizioni chiare ed esperienze di vita vissuta intensamente dal sottoscritto.
La risposta è, senza alcun dubbio, un secco NO! -
La spiego con dati di fatto e con esempi adeguati e pertinenti a quel fatidico triste periodo storico.
Gli italiani erano in quell'epoca (il cosiddetto ventennio fascista) economicamente poveri e arretrati rispetto agli altri popoli ricchi ed evoluti.
Gli antifascisti (nazionalisti) erano pochi ed alcuni di essi dovettero fuggire all'estero (vedi la vita del bravo giornalista Indro Montanelli).
Comandavano l'Italia in tutti i settori politici ed amministrativi soltanto quelli che possedevano la tessera fascista dell'anno 1922 (al tempo della ridicola marcia su Roma).
La milizia fascista, sotto il comando di federali fascisti, poteva liberamente operare con poteri assoluti.
Costoro erano imbevuti, fino alla completa saturazione mentale, di tutte quelle idiozie imposte dal regime dittatoriale mussoliniano ed erano, oltre ogni limite di decenza, estremamente superbi e boriosi e si atteggiavano a superuomini, da autentici "guappi".
Il duce, nei suoi illusori discorsi, soleva spesso dire:
"Credere, Obbedire e Combattere!" -
Un'altra ripetuta espressione era:
"Chi per la Patria muore, vissuto è assai!" -
Queste buffonate crearono nelle masse un'infatuazione talmente sconcertante ed insensata da rendere la vita di tutti, già estremamente grama e difficoltosa di quel periodo, ancora più impotente e servile.
Chi si contentava e si rassegnava, anche se a malincuore, non dico che godeva, ma perlomeno sopravviveva sperando in un domani migliore.
A tal uopo, com'è mia prassi, cercherò di dimostrare, con degli esempi pratici di vita vissuta, quanto ho testé affermato.
Mio padre fece in quegli anni del fascismo la domanda per entrare come operaio nello spolettificio di Capua, precisamente nel Pirotecnico ove si costruivano armi e proiettili.
Dopo varie visite mediche, mio padre passò nell'ufficio finale per essere iscritto nei registri del Pirotecnico.
La prima ed unica richiesta dell'addetto impiegato fu:
"La Tessera Fascista!" -
Mio padre, che era nazionalista, rispose:
"Non ce l'ho!" e l'impiegato: "E che sei venuto a fare qui? Senza la Tessera Fascista non puoi fare nessun tipo di lavoro! Vai, vai via! Non farmi perdere altro tempo!" -
A tal proposito, se si estende tale sozza procedura a tutta l'Italia del periodo dittatoriale fascista, si capisce subito che quella blanda, impotente e servile monarchia era un vero e proprio soffocamento.
Ogni fascista o federale aveva il pieno potere di decidere la sorte di ogni singolo cittadino.
Analfabeta o istruito, incapace o meritevole, l'importante era avere la fatidica tessera fascista. Senza di essa venivi rovinato o schiacciato.
Per affrontare invece il tema della "Monarchia rigida", basta leggere con attenta riflessione "Il Principe" del Machiavelli, per rendersi subito conto che essa è, come la blanda monarchia, un'altra enorme bruttura.
E adesso è venuto il momento di parlare della Repubblica.
Appena la radio nel '48 sentenziò la vittoria della Repubblica, iniziammo a respirare a pieni polmoni, fiduciosi e creduloni del roseo futuro che ci attendeva.
Che sciocchi! -
Fu una vera delusione, come vedremo in seguito.
Premetto che la Repubblica può essere adottata soltanto da quei popoli realmente civili che hanno raggiunto la piena Maturità Sociale e Politica.
Riflettiamo sull'argomento "Maturità Sociale" e prendiamo come esempio alcuni paesi del Nord Europa.
In essi è in vigore da illo tempore l'obbligo di studiare in tutte le scuole pubbliche e private la "Maturità Sociale", inculcando sin dalla più tenera età nella mente e nel cuore di tutti i cittadini di quelle nazioni nord europee, il concetto basilare che, senza la maturità sociale, tutto diventa caos e nessun tipo di governo può essere valido, causando di conseguenza il fallimento totale di quella nazione in tutti i settori.
Ripeto ancora questo concetto: per maturità sociale s'intende in pratica rispettare la libertà di tutti fino al limite ove finisce la mia proprietà in un'organica collaborazione reciproca, avente come unico scopo il progresso e la crescita dell'intero Paese.
Per rendere la questione più semplice, sintetica e comprensibile affermo: "Se faccio gli interessi miei ed anche quelli degli altri con estrema dignità ed onestà, io faccio il bene non solo mio e della mia famiglia, ma della nazione intera.
Se invece rubo, se imbroglio un altro, la perdita si ripercuote su di me, sulla mia famiglia e sulla società!"
Penso di essere stato chiaro.
Torniamo a noi italiani (italioti senza speranza).
Nel nostro ridicolo Paese le ruberie, le mascalzonate, le massonerie, le mafie, le truffe, gli abusi sono all'ordine del giorno.
E poi ci sono tutti quegli assurdi ed illogici dislivelli, quelle abissali discordanze di trattamento, quali ad esempio le pensioni d'oro e le pensioni da fame, i privilegiati e i tartassati, ecc., ecc., che provocano l'annullamento della repubblica, fino al disfacimento di ogni forma di governo.
E noi, constatato l'andazzo schifoso in cui ci sbrodoliamo e che si protrae da tempo, non siamo e non saremo mai capaci di raggiungere la vera civiltà ed una reale maturità sociale.
C'è radicato in noi soltanto quello stupido ed egoistico vizio di truffare, imbrogliare, calunniare, far del male agli altri.

1° caso

Nel 1948 anche nel mio paesello si fecero le elezioni comunali. Si presentarono 2 sole liste: la Democrazia Cristiana e la lista civica "La Stella" -
Vinse la lista "Stella" e fu nominato sindaco il prof. Ernesto Mastroianni.
Nei primi anni dopo il '48 Piana di Caiazzo (ora Piana di Monte  Verna) ottenne alcuni stanziamenti di soldi per cercare di migliorare le tristissime condizioni di vita causate dalla terrificante guerra.
Negli anni '50 - '60 m'incontrai col sindaco prof. Ernesto Mastroianni il quale in confidenza mi disse:
"Matti', ieri sono stato a Roma per parlare con alcuni pezzi grossi del Ministero allo scopo di avere dei finanziamenti per Piana.
Quando hanno sentito che appartenevo ad una lista civica, mi hanno subito sbattuto la porta in faccia.
Ho dovuto nascostamente farmi la tessera del partito della Democrazia Cristiana per cercare di avere qualche piccolo finanziamento per Piana.

2° caso

Un fatidico giorno del '60 mi recai con la mia Vespa a Bellona per macinare al mulino una sacchetta di grano.
Incontrai un mio vecchio compagno di scuola Ugo Fusco vicesindaco a Bellona, il quale mi disse:
"Quanti edifici scolastici hai a Piana?" -
Al che io, alquanto stupito da quella domanda, risposi:
"Nessuno!" -
Ed Ugo:
"Noi invece abbiamo appoggiato all'elezioni politiche il candidato della D.C. ed abbiamo ottenuto finora, per accordi presi, la costruzione della Scuola Media, Elementare e l'asilo Nido.” -

3° caso

Negli anni '60, io e Domenico Mastroianni insegnavano a Villa S. Croce.
Io possedevo la Vespa 150 e lui la lambretta. A Piana c'erano pochissime auto. L'appuntamento era ogni mattina al centro del paese all'incrocio di via Progresso e via Roma.
Una mattina arrivò un'auto di grossa cilindrata ed un signore dall'accento marcianisano ci disse:
"Scusate, è questa la strada che porta a Villa S.Croce?" -
Dopo le spiegazioni e le presentazioni, il signore ci invitò a fare il tragitto con lui:
"Lasciate la Vespa e la lambretta e salite in macchina." -
Venimmo a sapere che lui si chiamava Vincenzo Capone ed era sindaco di Marcianise e presidente della Democrazia Cristiana. Gli uffici erano a via Roma.
"Quando volete, venite a trovarmi nel mio ufficio. Io sono "comandato" e mia moglie è casalinga. Sono riuscito a farla diplomare e a farle vincere il concorso magistrale.
È stata assegnata a Villa S. Croce. Al posto suo ci vado io. Fra 15 giorni le farò avere il trasferimento."
Al che io risposi:
"Vincenzo, i trasferimenti sono chiusi!" -
"Per te, ma non per me!" -
Dopo 15 giorni, la moglie ebbe il trasferimento a Marcianise.
Spesso, durante il tragitto in auto, litigavamo.
E lui, Vincenzo disse:
"Uagliu', vuje 'e politica nun ne capite niente! Io ho dato lavoro a più di 3000 persone e dai politici al Parlamento ottengo tutto quello che voglio!" -
Ecco come si procede in Italia Repubblicana... -

Il menefreghismo all'italiana

Nella prima metà del secolo scorso l'economia italiana era povera, però, ad onor del vero, c'era molta fratellanza e ci si aiutava reciprocamente; il più ricco, finanziariamente collaborava, allo scopo di sostenere la famiglia del più povero e quest'ultimo si prodigava con il suo lavoro affinché il datore di lavoro migliorasse di più.
Quindi, in un certo qual senso, anche se pur larvata, c'era perlomeno una benefica Maturità Sociale.
Poi, negli anni seguenti la 2° Guerra Mondiale, a parte quel brevissimo periodo del cosiddetto "Boom economico", con la venuta dei sindacati, la mentalità degli italiani cambiò completamente.
La società attuale è superba, egoista e menefreghista.
Questa stupida mentalità ci ha resi arretrati e ignoranti.
La strafottenza e la tracotanza sono purtroppo le basi essenziali dell'individuo italiano.
Poche sono invece quelle persone o famiglie che hanno capito l'importanza della Maturità Sociale e agiscono aiutandosi l'uno con l'altro e prodigandosi per il bene di tutta la comunità.
L'unico e solo ente che, in base alle mie notizie, esplica le mansioni dovute, a perfetta regola d'arte ed in modo giusto e professionale è, lasciatemelo gridare e confermare al 100%, il Corpo del Vigili del fuoco.
Tutti gli altri enti, invece, se ne fottono e se ne strafottono di aiutare quelli che si trovano in gravi difficoltà.
Un solo appellativo:
"Sono delle carogne umane (disumane) e meritano solo tanto, ma proprio tanto disprezzo.
Che altro dire.
"Mi fanno schifo!" -

"A scaricabarile"

Lo Stato Italiano e più precisamente il Parlamento ne combina proprio di tutti i colori...; fesserie e poi ancora tante, ma proprio tante fesserie, tutte a discapito solo del popolo italiano che lavora, lavora..., lavora? Che grossa balla! C'è ovunque solo tanta immaturità in tutti i sensi, stupidità, disonestà ed egoismo agli estremi livelli. Mala tempora currunt!
Negli anni della monarchia, seguiti poi dal '48 della Repubblica, le leggi venivano discusse ed emanate da Roma.
I comuni, le province, le regioni erano tutti obbligati ad applicare gli ordini che venivano impartiti solo e solamente dagli organi della capitale.
Nessun ente, ufficio pubblico, privato o statale si poteva permettere di surclassare il potere di Roma.
Ebbene, da alcuni anni a questa parte, i nostri (si fa per dire) eccellentissimi esponenti al Parlamento italiano hanno così sentenziato:
"Ne uagliu', ma per quali motivi dobbiamo scervellarci per rendere l'Italia ricca e sicura? Noi stiamo bene, gli stipendi sono favolosi, le pensioni d'oro non ci mancano, le sistemazioni dei nostri cari e discendenti ce le abbiamo a portata di mano; abbiamo tanti privilegi, rimborsi, finanziamenti, immunità, ecc., ecc. - A che pro perdere la testa per questa massa di straccioni, per questo popolo idiota, ignorante e sciocco? -
Demandiamo tutti questi compiti alle regioni, poi alle province e infine ai comuni.
In questo modo noi possiamo goderci la vita e avere tutto il tempo libero che vogliamo per sollazzarci nei meravigliosi paesi esclusivi da mille e una notte e divertirci in santa pace.
I fessi è meglio lasciarli nella merda. E chi se ne fotte? "Campa cavallo che l'erba cresce!" -
Con leggi ad capocchiam tutti gli enti periferici e locali (comuni, province, regioni) hanno carta bianca.
I sindaci e "company" possono essere "comandati" e quindi esercitare (si fa per dire) tutte le loro professioni ed espletare anche il compito di sindaco con accumuli di paghe, stipendi, compensi, ecc., ecc. -
Non ci credete? Sembra una barzelletta, una notizia "bufala"!
Be', a primo acchito, sembrerebbe proprio così, ed invece ecco la sorpresina che non t'aspetti...; è tutto maledettamente e schifosamente vero...! -
Hi che "bellezza"! -
I vari sindaci, con uno stipendio di tremila, quattromila, diecimila euro e oltre al mese, che varia in base al numero dei cittadini di ogni singolo comune (circa 8000), hanno diritto  anche ai soliti esclusivi privilegi politici.
E stiamo parlando solo dei sindaci... - Figuriamoci se ci inoltriamo in quella marea schifosa dei politici del potere centrale, quelli che risiedono nei grandi e maestosi Palazzoni storici di Roma; è meglio non continuare, altrimenti 'o sango bolle e 'o stommaco s'arrevota.
Per terminare l'intricatissima questione, voglio avvalorare meglio ciò che vo' cianciando, in una maniera breve, comprensibile e sintetica, riportando un semplice esempio pratico:
"Entriamo in un qualsiasi edificio adibito ad ente o ufficio pubblico o privato. Notiamo subito ogni tipo di servizio, sfarzo e comodità a disposizione esclusiva degli addetti impiegati, ognuno nella sua camera col suo ufficio a disposizione, apparecchiature elettroniche, mobili, scrivanie, ecc., ecc. -
E chi meglio di loro? -
Saccenti e pomposi si atteggiano a superuomini esperti in materia, mentre in realtà sono dei ciucci messi a quel posto col "Mi manda Piccone" -
Ed intanto il povero cristo (ce ne sono tanti) è costretto ad arrangiarsi giorno per giorno per non soccombere. Uno sopravvive a stenti sotto una fatiscente tenda, mentre la sua famiglia giace sotto le macerie del terremoto. Un altro, un po' più fortunato, rimane nella sua casa lesionata, ma non ha i soldi per comprare la legna del caminetto. E ancora tanti e tanti altri casi ancora più gravi che "sopravvivono" abbandonati completamente dalle istituzioni.
E poi, e poi, come se non bastasse quell'orrendo strazio, ecco arrivare la mannaia, la falce "liquidatrice", il postino o l'addetto alle forze dell'ordine con l'ingiunzione, la cartella esattoriale, la multa, la sanzione, il pignoramento, il sequestro, oppure le solite salate bollette di acqua, gas, luce, telefono, tv, rifiuti, ecc., ecc. -
Mannaggia tutt''o sanghe 'e chi t'è mmuorte, 'e chi t'è stramuorte e chi t'è sona 'e campane a muorto.

SVERGOGNATI E DELINQUENTI
in riferimento a chi...?
La risposta e gli allegati si trovano nel mio pamphlet

Io sottoscritto Cammarota Mattia di anni 94 mi assumo tutta, ma proprio tutta la responsabilità di ciò che vo' narrando.
Innanzitutto ci tengo a precisare che ciò che sto per narrare è la pura e sacrosanta Verità.
Non c'è una sola frase o un solo un vocabolo che possa dare adito a ipotesi di falsità o calunnia nei riguardi di qualcuno che si crede stupidamente o meglio vigliaccamente offeso.
Per avvalorare ancora di più la mia buona fede nell'assoluta certezza di veridicità e trasparenza del mio resoconto di tutto quello che dirò, metto volentieri la mano sulla mia coscienza e sulla Sacra Bibbia, confermando ancora la "Sacrosanta Verità".
Per chi non lo sappia o non sa fare i conti, io ho vissuto intensamente in due periodi storici: il fascismo e la repubblica.
Le mie qualità intellettive sono: l'osservazione di tutto ciò che è nel mondo e la mia libertà di giudicare e scegliere.
Me ne sono sempre "strafottuto" di zittire nel sapere che quelle figure squallide e maligne potessero nuocere.
Sì, sono stato, da questi loschi figuri che vi citerò sotto falso nome, calunniato e pure condannato innocentemente.
Questi putridi lecchini striscianti e schifosi vermiciattoli politici, per non perdere la comoda poltrona, la dolce ambrosia da succhiare con veemenza e la certezza di essere rieletti in base al solito tot di voti (beneficiati, lecchini, ignavi e...) non hanno perso tempo nel mettere me alla berlina.
Maledettissimi vigliacchi amorfi, senza valore, puzzolenti beceri menzogneri, non devono mai trovare pace e soffrire continuamente in eterno tutte le pene dell'inferno! Vi maledico!
"E meglje muorte e che ve muorte e chi ve stramuorte e chi ve sona 'e campane a muorte!" -
Ah! Quanno ce vo', ce vo'...; m'incazzo? Certo che m'incazzo!
Veniamo al dunque.
Attualmente vivo, diciamo sopravvivo giorno per giorno nella mia casa in via Pietragrossa con mia moglie disabile gravissima.
Lei possiede soltanto €500 al mese per l'accompagnamento che adesso non ha più (le solite meschine ingiustizie burocratiche all'italiana).
L'IMPS glielo ha tolto.
Che vi devo dire...; è una battaglia continua ogni giorno con assurdi cavilli, postille, articoli, comma o come cazzo si chiamano sti' termini che saturano all'eccesso una giungla burocratica selvaggia, aspra, contraddittoria e incomprensibile.
Attualmente sono io, soltanto io (e chi altri...?) che la debbo curare, assistere e farle da badante 24 ore su 24 finché posso, considerando la mia avanzata età (94anni) e le mie miserrime possibilità fisiche e finanziarie.
E lo Stato, gli enti, il comune, le istituzioni, provincia, regione, associazioni, ecc., ecc. dove cazzo sono..., cosa fanno...?
Nulla, non fanno nulla...; si trincerano dietro quisquilie, cartacce, documenti vari, leggi e leggine, disposizioni, ecc., ecc. e..., come al solito, come accade per tanti poveri cittadini italiani, si chiede loro di fornire complicate documentazioni, di riempire moduli e modelli, di fornire accertamenti e roba varia, con scadenze e con l'avvertimento che se manca una virgoletta, vengono pure sanzionati...- Roba dell'altro mondo...; ma che razza di Stato è questo? Uno Stato che, al posto di tutelare i più deboli, li soffoca, li tartassa, ecc., ecc.- C'è veramente da impazzire con questo Stato canaglia.
Comunque, sono contento di poter essere utile, anche con le mie modeste possibilità', alla infermità di mia moglie, perché l'ho sempre stimata, rispettata e amata e ne sono orgoglioso.
Vengo al sodo. Ho già dettagliatamente spiegato la tristissima e pericolosissima situazione, che si protrae da molti anni nella mia area abitativa, in tanti miei scritti espositivi precedenti inviati a vari Enti pubblici e privati, a politici, comune, provincia, regione, Stato, ministeri, presidenti, consiglio europeo, vigili del fuoco, forze dell'ordine, ecc., ecc.,  e, ad eccezione dei vigili del fuoco, da tutti gli altri non ho ottenuto nessuna risposta o, al limite, delle richieste pazzesche e inconcepibili o risposte evasive e parole vigliacche.
Adesso, ricapitolando tutta la caterva di carte, avvisi, ricorsi, richieste, ecc., che ho inoltrato a tanti politici e meschini figuri, aggiungendo anche la perversa e corrotta Commissione Europea, preciso:
"Chi ha dato l'ordine nel 1944 di espropriare il mio orto per consentire illegalmente e incoscientemente il passaggio del grosso tubo della condotta idrica nella mia proprietà?" -
Risposta: "Il comune e la Cassa per il Mezzogiorno d'Italia." -
Ed ancora: "Chi ha rotto il muro di cinta del mio giardino alto metri lineari 3, capace di sostenere milioni di metri cubi di terreno in ripida discesa, costruito illo tempore a regola d'arte dai miei avi e resistente da oltre 280 anni?" -
Chi ha avuto l'ardire, l'incoscienza, la cattiveria e la sfacciataggine di spezzare quell'efficiente incatenamento di detto mio muro, rendendolo adesso fragilissimo ed estremamente instabile, col rischio di collassamenti, cedimenti, dissesti e smottamenti? -
Chi s'è permesso, strafregandosene del sottoscritto, di scavare un'enorme voragine pericolosissima nel terreno della mia area abitativa e di lasciarla poi abbandonata, incustodita e del tutto a cielo aperto?
Chi ha avuto l'ardire e la malignità di occupare abusivamente un'enorme parte della mia proprietà (oltre i 3\4 del mio giardino) che si va ad aggiungere a quel diabolico esproprio stillato nel '44 in modo perverso e truffaldino con un netto abuso di potere approfittando della povertà ed ingenuità di due oneste donne (madre e figlia tredicenne).
L'esproprio del '44 operato dall'allora CASMEZ in combutta con il CITL, era di circa 80 mq (dall'asse della condotta ml 2 x ml 2 e lungo ml 20).
Sul mio fondo, attualmente, considerando tutte le loro varianti abusive, gli enormi accumuli, la voragine, gli scavi, le rotture, le deviazioni, ecc., ecc., l'occupazione abusiva risultante sulla mia proprietà è ben oltre i 200 mq.-
Ricapitolando e cercando di esporre un minimo di chiarezza logica:
"Chi, e ripeto ad alta voce, "Chi!" ha prodotto questo danno nei miei confronti dal 1944 ad oggi?"
Certamente non il sottoscritto!
Adesso che fanno lor signori in alto loculo?
Chiedono al sottoscritto (che canaglie)  accertamenti, documenti, carteggi, carteggi, cartacce, cartacce e ancora altri documenti.
Ma è pazzesco!
E' proprio un'Italia che marcia sul marcio, anzi questa specie di Paese è ormai costituito nella maggioranza da tantissimi stronzi che galleggiano, sguazzano e si sbrodolano nel marcio più puzzolente e nefasto.
Io non riesco a capacitarmi di che razza vigliacca e ipocrita è costituita la politica d'oggi sia locale che periferica o nazionale (comune, provincia, regione, Stato, capi di governo, ecc., ecc.,...).
O voi che state al potere e, abusando dei vostri poteri, vi fottete, come tante iene sempre affamate, stipendi e pensioni d'oro, vitalizi, rimborsi, finanziamenti, privilegi, immunità, ecc., ecc., vi rendete conto che fate tanto, ma tanto schifo? O no!? -
L'ultima stronzata l'ha fatta il Consiglio d'Europa, rispondendomi con assurde richieste, dopo che io avevo inviato loro, tramite preciso e dettagliato esposto informativo, tutta la mia deleteria situazione. Ormai i tentacoli venefici della Piovra son giunti dappertutto e, di conseguenza, il male ci si sguazza.
A tal uopo, allego alla presente i tanti modelli cartacei ricevuti dalla Corte Europea di Strasburgo, con la richiesta di doverli riempire al più presto possibile, in cui si chiede al sottoscritto una caterva di scartoffie inutili.
Allegò nuovamente anche l'atipica "Richiesta Atti" del Comune di Piana.
E questa sarebbe la Convenzione Europea sui diritti dell'uomo? -
Per me è una schifezza! -
Mi passa proprio adesso per la mente un esempio ad hoc, a titolo di confronto:
"Io prendo un grosso bastone e do' una tremenda mazzata ad un povero Cristo.
Poi, con aria spavalda, strafregandomene delle sue atroci sofferenze, gli chiedo:
"Fammi pervenire entro una certa data di scadenza tutti questi documenti e compila con esattezza tutti questi moduli, altrimenti scattano multe, sanzioni, denunce e... altri cavilli penali nei tuoi confronti!" -
Similis cum similibus! -
Dopo quell'atipica scempiaggine di "Richiesta Atti" che mi è stata inviata da quell'animella del tecnico comunale, ci mancava anche quest'altra bruttura della Corte Europea di Strasburgo.
Che dire, viviamo proprio in un mondo alla rovescia, falso, canaglia e disonesto! -
Come si dice a Napoli:
"E se sapeva..., avimmo misso 'a pazziella mmane e creature...; mo' ce tenimmo pure 'o pisciasotto, mentre parenti ed amici, sotto sotto, se fanno 'a scarpetta!" -
Che putimme spera'? Nulla! -
Chi vuol capire, ha già capito a chi e a cosa voglio alludere.

LE BRUTTURE POST-BELLICHE
"VINCITORI" - "VINTI" E "VOTA BANNERA"
"E CAURE 'A FORA E 'E FRIDDE DINTO!"

La cosa che mi sconcerta enormemente e che mi fa molto arrabbiare è quella forma spietata di totale negazione usata continuamente in maniera asfissiante dai "vincitori" contro i "vinti". In ogni guerra i nuovi governanti rinnegano sempre tutto dei governi precedenti ed esaltano invece in maniera parossistica tutte le loro opere, anche se sono dannose, pessime, inutili, deleterie o fatte malissimo.
Per non parlare poi di quel diabolico modo usato dei cosiddetti "vincitori" di falsificare sistematicamente la Storia e di riscriverla esclusivamente a loro immagine e somiglianza, negando ai "vinti" ogni possibilità di avere una propria Storia, un proprio passato e, di conseguenza, un futuro.
E torniamo ad evidenziare la grande capacità di governare dei meravigliosi Re Borbone.
Ma come si fa a non riconoscere la loro grandezza e rimanere completamente affascinati ed estasiati davanti a tutte quelle splendide opere di qualità mondiale effettuate nello splendido Regno delle Due Sicilie dal 1734 al 1860? -
Ed ancora..., a proposito di terremoti, a differenza dell'attuale enorme stato confusionario, partitico - politico, burocratico ed inefficiente della disastrosa situazione odierna italiana in merito alle continue problematiche in materia di prevenzione antisismica, soccorso, tutela, assistenza e ricostruzione, c'è da rilevare, invece, andando indietro nel tempo al periodo borbonico, una perfetta e precisa organizzazione ed efficientissime norme antisismiche all'avanguardia a livello mondiale vigenti già nella seconda metà del XVIII secolo nel Regno delle Due Sicilie.
E' incredibile come siamo precipitati in basso dopo quella farsa dell'unità italiana; dalle stelle del periodo borbonico alle stalle del periodo savoiardo, mussoliniano e repubblicano.
Ed oggi? Non se ne parla..., e quelle precise efficientissime tecniche e norme antisismiche borboniche che potrebbero certamente essere adottate anche nell'era attuale con esiti del tutto positivi, vengono invece ignorate, obliate, mai riconosciute o prese in considerazione.
Da quell'infame invasione sanguinaria (1861) da parte dei nordisti (i veri briganti) ai danni del Sud d'Italia, la situazione in tutto il Paese è andata sempre peggiorando con un decadimento progressivo e annullamento totale di ogni valore o principio morale.
I movimenti tellurici hanno devastato nel passato molti paesi e città e periodicamente si ripetono anche oggi in tutta Italia, provocando atroci sofferenze, distruzioni e morti.
Ebbene, già dal 1734 i Re Borbone erano perfettamente consapevoli del rischio sismico nell'Italia meridionale ed adottarono rapidamente e senza complicanze tutti i possibili ed efficaci provvedimenti in merito a ricostruzioni, assistenza, soccorso, bonifiche, ecc., ecc., oltre naturalmente ad una perfetta regolamentazione inerente "La Prevenzione", fatta in maniera esemplare, precisa e fattibile e non come avviene oggi, in cui, malgrado si versino ogni giorno fiumi di parole, chiacchiere, leggi e leggine astruse ed incomprensibili, nulla mai viene fatto e tutto rimane nel caos.
Alcune volte, mi rendo sempre più conto della veridicità assoluta di una mia riflessione che, a prima acchito, potrebbe sembrare un paradosso, un'assurdità e invece non lo è:
"Il progresso nel passato; il regresso nel futuro!" -
Allora, in questo paragrafo, stiamo considerando il perfetto modo di governare della Casa Reale di Borbone nel periodo del Regno delle Due Sicilie (1734 - 1860). E su questo non ci sono dubbi.
Ma andiamo ancora più indietro nel tempo, all'epoca del possente Impero Romano e poi ancora più indietro al tempo delle grandi civiltà del passato: Greci e Magna Grecia, Egitto, Assiri, Sumeri, Babilonesi, Ittiti, Traci, ecc., ecc.,... e ci rendiamo subito conto che l'attuale cosiddetta tanto decantata "civiltà moderna" è infinitamente piccola e incivile, estremamente disorganizzata, retrograda ed inefficiente in confronto alle grandi civiltà del passato, di cui ancora poco se ne conosce, a causa del solito meschino modo di obliare e travisare le verità storiche da parte dei popoli cosiddetti "vincitori" a danno dei "vinti".
Per avvalorare tale mia considerazione torniamo allo splendido periodo borbonico del Regno delle Due Sicilie.
Nel 1780, il Re Ferdinando IV di Borbone affidò l'incarico degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano al bravo ed esperto ingegnere Francesco La Vega.
Costui scoprì che gli antichi romani costruivano le loro case, le cosiddette "case a graticcio", con un efficientissimo sistema antisismico e ne studiò la struttura, migliorandola affinché le relative tecniche potessero applicarsi anche alle nuove edificazioni.
Furono così emanate dai Re Borbone delle precise regole in merito alle norme antisismiche da adottarsi nel Regno delle Due Sicilie.
Più in dettaglio, la prima normativa antisismica d'Europa fu proprio quella promulgata il 20 marzo 1784 dal Re Ferdinando IV di Borbone dopo gli accurati ed approfonditi studi ingegneristici di Francesco La Vega sulle antiche case romane "a graticcio", rinvenute dagli scavi di Pompei ed Ercolano.
Fra queste regole ricordiamo: "L'utilizzo di un'intelaiatura lignea inserita all'interno delle pareti in muratura; l'incatenamento delle travi e dei solai ai muri; l'erezione di mura perimetrali compatte; le abitazioni non dovevano superare i due piani d'altezza e non dovevano avere pericolosi elementi sporgenti o deleteri tetti spingenti; il ricorso alle strutture in legno e alle controventature; la quasi totale coincidenza fra il baricentro delle masse ed il baricentro geometrico, ecc., ecc., ecc.-
Altro che periodo retrogrado fu quello borbonico come viene falsamente evidenziato oggi da beceri figuri menzogneri.
Fu quello, invece, un periodo di avanzatissimo ed efficientissimo progresso in tutti i campi, oltre ad un'organizzazione talmente perfetta da essere presa come esempio da molti stati esteri.
Tantissime utili iniziative furono adottate dai Re Borbone, in favore sempre della tutela, salvaguardia, benessere e sicurezza di tutto il popolo duosiciliano.
È da tener presente che le strutture di molte edificazioni di origine borbonica sono rimaste perfettamente intatte, nonostante i terrificanti terremoti verificatisi dal 1734 ad oggi, l'incuria, lo sciacallaggio, lo scempio e l'abbandono..., a differenza di tantissime costruzioni "moderne" crollate del tutto.
Le norme antisismiche dei Borbone sono tuttora considerate all'avanguardia da eminenti scienziati internazionali ed usate da molti Paesi (in particolare USA, Cina, Giappone, Russia, Germania) e la validità della regolamentazione redatta alla fine del '700 è stata ingegneristicamente provata e confermata anche di recente. E i politicanti italioti nostrani parlano, parlano, parlano, ma mai nulla di concreto fanno... -
Nel 2013, l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ha testato in laboratorio questo tipo di strutture borboniche. I ricercatori, in collaborazione con l'Università della Calabria, hanno costruito un muro avente i requisiti previsti dal regolamento antisismico borbonico.
Nella circostanza, è stata realizzata in scala 1:1 (avente cioè le stesse dimensioni dell'originale) una riproduzione, pressoché identica, di una parete dell'antico edificio vescovile di Mileto, (struttura rimasta pressoché quasi intatta dopo terremoti, scempi, degrado, sciacallaggio ed abbandono) costituita da muratura rinforzata da un'intelaiatura lignea, da sottoporre poi ad un esperimento di simulazione sismica. Sono stati quindi imposti alla sezione ripetuti spostamenti, alternati nelle due direzioni e progressivamente crescenti d'intensità, allo scopo di verificare la resistenza, anche alle più forti sollecitazioni, della parete intelaiata.
Nel corso delle prove, il manufatto ha mostrato un eccellente comportamento antisismico, evidenziando un'ottima duttilità garantita dal riempimento interno dei telai, con qualche piccolissima espulsone di calcinacci, mentre gli stessi telai in legno (sia le aste che i nodi) sono rimasti completamente integri.
A fine test è stato misurato un lieve spostamento di appena 8 centimetri, da cui è stato possibile dedurre un'ottima resistenza della struttura anche a terremoti di elevatissima intensità.
All'esperimento ha assistito una delegazione del COST Action FP 1101 Assessment, Reinforcement band Monitoring o' Timber Structures, composta da una cinquantina di studiosi provenienti da tutto il mondo.
L'esito delle prove ha dimostrato chiaramente che il sistema costruttivo dei Borbone, quantunque ideato alla fine del XVIII, possedendo una straordinaria capacità di resistere ai terremoti, una volta compiuti i dovuti approfondimenti e adottati gli attuali innovativi sistemi di connessioni, potrebbe essere subito efficacemente applicato anche ai moderni edifici, garantendone stabilità e dando sicurezza alle persone che li abitano.
La grande tecnologia borbonica, con la presentazione dei risultati sperimentali del progetto, è stata successivamente sottoposta anche all'attenzione dei più autorevoli studiosi del mondo, in occasione del meeting internazionale H.Ea.R.T. 2013 (Historic Earthquake Resistant Timber Frames in the Mediterranean Area), organizzato dall'Università della Calabria e dal Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in collaborazione con le Università di Minho, Atene ed Istambul e Icomos Wood Scientific Committee, tenutosi a Cosenza nei giorni 4 e 5 novembre 2013.
In sede di convegno, sono stati altresì raccolti contributi da molti Stati del Mediterraneo (Marocco, Portogallo, Albania, Grecia, Turchia, Egitto, Italia), oltre che da USA, Giappone e Cina, Paesi questi (è bene ricordarlo) che si contraddistinguono per la presenza sul territorio di strutture caratterizzate da pareti in muratura con intelaiature lignee paragonabili a quelle realizzate dai re Borbone in Calabria alla fine del '700, studiando e migliorando la struttura a "graticcio" delle antiche case di Pompei ed Ercolano di chiara origine dell'antica Roma.
Ora che l'Italia è in piena emergenza post-terremoto, c'è da augurarsi che le straordinarie tecniche individuate dal nostro grande ingegnere ed archeologo Francesco La Vega alla corte dei Re Borbone, opportunamente integrate da accorgimenti moderni, possano essere utilizzate soprattutto per salvare vite umane.
Sarà solo una questione di tempo? Ma, ahimè, il vero problema è che di tempo ne è trascorso fin troppo, che nulla ancora è stato fatto e che l'edilizia antisismica dei Borbone, nonostante i risultati eccellenti avvalorati da famosi scienziati mondiali e l'utilizzo nei più progrediti grandi Stati del mondo, in Italia, invece, fino a questo momento, non è stata affatto neppure presa minimamente in considerazione dalla classe dirigente del "Bel Paese", laddove si paventa che i terremoti del futuro potrebbero ancora produrre conseguenze di dimensioni apocalittiche.

Ma cos'è il "graticcio"?

Ebbene, se volete avere un piccolo, semplice esempio pratico del "graticcio" basta venire a casa mia per toccare con mano la "grata", o per meglio dire la cosiddetta "ratella", fatta con listelle lignee magistralmente intrecciate ed annodate da esperti e bravi artigiani di un tempo ormai passato, sulle quali poggio la frutta da seccare, noci, verdure o altro...-
Cercherò con poche e semplici parole di spiegare il "graticcio" usato nelle costruzioni dagli antichi abitanti di Roma Imperiale. Tali graticci, sapientemente usati dagli esperti antichi romani davano enorme elasticità alle pareti, agli intramezzi delle stanze, scongiurando rotture improvvise ed assicurando elevata stabilità alle strutture anche in presenza di grosse sollecitazioni, come terremoti o altri violenti fenomeni naturali o atmosferici.
Tecnica antisismica ripresa e perfezionata in seguito (come ho in precedenza evidenziato) dal bravo ingegnere La Vega, per ordine di Re Ferdinando IV di Borbone, con l'incarico di provvedere alle opere di ricostruzione di tutti quei paesi abbattuti da terribili movimenti sismici.
I "graticci" sono fatti di vimini intrecciati e sostenuti da canne parallele, il tutto poi rivestito di malta (calce). Detti "graticci" venivano uniti, annodati, saldati (messi) negli intramezzi delle pareti coperti da malta "cementizio".
Ed ecco la genialità dell'idea strutturale: in caso di forti scosse telluriche le pareti vibravano, ma non si rompevano, essendo elastiche e tutta la struttura rimaneva integra.
Invece oggi, paradossalmente, anche essendo una tecnica nata e sviluppatasi nel nostro Paese, è stata incoscientemente del tutto abbandonata dagli "italioti" odierni.
Oggi si usa il cemento armato o altre misture improprie di esso che hanno parecchi lati negativi, tra i quali la mancanza totale d'elasticità e un limitato periodo di tempo, per cui anche sottoposto a deboli vibrazioni, è destinato prima o poi a cedimenti improvvisi e rotture varie facendo inevitabilmente collassare e crollare tutto il palazzo, edificio, grattacielo, ponte, diga o altre costruzioni, con danni incalcolabili e perdite di vite umane.
Tengo a precisare che io non sono un tecnico specializzato in costruzioni, però vorrei dire a questa marmaglia di italioti messi lì ai posti di comando e di alta "responsabilità" senza alcun merito, ma solo per una sozza politica attuale..., mi volete per favore spiegare, senza usare, per carità, nessun linguaggio politichese, perché, per quale motivo, continuate imperterriti con illogica cocciutaggine a negare o meglio a schifare, questi sistemi di un tempo? Sistemi peraltro efficacemente adottati da USA, Cina e Giappone, Paesi enormemente all'avanguardia in materia antisismica. -
La Storia è falsata e su questo non ci sono dubbi.
Siamo oggi un popolo di pecoroni, piagnucoloni, spreconi, ipocriti, cretini, idioti, lecchini ed esibizionisti ed anche su questo non ci sono dubbi.
Ma, dico io, è mai possibile che dalle stelle più lucenti dell'intero firmamento di un tempo passato siamo precipitati di colpo (quasi alla velocità della luce) così in basso loco, negando finanche tutte le scoperte, le opere, le innovazioni dei nostri più illustri personaggi del passato e anche del presente (la cosiddetta "fuga dei cervelli"), peraltro tanto ammirati e studiati all'estero?
Una semplice annotazione...: in internet, a proposito di "case a graticcio" vengo a sapere che in Germania, dal 1200 ad oggi, se ne fa un larghissimo uso tale da diventare addirittura orgoglio nazionale con tantissime variazioni estetiche, ma tutte case esclusivamente costruite a "graticcio" con l'ineguagliabile intelaiatura lignea ben visibile all'esterno e adornata con decorazioni diversificate, in modo che ogni casa sia diversa artisticamente dall'altra. Che dire..., l'utile al dilettevole, il tutto sapientemente usato per utilità pubblica e privata, per il turismo e la storia, ecc., ecc., -
E noi, sì proprio noi vicini italioti, che facciamo? Nulla, anzi no, rinneghiamo sistematicamente come putrida plebaglia schifosa, come vermiciattoli viscidi striscianti, come meschini menzogneri e perfidi traditori, i nostri più grandi avi del passato, onorando invece (embe', udite, udite..., al colmo della schifezza in Italia non c'è mai fine...) i più tremendi sanguinari massacratori e carnefici della nostra gente.
Che volete, a volta non riesco proprio a capacitarmi di così tanta sozza metamorfosi che ha investito tutta la gente di questa nazione.
Eppure, purtroppo, devo a malincuore verificare ogni sacrosanto giorno che è la verità, una verità amara, dolorosa e temo anche irreversibile: siamo un popolo amorfo senza passato, senza presente e senza alcuna speranza di futuro.
Termino con una massima estremamente veritiera di Albert Einstein, un autentico avvertimento profetico che, riportato ai giorni nostri, risulta purtroppo perfettamente avverato.
“Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti!”.

La Realtà Storica

Nel '33 Hitler fu nominato Kaiser (capo del governo tedesco). Gli ebrei residenti in Germania (secondo alcuni la più grande comunità ebraica in Europa) allibirono perché sapevano che questo Kaiser sarebbe stato sicuramente un loro nemico.
Hitler, infatti, non sopportava che gli ebrei sfruttassero e si appropriassero delle risorse tedesche esclusivamente per le loro comunità ebraiche, svantaggiando di conseguenza i cittadini tedeschi.
Noi tutti oggi sappiamo molto bene che gli ebrei sparsi da secoli in tutto il mondo sono gente molto attiva e capace di far fruttare nel miglior modo possibile i loro interessi in tutti i settori, soprattutto in quello finanziario, economico, commerciale, bancario, ecc., ecc. -
Sfruttando, infatti, le loro innate qualità intellettive e fattive, sono riusciti in breve tempo a migliorare le loro condizioni economiche e ad industrializzarsi ad un tale livello da potersi confrontare con le grandi potenze mondiali. Molti di loro occupano ruoli importanti in alcune grandi multinazionali del mondo.
Si aiutano tra di loro e s'impegnano ad aiutarsi in qualsiasi occasione nel miglior modo possibile.
Certamente ad Hitler questi "intrusi", questi "estranei" nel territorio germanico non gli garbavano proprio e, alla prima occasione, li avrebbe tutti scacciati via, nel modo più violento ed atroce possibile.
E' superfluo continuare nei particolari..., sappiamo ormai tutti l'orribile sorte che subirono tanti e tanti ebrei e anche altri popoli sotto il terrificante dominio nazista voluto da Hitler.
Voglio comunque fare una semplice considerazione e cioè che in ogni guerra nessuno si può definire completamente scevro da ogni colpa, ma nessuna colpa al mondo, per quanto grave essa sia, può giustificare quell'orripilante mattanza contro un'intera razza, un intero popolo.
Allora, proseguiamo nella trattazione della realtà storica di quel tetro periodo ed evidenziamo il fatto che tante e tante famiglie ebraiche residenti in Germania, avendo avuto sentore della Guerra e del cambiamento che si stava compiendo nelle alte sfere del potere germanico, trasferirono in fretta e furia e in gran segreto le loro immense ricchezze (lingotti, pietre preziose, oggetti di valore, oro, diamanti, titoli, denaro, quadri, ecc., ecc.) nelle Banche della vicina neutrale Svizzera.
Intanto, come si prevedeva, nel '40 scoppiò l'orripilante Guerra mondiale ed Hitler con una "guerra lampo" occupò il Belgio, nonostante fosse nazione neutrale e penetrò improvvisamente in Francia, aggirando astutamente la linea di sbarramento francese Maginot.
Non sto qui a raccontarvi gl'innumerevoli obbrobriosi eventi bellici.
Finita la Guerra '40 - '45, molti stati coinvolti nella guerra si ritrovarono impoveriti e quasi distrutti.
In Europa l'unica nazione che ne uscì trionfante ed arricchita fu la neutrale Svizzera.
Allora, teniamo presente che, in base alle notizie riportate da più fonti, circa 6 milioni di ebrei (comprese altre razze...) furono barbaramente trucidati su ordine di Hitler, questo mostro infernale che s'era messo in testa di eliminare completamente con ogni mezzo possibile tutta la razza ebraica.
La Svizzera, piccola nazione europea, comportandosi in modo abietto e senza scrupoli e non tenendo conto delle atroci sofferenze del popolo ebraico sotto il nazismo hitleriano, trattenne tutti i soldi di tanti e tanti ebrei, da loro depositati in precedenza nelle banche svizzere.
Che dire..., atrocità ed ingiustizie nelle guerre ed ancora atrocità ed ingiustizie nelle sedi finanziarie e bancarie. "Similis cum similibus" - Ovunque ti giri in questo mondo schifoso noti atrocità.
A questo poi si aggiunge il colmo dei colmi, l'imprevedibile..., e cioè che molto spesso i superstiti di precedenti carneficine da vittime diventano carnefici nei riguardi di popoli vicini... -
E poi..., e poi..., il ciclo continua in seguito...; vittime e carnefici si scambiano i ruoli e la tanto desiderata Pace rimane solo un sogno, un'utopia, un'illusione, anche perché entrano nel potere i  soliti guerrafondai al servizio delle solite multinazionali della guerra con la produzione e vendita di armi sempre più letali.
Allora, ritornando alle banche svizzere e ai soldi degli ebrei, c'è da precisare che, conoscendo la fermezza degli ebrei nell'agire tempestivamente per difendere i loro interessi, ci sono state negli anni dal dopoguerra ad oggi tante dure proteste da parte di quegli eredi ebraici che possedevano i documenti originali dei loro depositi in Svizzera.
Purtroppo, nonostante tutto, sembra che solo una piccolissima parte dei soldi sia stato restituito a pochi legittimi  eredi ebraici.
Tutto l'immenso deposito ebraico è rimasto nelle banche svizzere.
Ed i mass media nazionali ed esteri tacciono... -
Tutta la faccenda è finita a tarallucci e vino; nisciune ne sape niente e nun se ne parla cchiu'... -
Chi capisce ed ha volontà di capire, ha già capito... -
Allora, continuiamo il nostro discorso sulla "Realtà Storica" vista da altre prospettive, occupandoci di altre faccende altrettanto obbrobriose... -
Essendo la maggior parte dei popoli europei, tra cui anche l'Italia, coinvolti in una disastrosa guerra mondiale, usciti massacrati e impoveriti, cercarono lavoro nella vicina Svizzera.
Centinaia, migliaia d'italiani emigrarono in Svizzera e molti  trovarono lavoro.
Al loro rientro in Italia, comprarono un pezzo di terra e si costruirono la casa.
Per avere un'esatta cognizione di come stavamo situati economicamente e finanziariamente nei primi anni del dopoguerra, cercherò di rendere meglio il concetto raccontando dei fatti successi negli anni '45 - '50 - '60.
Mel mio paesello, all'arrivo delle truppe alleate stanziatesi nella pianura di Piana "La Fagianeria", durante la lunga estenuante battaglia per la conquista di Montecassino, le truppe inglesi ed americane stettero in attesa degli eventi bellici proprio nella succitata pianura del mio paesello.
Nelle cucine delle truppe alleate lavoravano anche molti giovani pianesi. Ogni mattina, dei camion delle cucine, tramite accordi già stabiliti in precedenza, scaricavano nella zona denominata "AIA Vecchia", sempre nel mio paesello, in botti piene, tutti gli avanzi dei cibi.
Molte mamme pianesi si recavano tutte le mattine con un secchiello a recuperare qualcosa da mettere sotto i denti.
Anche mia madre usciva tutte le mattine con un secchio e a volte portava a casa cosce di pollo, tacchino, prosciutto, bistecche, ecc., ecc., tutti alimenti di scarto degli alleati.
La mamma prendeva tutto quel ben di dio, lo lavava accuratamente, lo sciacquava, lo bolliva, lo conciava a volte anche con limone, aceto e sale e alla fine lo portava finalmente a tavole. Che dire, per noi poveri ed affamati, ridotti allo stremo, certamente quella visione era per così dire qualcosa di celestiale, di succulento e..., mi torna in mente quella scena del film "Miseria e Nobilta'" in cui Totò si butta su quelle prelibatezze, salta sul tavolo, balla, mangia a più non posso e s'infila poi gli spaghetti anche nelle tasche... -
Bè, questo è solo un film, anche se magistralmente interpretato, ma la realtà di quell'epoca post bellica era ben più grave, il malessere era ovunque, si viveva alla giornata e sopravvivere in quelle condizioni estreme era veramente duro.
Sembra un paradosso, una bugia, una denigrazione,... no, no, no, è proprio la sacrosanta verità, provata ed accertata, senza ombra di dubbio da tantissimi fatti terrificanti raccontati da persone che li hanno vissuti, patiti e subiti sulla loro pelle.
A tal proposito, tengo a ripetere il concetto che solo chi ha vissuto quel tristissimo periodo intensamente come me può realmente capire.
La Guerra, la maledetta guerra porta con sé tanti orrori, tante nefandezze commesse da tutti gli schieramenti, sia dai cosiddetti vincitori, sia dai cosiddetti vinti. Ognuno di loro poi elabora delle ipocrite giustificazioni dei tanti misfatti commessi, addossando sempre la colpa alla parte avversa, in un vergognoso vortice di scaricamenti reciproci di colpe e responsabilità.
E' sempre una "Guerra tra Pazzi, anzi tra Mostri", in cui chi ci rimette di più è purtroppo sempre e solo il popolo, gli innocenti, i bambini, le mamme, i vecchi, ecc., ecc. -
Rendiamoci poi conto che nelle guerre non esistono vincitori, ma solo perdenti... -
 Mi viene in mente tra i tanti demoniaci episodi bellici, il primo bombardamento di Benevento, ove tanti aeroplani dei cosiddetti "Alleati" sganciarono un quantitativo enorme di bombe sulla stazione e sui treni carichi di passeggeri sulla tratta Milano - Reggio Calabria. Non sto qui a dilungarmi nel raccontare tutti gli agghiaccianti particolari di quelle scene strazianti che si presentarono davanti ai miei occhi. Mi vengono i brividi solo nel ricordare alcuni flash nella mia mente di quella carneficina. Non esistono parole per descrivere l'orrore e l'immane tragedia di quel maledettissimo bombardamento.
Li vogliamo definire almeno dei Mostri quelli che causarono tale obbrobrio?
Oppure continuiamo da ebeti italioti ignoranti a chiamarli ancora Salvatori, Liberatori, Alleati, Guerra di Liberazione o addirittura Guerra Santa, dimenticandoci dei tanti nostri morti innocenti di Benevento, Cassino, Napoli, Caiazzo e di tante, ma proprio tante altre zone d'Italia sottoposte ad un massiccio bombardamento da parte delle truppe alleate?
Ci dimentichiamo poi delle tante sevizie, torture, infamie, assassini, violenze e quant'altro dovettero subire gente italiana innocente all'arrivo di quella feccia: goumiers, marocchini, australiani neozelandesi, ecc., ecc., a diretto servizio degli organi militari alleati?
Aggiungete poi il Napal, i gas letali, le super bombe e tutte quelle terribili armi di distruzione di massa "vietate" per così dire ad capocchiam dalla comunità internazionale ed usate invece sempre dai cosiddetti "Alleati" nelle altre guerre seguenti quella mondiale ed avrete già un quadro demoniaco.
Aggiungete poi la più terrificante arma di distruzione e cioè la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki ed avrete un quadro completo del Male in assoluto e del suo demonico potere distruttivo.
Che brutta cosa, che schifezza è sapere che il pilota di un gigantesco e potente bombardiere scarica tutta la sua "merdaccia putrida", pardon tutto il suo enorme e pesante quantitativo di bombe su città e città e poi tutto giulivo, felice ed orgoglioso di essersi tolto quel peso di bombe dalla pancia dell'aereo e di aver così adempiuto in pieno alla sua delicata ed importante missione bellica, torna trionfante alla base in uno scrosciare continuo di applausi degli altri soldati e..., e poi..., viene pure premiato.
Mi vien da vomitare...- C'è da uscir pazzo! -
Andiamo avanti..., anche se è molto difficile proseguire dopo aver trattato in sintesi d'una guerra perversa, satanica e massacrante... -
Passiamo ad oggi e cerchiamo di mettere in chiaro di come stanno veramente le cose, scevro da qualsiasi stima o simpatia per l'uno o per l'altro.
La maggior parte dei nordici cerca in tutti i modi possibili ed immaginari e con mezzi forsennati di renderci a noi sudisti sempre più poveri di quanto siamo adesso. Dalla fatidica invasione nordista del Sud Italia nel 1860 fino ad oggi, quei fetentoni piezz'e merd del Nord stanno ancora tentando di prenderci tutto, finanche ciò che è impossibile prendere e cioè la nostra anima.
Mettiamo a confronto le due Italie. Già, la cosiddetta unione italiana così pomposamente riportata e celebrata nei libri scolastici non è mai avvenuta, anzi il divario tra Nord e Sud è andato col tempo peggiorando.
Ora mi si dica in maniera seria e ponderata: "Che ricchezze territoriali, naturalistiche e ambientali possiede realmente questo c... di Nord?" -
"Poco o niente. Neve, solo e soltanto neve, nebbia, ghiaccio e tanto, ma tanto smog!" -
E bastaaa! Nient'altro! Se vogliamo proprio essere pignoli possiamo considerare alcune piccole amorfe ed insignificanti "merdacce" messe un po' ad capocchiam in alcune zone del Nord ed ingigantite dalla solita pubblicità martellante della cricca nordista.
Già, la solita noiosissima pubblicità nordista ci martella tutti i santi giorni in tutti i mass media, TV, radio, web, social, riviste, giornali, ecc., ecc.,: gare di sci; campioni dello sci; giochi olimpici invernali; partecipazione degli altri stati; piste, scuole e ritrovi per amanti dello sci, ecc., ecc., -
E poi, a queste buffonate del Nord si aggiungono anche alcuni ricconi "pezziente resagliute" buffoni del Sud, che magari non sanno neppure come si calza uno sci o uno scarpone da neve; quindi stupidi e vanagloriosi vanno ad ingrassare gli altri ricconi del Nord, assistendo pomposi alle esibizioni e gare di sci nelle cosiddette "settimane bianche" -
Sì, andate, andate negli hotel nordisti e jatevenne affangulo ra nant'e palle...!!! -
Similis cum similibus... merda chiama merda... - "Asinus asinum fricat!" -
Sì! Sì! Correte! Andate a portare soldi e sempre più soldi al Nord e rinnegate i vostri avi, le vostre terre, la vostra storia, le vostre origini, ecc., ecc.,... razza di putridi svergognati e traditori. Andate a sciacquare le palle ai vostri padroni nordisti e impoverite sempre di più il Sud.
Ci buttiamo la zappa sui piedi.
Cosa ha fatto il Nord dal 1860 ad oggi? -
Dal 1860 il Nord, dopo averci brutalmente invasi e massacrati nei modi più atroci possibili, ci ha tolto tutto quello che era possibile toglierci; ci ha tolto la nostra vera storia imponendo la loro falsa storia; ha cambiato tutti i testi classici e scolastici; ha emanato leggi solo a favore del Nord e non ha mai pensato seriamente di collaborare fattivamente coi meridionali.
Ed ancora... il Nord ha avvelenato con ogni tipo di sostanza nociva tutti, dico e ripeto tutti i terreni del Sud, tra i quali  mi vengono in mente quelli siciliani con i famosi tarocchi ed altre prelibatezze del luogo; i terreni pugliesi con i famosi uliveti e vitigni; i terreni fertilissimi cineritici vesuviani e della zona amalfitana e sorrentina con i famosi pomodorini, pomodori San Marzano, i limoni di Sorrento, le mele annurche, le viti, le prugne, le pesche..., la famosa pasta di Gragnano, le mozzarelle di bufala e tante, ma proprio tante specialità che adesso non ci sono più per l'avvelenamento continuo e costante di tutti i terreni del Sud in cui si continuano a scaricare sostanze letali per animali e vegetali mettendo a serio rischio e pericolo gli stessi abitanti del meridione con l'insorgere di terribili malattie tumorali ed altre... -
Mi diceva mio padre che i terreni cineritici vesuviani producevano più di sette - otto raccolti all'anno con quantità e soprattutto qualità di primissimo ordine. Tanto vale, mi diceva sempre mio padre, un solo metro quadrato di quel terreno vesuviano che un intero moggio (are 33) del nostro terreno.
Esagerava? Assolutamente no! -
Ho ancora viso negli occhi l'immagine di quei mostri meccanici, pardon di quelle ruspe che seppellivano tonnellate e tonnellate di veraci pomodori meridionali.
Il motivo? Ordine perentorio, pena sanzioni e multe, di quella sozza, anzi mille volte sozza Europa che ci proibiva di superare la produzione di un certo quantitativo di prodotti agricoli.
Si dava addirittura un premio (cose di una gravità immensa) a chi estirpava e distruggeva ad esempio i secolari ulivi o altri tipi di piante.
Ogni volta che ripenso a quell'orribile scempio subito dalla mia dolce e cara terra natia rimango allibito, sconcertato, addolorato ed anche molto, molto arrabbiato.
Nel dopoguerra '40 - '45 gli "Alleati" (altri mostri invasori delle nostre terre), il giorno di Pasqua addobbavano le piazze con l'albero di Natale. Eh già..., dopo le carneficine di tanti civili innocenti causate dai loro stramaledettissimi bombardamenti.
Andiamo avanti..., altrimenti il sangue chissà dove sale... -
Un attimo..., stiamo parlando di alberi di Natale e ogni anno, anche oggi si parla solo e soltanto di alberi addobbati durante il Natale.
E..., ci siamo forse tutti dimenticati di quella nostra grande tradizione natalizia rinomata e famosa in tutto il mondo e radicata principalmente nel Sud Italia? -
Di cosa parlo? -
Parlo del Presepe, del famosissimo, artistico e intramontabile Presepe.
Dove è andato a finire il Presepe? Dove sono andati a finire quei grandi artisti che preparavano come delle vere e proprie opere d'arte le loro magnifiche creazioni presepiali.
Ma che cazzo me ne faccio di un albero d'abete (peraltro strappato pure con violenza dal suo ambiente naturale) imbacuccato di orrende palle e nauseanti insipidi dolcetti tipici (guarda caso) del Nord Italia o americani, con quei vanagloriosi nomignoli ridicoli di dubbia provenienza anglosassone.
Insomma..., dobbiamo pure accollarci dal Nord e dall'estero quest'altra merdaccia.
Il Presepe invece è tutta un'altra cosa, non c'è paragone con l'albero di Natale.
Ebbene, dal dopoguerra ad oggi arrivano camion carichi di piante d'abete dal Nord Italia. E chi ci guadagna? Il Nord! L'albero di Natale è la moda balorda di quest'epoca ed è un immenso business nordista con la vittima sacrificale del Presepe sudista.
Ma proseguiamo con altre schifezze nordiste... -
Tutti ormai s'accorgono che, in tutti i negozi, supermarket, punti vendita, mercati, mercatini, locali di ritrovo, ecc. ecc., esistono in bella mostra e a caratteri cubitali con cartelloni pubblicitari specifici solo e soltanto prodotti provenienti dal Nord Italia: panettoni, pandori, vini, spumanti, cotechini, zamponi, castagne, olio, pasta, formaggi, ecc., ecc. -
E' una tremenda invasione di prodotti nordisti che distruggono inevitabilmente ogni tentativo di ripresa del Sud.
Una volta, tanto tempo fa, avevamo tante specialità, tante prelibatezze... in questo nostro caro Sud... -
Sì, le avevamo e, in un certo senso, ne abbiamo qualcuna anche adesso, ma andate a controllare bene cosa c'è scritto sull'etichetta di quei prodotti che dovrebbero essere di esclusiva nostra produzione, gestione e commercio e invece tutto viene fatto e disfatto nel lontano Nord, sempre secondo il volere, l'approvazione e la decisione finale dei "magna magna" del Nord.
Se questa non è vera ed autentica  mafia terroristica nordista, allora ditemi voi cos'è!? -
E passiamo adesso a considerare il famoso Cantiere Navale di Castellammare, vero orgoglio mondiale borbonico al tempo del Regno delle Due Sicilie.
Sotto l'attenta direzione dei magnifici Re Borbone, dai cantieri di Castellammare uscivano un numero enorme di splendide navi, piroscafi ed imbarcazioni di tutti i tipi e grandezze sia militari che civile e da diporto, talmente efficienti, attrezzate e di tecnologia avanzatissima, da far invidia e a volte superare la stessa marina britannica.
Prendiamo solo un esempio...; chi nel 1860 possedeva le navi dotate di un'avanzatissima ed efficientissima propulsione ad elica? Solo il Regno borbonico delle Due Sicilie e nessun altro al mondo.
Gli inglesi, i francesi, gli spagnoli, gli austriaci ed altri, tra i quali quegli straccioni nordisti, erano altamente invidiosi (un invidia che, in seguito, tracimò in un odio perverso e crudele) della marina borbonica e del commercio internazionale del Regno delle Due Sicilie che aumentava sempre di più, grazie agli efficienti cantieri di Castellammare da cui uscivano in continuazione fortissime e bellissime navi che solcavano mari ed oceani.
Le navi da diporto chi le costruiva?
Solo e soltanto i cantieri navali di Castellammare.
Anche dopo quella brutale invasione nordista con l'appoggio di altri stati esteri, con il massacro, il genocidio ed il forsennato furto di tutto ciò che i nordisti riuscivano a prelevare dal Sud, la produzione navale di Castellammare continuò fino ad un certo periodo in cui la malefica coalizione nordista ed estera decise che bisognava eliminare alla radice tutto ciò che era ancora borbonico, assegnando il comando dei cantieri di Castellammare a quella sozza e corrotta società Fincantieri di Genova.
Provate, anche attraverso ricerche nel web o altri mass media, a procurarvi delle immagini della famosa nave "Il Rex", tra le ultime grandi e splendide navi italiane.
Rimarrete sbalorditi da tale magnificenza ed accuratezza di costruzione sin  nei minimi dettagli.
Navi che, sempre per invidia, odio ed altri perversi  motivi, furono distrutte dai bombardieri americani ed inglesi nella seconda guerra mondiale.
Allora, in sintesi, ricapitolando i fattacci più eclatanti e vergognosi dal passato ad oggi: non bastava il massacro della gente meridionale e le ruberie effettuate da quei luridi francesi nel 1800 - 1820, giacobini, murattiani ed altri sozzi figuri; non bastava il genocidio della gente del Sud e le ruberie effettuate nel 1860 - '61 e anni seguenti da quei miserabili merdosi garibaldini, piemontesi, savoiardi coadiuvati, appoggiati ed aiutati dai soliti stati esteri, inglesi, francesi ed altri luridi figuri; non bastava la durissima e feroce repressione dei meridionali, definendoli con l'appellativo infamante di briganti, gente innocente che desiderava semplicemente restare fedele ai loro amati Re Borbone e vivere in pace nella loro terra natia; non bastava aver annullato completamente la nostra storia, la nostra dignità, la nostra identità; non bastava aver calunniato, infangato i Re Borbone  attribuendo al termine "borbonico" un significato altamente negativo e denigratorio e riportato in tutti i dizionari, enciclopedie, riviste, testi classici e scolastici;  sono talmente tanti gli obbrobri e le cattiverie commesse dai nordisti e company estere nei confronti del popolo meridionale che mi sta sorgendo dal di dentro una forte rabbia ed una grande delusione nell'avvertire nella società odierna un'assuefazione sconcertante a questo lecchinaggio e schiavismo nei confronti del Nord e la conseguente mancanza di ogni tipo di reazione che sarebbe legittima in questi casi estremi di sopportazione.
Allora voglio terminare semplicemente riprendendo la questione delle nostre ultime bellissime e prestigiose navi affondate di recente; non bastava avercele vigliaccamente distrutte nella guerra '40 - '45 da quei bastardi delle truppe alleate; anche nel dopoguerra da Castellammare di Stabia sono state varate navi stupende, ma sono state tutte affondate attribuendo a volte la colpa a ridicoli e inverosimili incidenti di bordo o a manovre errate o ad anomalie di funzionamento di alcuni macchinari... - Tutte balle date in pasto ai mass media, stampa, TV, ecc. come "organi di distrazione di massa" per coprire la vera causa dell'affondamento già in precedenza stabilito a tavolino e realizzato ad arte nei minimi particolari  con il solito "capro espiatorio" finale.
Niente di nuovo sotto il sole...; bombardamenti; cannoneggiamenti a lunga distanza; ordigni esplosivi a bordo delle navi nascosti nei punti nevralgici e fatti esplodere con appositi comandi a distanza nel momento opportuno e tante, ma tante altre diavolerie segrete dei nostri tempi... -
Chi sono i mandanti?
Embe',  sono sempre le solite "cricche" inglesi, americane, francesi, ecc., ecc., che logicamente foraggiano i nostri burattini politici.
Mi passa per la mente, sempre a sto' punto della dissertazione, la solita domanda che conferma ciò detto poc'anzi:
"Chi ha sconfitto un così compatto, organizzato, ben armato ed addestrato esercito borbonico di oltre 200 mila soldati e conoscitore di ogni tipo di zona strategica della loro terra? -
Quei mille miserabili disgraziati morti di fame partiti da Quarto ed arrivati a Marsala su antiquate imbarcazioni potevano da soli e senza subire perdite conquistare l'Italia sbaragliando le agguerrite postazioni borboniche e poi tutto il su potentissimo esercito del grande Regno delle Due Sicilie?
Certo che no! E' impossibile! Teniamo poi conto anche della potentissima ed attrezzatissima flotta borbonica e la questione si fa ancora più inverosimile. Potevano mai quelle scadenti navi garibaldine con quei mille straccioni a bordo avere la meglio sulla flotta borbonica.
Lasciamo perdere tutte quelle insinuazioni infamanti contro i Borbone, in quanto non hanno proprio nessun fondamento e nessun riscontro storico. Sono solo invenzioni, falsità, menzogne e calunnie.
Lasciamo perdere quegli isolati tradimenti di alcuni comandanti borbonici, in quanto la potenza del grande esercito borbonico e della sua potente flotta rimanevano intatti.
I motivi della disfatta borbonica sono quindi da ricercarsi in altre fonti.
E' logico, arrivati a questo punto, fare riferimento ad una coalizione di eserciti e flotte straniere, già preparati in precedenza, in particolare inglesi e francesi, in combutta con quei vigliacchi, meschini e traditori macellai falsi "fratelli" nordisti che hanno completato l'orrenda mattanza dando il colpo di grazia e massacrando ancora ed ancora più volte senza alcun codice d'onore e senza alcuna pietà un popolo già profondamente dilaniato da un'orribile guerra d'invasione straniera.
Dopo questa mia assolutamente veritiera dissertazione, mi sento particolarmente orgoglioso di appartenere a queste terre del Sud Italia (sempre vivi sono in me l'amore e la venerazione per il grande Regno borbonico delle Due Sicilie) e all'età di 94 anni compiuti provo una profonda soddisfazione per tutto ciò che ho scritto nei miei libri, pamphlet e siti web, compreso alcuni forum, blog, social e e-mail... -
Al contrario sono profondamente deluso ed amareggiato dai testi classici e scolastici, ma anche dai giornali, riviste, dizionari ed enciclopedie sia cartacei che online che risultano, ahimè, completamente tutti falsati e sfacciatamente attaccati a quella solita putrida cricca nordista della farsa risorgimentale.
Citiamo solo, per non prolungarci troppo su una caterva enorme di schifezze, alcuni brevi e semplici esempi sintetici per renderci conto di come viene abbindolata l'intera nostra società odierna in merito a vicende storiche.
Nelle scuole elementari si legge nei vari sussidiari e dizionari (faccio un riassunto molto sintetico):
"Degli austriaci trasportavano un mortaio, che all'improvviso restò impantanato in un fosso. Chiesero quindi aiuto a dei popolani del posto che si rifiutarono. Un eroico ragazzino genovese, si legge nel sussidiario, dal nome Gianbattista Perasso, soprannominato "Balilla" lanciò per primo una pietra con la fionda gridando "Che l'inse?" (Che la incominci?) che colpì il sergente austriaco; ne nacque una lotta ed i popolani vinsero!" -
Non ne parliamo poi dei tanto osannati e celebrati "fratelli Attilio ed Emilio Bandiera", di "Enrico Toti" e di tanti e tanti altri falsi personaggi ed episodi completamente inventati ed inseriti nella storia da studiare sin dalle elementari per continuare poi sempre la solita ridicola farsa alle scuole medie, superiori e finanche all'Università, omettendo e falsificando sempre le Verità Storiche.
Andiamo avanti... -
Prendiamo ad esempio alcuni discorsi di Mussolini e la storia falsata riportata nei libri scolastici di quell'epoca fascista in cui si apprendevano altre scemenze allo scopo di inculcare nella mente dei fanciulli il coraggio e l'orgoglio del fascismo.
"Meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora!" -
"Chi per la patria muore vissuto è assai!" -
E intanto i nostri scadenti carri armati s'impantanavano sistematicamente nella sabbia africana.
Dal 1860 ad oggi..., regno d'Italia, ventennio fascista, repubblica...,; è tutto un insipido minestrone di falsità, cazzate e fesserie d'ogni tipo.
Oggi poi è un caotico e contraddittorio giro giro tondo di una caterva immensa di falsità in cui la verità viene sistematicamente fatta precipitare in una profonda voragine.
Anche il Papa in uno dei suoi semplici ma significativi discorsi ha voluto ripetere, come monito per tutti le parole della canzone di Mina:
"Parole..., Parole..., Parole...," -
Facciamo ridere a crepapelle anche le minuscole pulci, tanto siamo caduti in basso... –

VELLEITÀ E PRESUNZIONE

Mi sono sempre battuto contro gente velleitaria e presuntuosa.
I saputelli sono stati sempre in ogni occasione battagliati e spronati dal sottoscritto. Ho cercato di effettuare sempre un onesto discernimento tra l'ignorante esibizionista buffone e cretino e l'uomo che, pur essendo colto, si dimostra sempre umile, giusto, onesto e modesto.
Quest'ultimo sa benissimo che il sapere è infinito e che tanti, ma tanti dubbi, lacune, incertezze e domande lo assillano, per cui egli è sempre alla ricerca di risposte serie, fattibili e plausibili, sapendo di non sapere. Egli non si basa mai sull'improvvisazione, sulle ipotesi o sul cosiddetto "così dicono gli altri...", bensì sulle certezze derivanti da uno studio scientifico ed approfondito di una data questione dopo svariate prove atte a confermare, cambiare o annullare un'eventuale teoria iniziale.
Quindi c'è una netta e inviolabile separazione tra l'ignorante esibizionista che si atteggia a sapientone e sciorina una quantità enorme di parole, scemenze e cazzate e la persona colta che si dimostra sempre umile e di pochissime parole, ma assolutamente assennate e di profondo significato.
La semplicità è una grande virtù.
Coloro che riescono ad evidenziare con poche, semplici, chiare e comprensibili parole un concetto alquanto complesso per le masse sono persone uniche, dotate di capacità intellettive superiori alla norma e conoscitori di ogni minimo dettaglio della loro materia.
A tal proposito cito ad esempio i grandi nostri scienziati e premi nobel tra i quali Rubbia, Zichichi, Montalcini, Frisone ed altri...; quando si ha la fortuna di poterli ascoltare, si rimane estasiati dal loro linguaggio chiaro, semplice e significativo.
Purtroppo molte nostre grandi menti sono emigrate all'estero, a causa della solita italietta di merda corrotta e partitocratica.
All'opposto rimaniamo purtroppo in Italia a sorbirci tutti i santi giorni le inconcludenti discussioni dei soliti pomposi somari politicanti, che insieme con altri somari intervistatori si atteggiano a gran sapientoni, grandi opinionisti e critici di ogni argomento in un'accozzaglia immonda di ciucci italioti.
E logicamente il caos resta sempre sovrano nel nostro merdoso Paese.
Ebbene, dopo questo preambolo veritiero della triste situazione odierna, stanco di vivere in una società italiana esibizionista idiota (italiota), deluso ed amareggiato per una meritocrazia fatta cadere sistematicamente sempre più giù in fondo al pozzo dell'oblio, resomi conto che "O ti mangi sta minestra o ti butti dalla finestra", voglio stavolta adeguarmi all'esibizionismo italiota di massa e infrango di sana pianta la mia modestia ed umiltà, diventando anch'io "Velleitario e Presuntuoso" -
Rileggendo varie volte le mie "Reminiscenze", le mie “Riflessioni” e le mie sacrosante verità, frutto di tante esperienze di vita realmente vissute dal sottoscritto, rimango talmente estasiato ed orgoglioso di quanto ho scritto e riportato nei miei siti internet, libri, diari, pamphlet, ecc., ecc., che provo grande meraviglia per me stesso per aver avuto quella sublime capacità di ricordare nei minimi dettagli tanti fatti del mio passato e di averli artisticamente evidenziati con un linguaggio perfettamente adeguato allo scopo che m'ero prefisso, in modo chiaro, bello, ordinato e comprensibile.
La mia Opera, senza alcun timore di apparire alquanto velleitario e presuntuoso, è veramente una Grande Opera; è un autentico grande Romanzo di Vita Vissuta da poter essere trasmesso da tutti i mass media oltre che dall'attuale internet ed anche come film o testo di studio o ricerca.
Attualmente il nostro mondo è un caos infernale, una gabbia diabolica con tanti demoni "Bestia uomo" che hanno seppellito il Vero ed esaltato il Falso.
Ebbene, lo scopo unico della mia grande Opera è di riportare, almeno in parte, questo pazzo, pazzo mondo sulla retta via, seppellendo il Falso ed esaltando il Vero.
Sono perfettamente consapevole che è un’utopia, ma tentar non nuoce…-
A tal uopo, facendo questo sacrosanto discernimento, voglio con orgoglio ancora ripetere che, questo mio veritiero libro debba necessariamente entrare in tutte le scuole private e statali per far conoscere le Verità Storiche.
Non me ne vogliano i miei cari ed affezionati lettori per questo mio improvviso scatto d'orgoglio e presunzione.
Non ce l'ho fatta più...; non sopporto più questo pazzo ed idiota mondo e la mia pazienza è al limite… e poi, diciamocelo bene, è sempre cosa buona e giusta la conoscenza globale della "VERITÀ" -

Bastonate ai grandi studiosi etimologici,
autori di famosi dizionari enciclopedici
"Treccani, Melzi, Gabrielli, Garzanti, Motta,
Sabatini-Coletti, Grolier, Le Monnier, Larousse, ecc."

Io, piccolo e modesto uomo, davanti a tanta magnificenza intellettuale, nell'inchinarmi, nel genuflettermi con grande rispetto ed umiltà a tutti Voi autentici e famosi pachidermi del sapere e soprattutto studiosi della lingua italiana, oso umilmente porVi, da semplice cittadino di questo Paese, una semplicissima domanda:
"Per quali motivi, per quali ragioni, lasciate pubblicare nei Vostri famosi dizionari enciclopedici tante, ma proprio tante parole etimologicamente del tutto sbagliate ed anche infamanti e razziste e, cosa ancora più grave, renderle, con un’obbrobriosa pubblicità, completamente di dominio pubblico?" -
Allora, prendiamo ad esempio un vocabolo che mi è particolarmente caro, in quanto mi fa ricordare la ricchezza, il benessere e la meraviglia della mia terra in un passato lontano.
Al vocabolo "borbonico" c'è scritto in tutti i vostri dizionari ed enciclopedie: uomo ignorante, retrogrado, retrivo, caotico, arretrato, rivoluzionario, ecc., ecc. - Insomma, per questo termine vengono riportati solo difetti e negatività.
Tutto ciò è pazzesco ed è da pura follia ai massimi livelli in riferimento ai vostri autorevoli autori, in quanto la Verità è l'esatto contrario di quello che avete scritto e pubblicato.
Posso accettare fino ad un certo punto le affermazioni errate di un emerito babbeo ignorante di strada abbabbuliato dalle vostre fesserie, ma non posso accettare tutti Voi famosi linguisti e cultori della storia e della letteratura. Non posso assolutamente perdonare o giustificare Voi che conoscete benissimo la Verità sulla  grande famiglia dei Re Borbone e intanto riportate il falso con un'infamità da parte Vostra che rasenta il razzismo più putrido ed abietto.
Ed ecco che ritorna puntualmente la massima di Berthold Brech:
"Chi non conosce la Verità è un ignorante, ma chi la conosce e la chiama bugia è un Delinquente!" -
Capito il concetto e il colossale abbaglio che avete "volontariamente" preso? -
Non ci sono scusanze all'infamia calunniosa che avete riportato nei vostri testi enciclopedici.
Quando io sottoscritto leggo e so con certezza che Palazzo Reale di Caserta è considerato da tutti una delle 7 Meraviglie del Mondo, Patrimonio dell'Umanità, come faccio a coincidere le fesserie infamanti e spregevoli che avete osato scrivere sui Re Borbone?
La Vostra prosopopea rivela un’innata stupidità e velleitaria addottrinatura libresca? -
Mi viene voglia di vomitare?
Molto spesso, nei testi classici, scolastici, enciclopedie, riviste, ecc., ma anche nei mass media, tv, giornali, talk show, cerimonie, documentari, film, congressi, ecc., ecc. si cerca in tutti i modi di oscurare e non riportare mai il termine Borbone, anche quando si parla, a volte, di luoghi e opere del Sud Italia, risalenti certamente a quel favoloso periodo borbonico del magnifico Regno delle Due Sicilie.
Prendiamo ad esempio la città di Caserta e la sua grande Reggia Vanvitelliana; essa fu opera dell'ing. Luigi Vanvitelli. -
Con tutto il rispetto per il grande Vanvitelli e le sue splendide opere, però bisogna tener bene a mente che l'idea di realizzare creazioni artistiche ed architettoniche di tale bellezza e splendore fu esclusivamente dei Re Borbone che chiamarono il Vanvitelli per la realizzazione dell'opera.

Alla prossima puntata! –

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Domenica, 1 gennaio 2017

CURRICULUM VITAE
Cammarota Mattia anni 94

Premessa

E’ mia intenzione iniziare questo nuovo anno 1917 riportando in questo paragrafo le ricordanze, i fatti, le vicende, le esperienze e le vicissitudini di tutta la mia vita in una Cronologia ordinata, dettagliata e sintetica, suddividendola in episodi (una sorta di "bilancio consuntivo" aggiornato al 31/12/2016).
N.B.: Alcune vicende, riportate in questo mio Curriculum Vitae, sono state già ampiamente e dettagliatamente trattate in vari miei pamphlet precedenti.

I Episodio
La giovane giovenca

Il ricordo che m’è rimasto particolarmente scolpito nella mente risale agli anni 1923 – ’24.
Ce l’ho talmente FISO nella mente, che se potessi fotografarlo, ne verrebbe fuori una scena bella ma anche tragica.
La mamma e il papà mi avevano posto seduto su un bianco lenzuolo sul terreno denominato “Marrocche” di fronte alla casa paterna in via Croce Cornieri e loro (mio padre e mia madre) raccoglievano su detto fondo, poco lontano da me, l’erba.
Ad un tratto sento un grido terribile ed accorato di mia madre che, con le mani nei capelli, gridava e contemporaneamente piangeva; mio padre, con un arnese in mano, cercava di fermare una giovane giovenca che, con la testa bassa, veniva a tutta corsa verso di me.
Io (a quei tempi avevo circa un anno) non capivo nulla di tutto quel putiferio di strani rumori e gesti e di quel guazzabuglio di tante parole.
Per buona fortuna la giovenca mi saltò senza sfiorarmi. Frastornato da tanta confusione incominciai a piangere anch’io.

II Episodio
Discolo e scrutatore

Per natura sono sempre stato uno spirito libero ed un accanito osservatore. Mi è sempre piaciuto scorrazzare tutti i giorni a diretto contatto con la natura, in aperta campagna, nei prati. nei boschi, ecc., ecc.-
Alquanto incosciente e sbarazzino solevo spesso arrampicarmi sugli alberi nelle boscaglie e sugli spigoli delle case per cercare di acchiappare gli uccellini rintanati nei buchi dei muri.
Insieme con l’amico Antonio Mone ne abbiamo combinate di tutti i colori. Tra le tante birichinate, ci piaceva tendere le “tagliole” (trappole) per acciuffare tante varietà d’uccelli.
Ancora oggi mi domando: “Come mai i miei genitori mi lasciavano libero?” –
Questo loro comportamento non so nemmeno io spiegarmelo.
Negli anni ’30 la povertà aumentava sempre; i soldi ed il lavoro scarseggiavano ed io, come tanti altri miei paesani, andavamo scalzi o con una specie di zoccoletti.
Oggi è un lusso, allora era una vergogna.
Solo la domenica s’indossava l’unico vestitino per andare in chiesa.

III Episodio
Il prugno selvatico

All’età di circa 6 anni (1929) feci amicizia con un certo Matarazzo Cesare, che spesso veniva a casa mia, ove erano ricoverati i suoi nonni, Zi’ Peppe o’ ferraro e la nonna Teresa, cieca da tanti anni; siccome questi due vecchietti in comodato d’uso da circa 30 anni, furono costretti a lasciare la camera e se ne andarono in via Pietragrossa, proprio vicino casa mia o meglio casa di mia moglie.
Un giorno, affacciandomi sulla piccola terrazza, vidi una pianta di fragole nel giardino di mia moglie.
Badate bene, a quei tempi avevo circa 8 anni e “mia moglie”, di dieci anni più giovane di me, non era ancora nata (1933).
Allora, essendo io, come ho già accennato, uno spirito libero e sbarazzino, feci un salto dal terrazzino sul cortiletto andando a finire proprio sul prugno di mirtilli selvatici.

IV Episodio
La scopa

Mi punsi ed il sangue cominciò ad uscire ma, dato il discolo che ero allora, non ci detti alcun peso e tornai a casa.
Mia madre, nel vedermi così conciato, gridò: “Cosa ti è successo alla gamba destra, tutta piena di sangue raggrumato?” –
Prima ella mi lavò con cura e mi disinfettò ben bene, fasciandomi la gamba e poi prese la scopa e me ne diede tante, tante e tante…-

V Episodio
Il sasso

Me ne stavo seduto su una sedia con la gamba fasciata, mentre mia madre mi stava bollendo un uovo. Mia sorella di anni 4 chiese ed ottenne da mia madre metà dell’uovo. Incominciammo a litigare e lei uscì fuori, prese un sasso e me lo scaraventò sulla gamba.
In poco tempo la mia gamba divenne talmente gonfia che non si capiva se era un piede o un grosso melone.

VI Episodio
L’infezione

L’infezione andò purtroppo avanti, aggravandosi sempre di più e i diversi medici, dopo lunghi e logoranti scambi di idee tra di loro decisero di operarmi con dei tagli localizzati al fine di far uscire il pus. Tanti e tanti furono i tagli, ma il sangue usciva sempre puro. Finalmente, dopo i soliti noiosi ed incomprensibili dibattiti tra di loro e dopo altri numerosi tagli ad capocchiam…, i “Grandi Emeriti Dottoroni del C…” scopersero finalmente il punto esatto ed il pus schizzò fuori.
Sembrava tutto a posto e la gamba perfettamente guarita, ma non era così.
I “Dottoroni” avevano chiuso la ferita, ma non avevano fatto uscire tutto il pus con i batteri e così, ogni anno, nei mesi estivi spuntavano sulla gamba dei bitorzoli duri che poi scoppiavano a sangue con il solito sempre presente pus.
Tale “malasorte” si replicava tale e quale ogni anno con dolori e disagi inimmaginabili.
Per fare un paragone, potremmo ripensare a quella famosa scenetta di “Pinocchio e i tre dottori: il Corvo, la Civetta ed il Grillo parlante” –
Finalmente, dopo tanti anni di assoluto patimento, la mamma ebbe la felice idea di condurmi dal farmacista don Peppino Mone che esclamò:
“Signora, per eliminare del tutto l’infezione e riparare al grave danno causato da quegli emeriti miei colleghi, dobbiamo tenere la ferita aperta per parecchio tempo fino a far uscire tutto il pus e tutti i microbi! –
Da allora non ho più sofferto alla mia gamba destra.

VII Episodio
L’orco fascista

Un caso s’era fortunosamente risolto, ma mille altri strazi e tormenti mi attendevano al varco.
Ritornai a scuola all’età di anni 8 (1931) e fu per me un vero calvario.
Preso il certificato di III elementare, io e diversi miei compagni (Bruno Antonio, Falco Concetta, Maria Mone ed altri…) ci recammo in Piazza Municipio ove c’erano due classi IV e V elementare rette dal fascistone don Giulio Cammarota, mentre la prima classe era retta dalla signorina Ferrara.
Da premettere per capirci meglio, che quando noi ragazzi facevamo arrabbiare i nostri genitori, essi solevano dire, come avvertimento:
“Poi ve ne accorgerete, quando andrete a scuola da don Giulio!” –
Io, a furia di sentire e risentire questa frase, immaginai don Giulio, simile ad un grosso, burbero e terrificante orco. Una sorta di “Mangiafuoco” in “Le avventure di Pinocchio”.
E, non m’ero affatto sbagliato.
Arrivati a Piazza Municipio, si presentava davanti a noi il mastodontico “mostro”, pardon il maestro fascistone vestito di tutto punto con un fez con frangetta, camicia nera, stivali lucidi, bandoliera lucente, pantaloni alla zuava, una voce tonante, un aspetto severo ed uno sguardo penetrante.
Le sue parole, mentre la gente si recava alla vicina fontana per attingere acqua, furono:
“Ecco!... mo’ arrivano i ciucci!” –
Rimasi sconcertato e confuso e pensai che…, anche se la nostra maestra era sorda e faceva a piedi Caiazzo–Piana e Piana–Caiazzo, lui, il grosso, burbero e maleducato maestro non doveva assolutamente permettersi, davanti a tutti, di denigrare la sua collega.

VIII Episodio
Il mestiere di sarto e barbiere

Finite le scuole elementari, mio padre mi disse:
“Vuoi lavorare questo po’ di terra (ettari uno) insieme con tua madre e tua sorella, oppure vuoi imparare un mestiere?” –
Risposi: “Papà, voglio fare il mestiere di sarto e barbiere!” –
A Piana c’era un certo “MastuCarminiello” (Carmine Varrone, padre di quel bravissimo mio compagno ed amico Giovannino) che in via Roma teneva la barberia e cuciva i vestiti.
Feci due anni come apprendista e imparai tante cose tra le quali tagliare e cucire i pantaloni.
La giacca non mi era possibile, in quanto era molto complicata.
Notavo spesso tanti e tanti miei compagni e colleghi che al mattino prendevano il treno Napoli-Piedimonte Matese e si recavano a Capua al Magistrale, oppure a S. Maria C.V. ove c’era il ginnasio e il liceo classico e infine a Napoli all’Università.

IX Episodio
Il mio Tesoro

Calma lettori…, non è affatto mia intenzione parlare in quest’episodio del personaggio immaginario di “Gollum” nel fantascientifico romanzo “Il Signore degli Anelli”, bensì di una persona molto più importante e che per me rappresenta veramente un Immenso Tesoro.
Parlo del mio Grande, Grande, Grande amico di gioventù: il carissimo Giovannino Varrone, di cui è mio sacrosanto dovere ricordare in questi miei scritti.
I primi anni d’infanzia li trascorsi con alcuni miei compagni del rione Riola giocando col pallone di pezza. Cosa s’intendeva negli anni ’30 col termine “Pallone di pezza”? E’ presto spiegato. Si prendevano in casa tutte quelle calze senza pedalino che le nostre mamme gettavano e con esse si confezionava il pallone calzando e arrotolando una calza sull’altra, fino a raggiungere la forma di un pallone di circa 10 cm di diametro. Il resto della giornata lo trascorrevo con l’amico Antonio Mone, vicino di casa, che conduceva i maiali nella zona “Acquarella”, non lungi dalla collinetta Monticello.
In estate venivano gli uccellatori che stendevano una lunga rete fino al limite della pozzanghera “Acquarella” e deponevano una gabbietta con un uccello di richiamo. Molti uccellini si calavano dagli alberi per dissetarsi e l’uccellatore tirava una cordicella in modo che la rete di schianto si calasse sull’acqua e così molti volatili rimanevano imbrigliati nella rete.
Come ho già accennato nel mio pamphlet, io ed Antonio, nella paludosa boscaglia “La Fagianeria”, cacciavamo i nidi sugli alberi alti e folti, tra rovi e pozzanghere, tra fossi ed acquitrini di quei terreni incolti di proprietà del signor Carunghio. Tutto ciò avveniva negli ultimi anni prima che la Cirio livellasse la zona di cui vo’ descrivendo.
Dopo le scuole elementari, alla domanda di mio padre cosa volessi fare, gli risposi che volevo imparare il mestiere di sarto e barbiere. Lasciai così i miei amici del rione Riola (i Mazzarella, i Buonomo, i Mone) e tutti i giorni mi recavo in via Roma ove c’era la bottega di Mastro Carminiello. Chi era Mastro Carminiello? E’ presto spiegato. Era un bravo sarto che in alcuni giorni della settimana cuciva i vestiti ed il mercoledì e sabato si dedicava al mestiere di barbiere. Era un uomo abbastanza corpulento, burbero, gran bevitore ma molto astuto ed intelligente. Conosceva alla perfezione il mestiere, coadiuvato da un giovane apprendista di nome Giovanni. Quest’ultimo era un bel giovane molto dinamico e pronto di spirito. Era capace di cucire alla macchina da cucito un pantalone in appena un’ora. Insieme con me c’erano altri ragazzi che venivano dal mastro non per apprendere, ma solo per passatempo. Io invece volevo imparare e, vedendo che il sarto non mi faceva fare niente, mi feci prestare un ago da mia madre e, prendendo dei ritagli di stoffa, mi mettevo a menare, come si soleva dire, i soprammani per non far sfilacciare la stoffa. Mastro Carminiello, accortosi che io avevo buona intenzione di imparare il mestiere, mi diede i quarti dei pantaloni per menare i famosi soprammani. E così, man mano, passai alla cucitura di bottoni, alle asole e così via. La prima barba la feci a fra’ Diego, monaco di S. Maria a Marciano.
Conobbi Giovannino, il figlio di Mastro Carminiello e subito ci legammo da un’amicizia fraterna. Pur essendo di due anni più giovane di me, io lo veneravo e ne ascoltavo i consigli e i pareri. Era di un’intelligenza non comune. Si faceva ascoltare dai più grandi. Tutti lo amavano: piccoli, adulti e vecchi. Aveva tutti i fattori dell’intelligenza: intelligenza visiva, uditiva, lungimiranza, buon senso, grande spiritualità, sensibilità e soprattutto un cuore d’oro. Generoso e disponibile offriva sempre con sincera spontaneità tutto il suo aiuto. I difetti erano pochissimi: svogliato nello studio ed alquanto scorbutico ma estremamente buono. A scuola andava benissimo, ma studiava poco. Al magistrale di Capua, dopo un mese di assenze, prese con la Cappucci sette. La prof.ssa Cappucci pretendeva sempre la sua spiegazione. Un giorno, per spiegare il verso dantesco “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, …”, chiese in prestito un’altra ora alla collega.
Con la Cappucci, io ho fatto un solo giorno. Dopo il salto a settembre dal 1° al 3° e dopo quel maledetto servizio militare sbagliato fui assegnato alla classe 3° sez. A. Come mio compagno di banco c’era Giovannino e, mentre ascoltavo la professoressa, lui, Giovannino mi fa: “O’ Matti’, guarda questa mosca come si fotte (divora) il pane!” ed io: “Giova’, stai attento alla lezione!” e lui: “Ma lascia perdere, non te la curar …!”- Io però sapevo benissimo che lui riusciva nello stesso tempo a guardare la mosca e a seguire la lezione. Infatti, dopo un mese di assenze, andò a conferire e prese 7 con la prof.ssa Cappucci.
Che peccato! Io, al suo posto, se avessi avuto il dono di quella fervida intelligenza, mi sarei laureato. Giovannino, se avesse voluto, avrebbe potuto prendere non una, ma più lauree e tutte col massimo dei voti. Com’è che divenne solo geometra? E’ inconcepibile. Ve lo spiego subito. Un nostro compagno di scuola, negli anni dell’appena dopoguerra, tentò da privatista la maturità per geometra. Non riuscendo a comprendere le spiegazioni dei professori privati, chiese bonariamente a me e a Giovannino di aiutarlo in alcune materie. Dopo qualche mese Giovannino mi disse: “Voglio tentare l’abilitazione per geometra.” Al che io risposi: “Presso quali professori ti prepari?” e lui alquanto offeso replicò: “Ho sfogliato i libri dell’amico e mi preparo da solo.” Io, pur conoscendo le doti dell’amico Giovanni, rimasi alquanto scettico.
Ai primi di luglio di quell’anno mi recai a Napoli e nel pullman incontrai Giovannino che si recava a Caserta per sostenere l’esame scritto d’italiano. Alla fermata del pullman a piazza Margherita, Giovanni non scese e alla mia domanda: “Guarda che devi scendere, … siamo giunti a Caserta.” lui replicò: “Vengo con te a Napoli. Andiamo a mangiarci una calda e buona pizza.” – “E gli esami?” – “Non ho più voglia!” mi rispose con categoriche parole. Al ritorno da Napoli egli si fermò a Caserta dicendomi: “Devo sapere che tema hanno dato, altrimenti ai compaesani che dirò?”- A sera c’incontrammo in piazza Chiesa e alla domanda: “Che tema hanno dato?” egli rispose: “Gli esami sono stati rinviati a domani. Mannaggia! Mi tocca purtroppo ritornare anche domani!”- Nonostante il suo disinteresse per lo studio, gli esami tutti andarono a buon porto, com’era facile per lui prevedere. Iscritto all’albo, iniziò la libera professione di geometra. E qui incominciarono i guai. In quel periodo s’erano nella zona piazzati due esperti geometri: Martino e Torone. Bravi, ma soprattutto diplomatici e smaliziati. A Giovannino, purtroppo, mancava proprio la diplomazia. L’unico neo a suo sfavore. Un giorno, incontrandoci con alcuni amici, disse: “Andiamo a Villa S. Croce; ho fatto un lavoro per un cliente che mi deve pagare. Dopo faremo una cenetta insieme.”- Facemmo una passeggiata di circa 6 km di montagna chiacchierando del più e del meno. Il cliente di Giovanni si fece trovare con una manciata di fagioli, dicendo: “Ingegnere, li ho conservati proprio per voi!”. Qualsiasi altro professionista avrebbe detto: “Amico, il mio onorario è tot!”, ma Giovannino gli voltò le spalle e rivolto a noi con rabbia esclamò: “Andiamo via!”- La professione libera non era per lui. Come già ho accennato in precedenza, egli poteva facilmente laurearsi in molte discipline. Se quelle sue facoltà d’intelligenza superiore mi fossero state concesse da madre natura, avrei conquistato il mondo. Ma Giovanni era fatto così. Per tutti gli anni che l’ho frequentato non ha mai messo in risalto le sue doti intellettive. Era sempre semplice e buono. La spavalderia, la saccenteria, la prosopopea, la diplomazia, il savoir faire non erano per nulla di suo gradimento, né albergavano nel suo animo. La sua alta e pura spiritualità consisteva soprattutto nell’amicizia e nella sua impressionante bontà d’animo. Tutti lo ammiravano e tutti lo avvicinavano per avere da lui consigli. Non era per niente smaliziato. Era suscettibile a qualsiasi, se pur piccolissimo, accenno di malignità.
Durante il periodo della II Guerra mondiale, mi fu regalato un pacchetto di sigarette Cesterfield ed io insieme con Giovanni, un po’ alla volta, ce le fumammo tutte. Dopo alcuni giorni, Giovannino mi offerse una sigaretta americana e dopo un po’ un’altra e poi un’altra ancora. Al che io risposi: “Giova’, basta!”- Non l’avessi mai detto. Prese il pacchetto e lo gettò dall’alto del muro della Chiesa. Al suo rimprovero io risposi: “Giova’, io non sono riuscito a capire l’offesa!”- Lui, da persona sensibile ed intelligente, comprese e, dopo aver fatto il giro del campo sportivo, ritornò col pacchetto dicendo: “Ti chiedo scusa!”-
Una volta, percorrendo a piedi insieme con Giovanni la strada da Piana a Caiazzo, gli volli raccontare un film che avevo visto. Purtroppo non riesco quasi mai a raccontare in modo sintetico un fatto, breve che esso sia, in quanto ho la pessima abitudine di soffermarmi su tutte le minuzie e particolari, con una prolissità tale da sconcertare il più calmo degli ascoltatori. Giungemmo a Caiazzo e, prima di terminare il mio racconto, Giovanni mi fermò di botto e tutto d’un fiato disse: “Matti’, io ho capito tutto. Tu devi esercitare la professione di insegnante. Io no!”- Infatti, lui un fatto lo rendeva breve, pulito, semplice e, senza alcun preambolo, te lo faceva capire.
A questo punto, mi sovviene alla mente un altro racconto. Preparavo dei giovani alla licenza di avviamento commerciale. Assegnavo, a volte, i problemi dai libri senza leggerli. Un fatidico giorno, gli allievi mi dissero: “Questo problema sul pentagono regolare in cui viene data solo l’area, non si può risolvere.”- Il giorno successivo, io e Giovanni fummo invitati dal prof. Ernesto Mastroianni al battesimo del figlio Renzo. Mentre tutti gli invitati entravano in Chiesa, io chiesi a Giovanni se poteva aiutarmi alla risoluzione di quel problema. Egli, alquanto sorpreso ed urtato, mi disse: “Dammi una penna ed un foglio!”- Poi si coricò sul muro della Chiesa e incominciò a dividere il pentagono in tanti triangoli; in men che non si dica riuscì a risolvere il problema. Rivolto a me disse: “Per sapere il lato del pentagono regolare si estrae la radice quadrata dell’area diviso questo numero fisso che ho ricavato. Tieni però presente che questo numero fisso non è proprio esatto; è approssimativo.”- Da un mio libro di geometria trovai il numero fisso. Solo i millesimi non collimavano, ma tutte le altre cifre erano le stesse di quelle trovate da Giovanni.
Un mese prima che si dipartisse c’incontrammo e lui si lamentò che l’amico Gaetano V. s’era appropriato d’una sua scoperta matematica. Comunque, aggiunse che ne aveva scoperta un’altra e che me l’avrebbe presto data. A tal uopo gli risposi che l’avrei inserita, sempre a nome suo, nel mio pamphlet, nel computer e nel mio sito internet.
Addio mio carissimo compagno dell’età più bella!!!
Ciao!!!
Di fronte alla barberia c’era al 1° piano una scuola di ricamo, la cui ricamatrice insegnava a diverse fanciulle l’arte del cucito e del ricamo. I cori di quelle dolci fanciulle ti rallegravano l’animo ed il cuore e ti rendevano quella vita grama molto meno amara. Ci si innamorava facilmente ed il cuore batteva con maggiore impeto. Era finalmente giunto, per noi ragazzi, il momento dell’innamoramento ed il tempo trascorreva nel pieno romanticismo. Si viveva d’attesa; si aspettava il sorgere del sole per poter mirare ed essere mirati e sentire forte i palpiti del cuore per essere riusciti a fare breccia nel cuore della dolce donzella amata.
Quest’era la vita di allora: piena di sani, semplici, puri valori morali e di vero romanticismo; qualità che purtroppo non ci sono più.
La famiglia del sarto era composta da 6 persone: padre, madre, nonna e tre figli: Antonio, Margherita e Giovannino. Quando il sarto mi mandava a casa sua per delle commissioni, rimanevo stupito per la quiete, la tranquillità e la pace che regnavano in quella casa. Abituato a sentirne di tutti i toni e colori nelle vicinanze di casa mia, a quella quiete restavo scosso e pieno d’affetto verso quella famiglia.
Antonio era il migliore di tutti, il “non plus ultra”. Era considerato giustamente da tutto il popolo pianese un vero angelo sceso sulla Terra. Era il più bravo e buono di tutto il magistrale di Capua che allora comprendeva molti studenti di Capua, Caserta, Piedimonte Matese, Alife, Capriati al Volturno, Aversa, Maddaloni e di tanti altri paesi del circondario. A Capua c’erano tre caserme di soldati, il campo d’aviazione e due collegi: Il Buon Pastore e...- Si può facilmente immaginare quanta importanza aveva questa scuola. Quando con Giovannino andammo a ritirare il diploma di maestro del fratello Antonio, c’erano tutti 8 e 9, un solo 7 in educazione fisica.
Margherita, sorella di Giovannino, era ed è una persona saggia e, come i fratelli, molto intelligente. Era ed è rispettata ed amata soprattutto dalle sue due figliole e nipoti. Negli anni ’30 – ‘40, Margherita soleva spesso, nel tempo libero, fare delle passeggiate con altre due compagne: Natina e Mariettina. Erano tre compagne indivisibili e legate fra loro da un’amicizia schietta e sincera. Per noi giovani erano ragazze irraggiungibili non perché esse fossero superbe o altezzose, niente di tutto questo, ma perché ci sentivamo noi stessi goffi. Margherita s’innamorò di Stefano, giovane simpatico e bello, dalla voce pastosa e dal cuore d’oro. Negli anni ’50 – ’60, Stefano e Margherita fecero un matrimonio favoloso. In quegli anni la povertà albergava in quasi tutte le case. Margherita aveva una zia in America che le inviò una stupenda veste da sposa e due bellissime vesti bianche per le damigelle d’onore. Fu veramente un matrimonio da favola.
Mi sovviene alla mente un altro fatto accaduto negli anni ’45 – ’50 nell’ufficio dell’U.C.S.E.A. di Piana di Monte Verna in Piazza Municipio. Assente il capufficio, io e Giovannino, non avendo che fare, ci mettemmo a scrivere versi. Da premettere ch’io solevo scrivere poesie per le fidanzate di alcuni compaesani. Giovannino a queste richieste non solo si rifiutava, ma si urtava terribilmente. Io ero quindi allenato a scrivere versi, lui no. Dopo circa un’oretta, io riuscii a comporre una ventina di versi a rima intrecciata. Giovannino ne compose 35 a forma endecasillaba. Ce li leggemmo scambiandoceli. La perfezione dei versi di Giovannino non stava solo sulla quantità, ma soprattutto sulla qualità. Mi congratulai con lui e lo rimproverai bonariamente per tenere sopite quelle sue alte doti intellettive che madre natura gli aveva donato. Aggiunsi: “Non t’arrabbiare Giova’. Te lo dico con tutta sincerità. Tu oltraggi il sapere. Io, con la tua intelligenza, ne farei di strada!...- Luigi, un mio compagno, dotato soltanto di memoria visiva, è diventato capo di Stato Maggiore dell’aeronautica!” e aggiunsi: “Iddio, spesso, manda il pane a chi non ha i denti!”- Cercavo, in tutti i modi possibili, di convincerlo a continuare gli studi.
E questi sono alcuni tra i ricordi più cari dell’età fanciullesca.
Ciao Giovannino! Ciao Antonio! Veri e sinceri amici del cuore!

X Episodio
La Wolsit

Allora, lasciamo quell’oasi stupenda di vita bella, sincera ed onesta trascorsa con il caro compagno Giovannino nell’età fanciullesca (ricordi che rimarranno sempre indelebili nel cuore e nella mente) e ritorniamo al mio Curriculum Vitae.
Lasciai il sarto e feci l’esame d’ammissione al Magistrale di Capua.
Fui promosso e la domenica successiva (estate ’37) mio padre mi disse:
“Indossi il vestitino nuovo della domenica, quello delle feste, perché andiamo a S. Maria C.V. col carretto ‘e “zi’ Pietro ‘e cinquanta” a comprare la bicicletta!” –
Figuratevi il cuore come incominciò a battermi forte forte per l’emozione e la grande gioia.
Da premettere che negli anni ’30 – ’40 a Piana c’erano soltanto 4 o 5 biciclette.
Una Bianchi l’aveva il farmacista don Antonio D’Agostino; una a ruota fissa il dott. Antonio Mastroianni; un’altra il postino Giovanni Mastroianni ed un’altra il sensale Angelo Santabarbara.
Dalla contentezza non mi reggevano più i pantaloncini corti; non vedevo l’ora di farmi vedere dai miei compagni.

XI Episodio
Gli anni in bici

Giunti a S. Maria e dopo varie trattative, comprammo dai fratelli Sparaco una fiammante Wolsit per la somma di lire 17.
Al ritorno, ero talmente raggiante che già mi vedevo sulla mia smagliante bicicletta scorrazzare per le vie del paese, ma, appena arrivati sotto il porticato di casa paterna, mio padre a bruciapelo mi disse con voce ferma e precisa:
“Dimmi quale mese vuoi andare a Capua col treno!” –
Mi si raggelò improvvisamente il sangue nelle vene e balbettando dissi:
“Papà, non vi ho capito!” – e lui, ancora più deciso di prima, aggiunse: “M’hai capito benissimo, io direi il mese di gennaio che è il più freddo ti farai l’abbonamento col treno; il resto lo farai in bicicletta!” –
Come ho già detto in precedenza, l’esame andò bene e 7 lunghi anni di magistrale me li feci tutti in bicicletta, pedalando ogni giorno (30Km) sulla mia Wolsit, Piana-Capua e Capua-Piana, su quelle strade accidentate, polverose e piene di buche di quell’epoca, in ogni condizione atmosferica, sole, pioggia, grandine, neve, vento e, a volte, sotto sciami di cavallette che mi sbattevano in faccia.
Mi vengono i brividi nel ricordare i tanti episodi che mi sono capitati lungo quel percorso per raggiungere la scuola a Capua, ma, nello stesso tempo, sono particolarmente orgoglioso di quel sacrificio per aver conquistato un diploma che mi ha dato tante soddisfazioni e per aver anch’io contribuito all’economia della mia famiglia.

XII Episodio
Il giovane senza la gamba destra
(vedi “Il senso della vita” in “Riflessioni 2016”)

Voglio di nuovo riportare in questi miei scritti una particolare vicenda avvenuta negli anni di Scuola Media (II inferiore) e che mi ha fatto comprendere tante cose sul vero “Senso della Vita”.
Avevo in quel tempo circa 14 anni e come al solito percorrevo sulla mia bici Wolsit tutti i santi giorni il tragitto Piana – Capua andata e ritorno per raggiungere la Scuola.
Si tenga presente che da 6 a 8 anni non potetti frequentare le scuole a causa dell’infortunio alla gamba destra.
Allora, quel fatidico giorno, l’interrogazione sulla vita e le opere di Ugo Foscolo era andata male e la professoressa mi mise sul registro un voto molto basso.
Fu per me una tristissima giornata nera.
Col cuore in frantumi inforcai con acredine la mia bicicletta e giù di corsa verso casa. Giunto sul famoso ponte Annibale, ponte ad una sola arcata, mi fermai e, appoggiandomi sul muro o meglio sul parapetto, guardai l’acqua del fiume Volturno osservandone le onde e i vortici.
Un pensiero di liberazione (sì, proprio così, di liberazione definitiva da questo mondo infame…) mi assalì improvvisamente e pensai di farla finita per sempre.
La paura però prese subito, per mia fortuna, il sopravvento sull’avvilimento e sulla voglia di buttarmi e, di botto, scattai come una furia sui pedali della mia bici e ripresi la via di casa. Giunto sulla salita del bivio per Pontelatone mi si presentò di botto davanti ai miei occhi un giovane sulla trentina, bello, elegante che, con un dolce e soave sorriso, mi salutò. Nel soffermarmi per un attimo, vidi sventolare il pantalone al posto della gamba destra.
Scattai, di nuovo, come una furia sulla mia bici, pedalando a più non posso e, rivolgendo spesso lo sguardo al cielo, rimuginavo e ripensavo in continuazione alla grave disabilità di quel bel giovane e a quel suo sorriso dolce e sereno.
“Che vigliacco che sono! Quel giovane bello e felice mi ha salutato con gioia; eppure gli mancava completamente una gamba ed io, io, che sto pedalando realmente con queste due mie gambe sane e forti avevo pure pensato di farla finita con un tragico salto nel fiume! Ma che codardo che sono!” –
Ebbene, mi vergognai talmente tanto della mia miseria mentale che, continuando a pedalare con frenesia e volgendo spesso lo sguardo al cielo, gridai di nuovo forte, forte a squarciagola: “Quello, con una sola gamba è felice, mentre io, povero illuso, coi pantaloni corti e con un fisico sano volevo porre fine alla mia esistenza? Ma che idiozia m’era passata per la testa? Via! Via da me questi aberranti pensieri!” –
Da quel fatidico giorno, ho cambiato completamente il mio atteggiamento nei confronti della vita ed eccomi qua. Ho 93 anni e son felice!
Morale della favola: “Chi si contenta, gode!”
La viltà è vigliaccheria, ragion per cui, se si vuole realmente vivere da uomo giusto ed onesto, da vero ed autentico “essere umano”, bisogna stare lontano da giudizi avventati! –

XIII Episodio
L’esonero respinto

A giugno del ’38 – ’39 fui promosso con una buona media e feci il salto dal I al III superiore.
Tutto andò bene e riuscii ad accedere all’ultimo anno e intanto feci anche l’iscrizione per la frequenza al III anno.
Negli anni della guerra ’40 – ’45, si vociferava che tutti gli studenti che si trovavano all’ultimo anno (III superiore) erano esonerati dal servizio militare.
Nel ’42 presentai o meglio, essendo ammalato, diedi l’incarico ad un mio cugino di recarsi alla segreteria del Magistrale di Capua e presentare la domanda d’esonero al distretto militare di Benevento.
Ero fiducioso che tutto sarebbe andato liscio. Invece non fu così; come al solito la malasorte si accaniva un’altra volta contro di me.
Infatti, sempre nel ’42, ebbi addirittura 3 cartoline di precetto perché chiamato sotto le armi (rrobba ‘e turciture ‘e stentine).
Mi fu respinta la richiesta d’esonero, in quanto sembra che il certificato di frequenza del III anno non sia mai pervenuto al distretto. Roba dell’altro mondo…; vicenda talmente illogica da rimanere totalmente allibito anche oggi nel ricordarla…-
Eppure, a quei tempi, chi era iscritto all’ultimo anno (III superiore) come il sottoscritto, il servizio militare veniva automaticamente rinviato. Ma ditemi voi…; come cazzo si fa in questi casi a non arroventarsi sangue, corpo ed anima??? -
Molto a malincuore, dovetti purtroppo partire.

XIV Episodio
Le cimici

Ed iniziarono così altri calvari e vie crucis per il sottoscritto povero cristo. Il destino avverso non solo non mi aveva mai abbandonato, ma aveva ulteriormente aumentato la potenza stritolante dei suoi tentacoli.
Allora, il 19 settembre del ‘42 fui dapprima assegnato alla caserma Mario Fiore di S. Maria C.V. come soldato di leva 10° Reggimento Genio Marconista 1° Plotone 2° Compagnia, numero di matricola 30320 e poi, dopo circa un paio di mesi, fui trasferito alla caserma I Ottobre sempre di S. Maria C.V.-
Pensavo io, ingenuamente, di trovare una sistemazione migliore, più vivibile, più decente nella nuova caserma, invece no, mi sbagliavo di grosso… trovai di peggio…-
Per fare un paragone: “Dalla padella già infuocata andai a finire direttamente nella brace!” -
Mi sentivo particolarmente avvilito e scoraggiato non solo per i vari accadimenti avversi che m’erano capitati, ma anche per quel modo barbaro del vestiario militare dell’epoca.
Sembravo, guardandomi a volte allo specchio, come il cosiddetto “Marmittone” della rivista “Il Corriere dei Piccoli”.
Maledicevo in cuor mio tutti i responsabili del distretto militare di Benevento che non tennero presente il mio certificato di frequenza dell’ultimo anno del Magistrale di Capua.
E da qui incominciano i guai seri, i guai grossi oltre ogni limite, disumani, brutali e indescrivibili.
Con un  pesante zaino sulle spalle ed un grosso lenzuolo di tela pieno di tutto il corredo militare, (un pastrano ed una giacca grigio verde, un pantalone a mezze gambe, delle fasce, una camicia, due grosse pezzuole per i piedi (al posto dei calzini), un paio di scarponi chiodati, un fez verdognolo), la cosiddetta “Base” ed il fucile Carcano Mod. 91 (adottato dall’esercito italiano dal 1891 al 1945) con la baionetta innestata e delle giberne vuote, mi recai a piedi dalla caserma Mario Fiore alla caserma I Ottobre.
Immaginate il percorso lungo più di un Km che dovetti affrontare a piedi con tutto questo grosso, pesante ed ingombrante fardello sulle spalle per raggiungere la I Ottobre.
Arrivato in caserma, l’ufficiale di Picchetto mi fece accompagnare da un soldato nella mia cameretta. Lungo il corridoio c’erano diverse camere nelle quali si notavano dei letti a castello (primo, secondo e terzo piano).
Nella mia stanza c’erano 4 letti a castello, l’uno di fronte all’altro.
Era l’ora della siesta ed il sergente di turno mi disse: “Prendi quella scaletta, appoggiala al muro e fatti il letto al 3° piano!” –
Era l’unico posto libero nella camera.
Gli episodi avvilenti ed oltremodo mortificanti che dovetti subire si ripetevano e si accavallavano l’uno sull’altro.
Dopo più di tre ore di innumerevoli sforzi, scivolate varie, snervanti tentativi andati a vuoto, sghignazzate continue dei camerati, sfottò, improperi, denigrazioni e quant’altro…, finalmente riuscii a sistemarmi ed a farmi il letto al terzo piano.
Purtroppo m’ero messo al contrario, in quanto con la faccia ero proprio vicino ai piedi e alle scarpe del commilitone del letto di fronte.
Per non sentire l’orripilante puzza dei suoi piedi, mi coricai con la testa al lato del muro. Nulla da fare…; quel tanfo si espandeva in maniera inesorabile in tutta la stanza.
Essendoci nel ’42 la guerra, le luci delle camere erano ombrate.
Stavo quasi per addormentarmi…; macché…, il calvario continuava in altre crudeli forme…; sentivo degli strani animaletti che mi venivano addosso…-
Buttai via di scatto le coperte e, non sapendo che razza d’insetti o bestioline fastidiosissime fossero, chiamai subito ad alta voce il sergente.
In tutte le camere fece eco un coro continuo e chiassoso di tante risate spasmodiche a crepapelle che mandarono letteralmente in bestia il sergente che mi minacciò, se si fosse ripetuto il trambusto, di mandarmi addirittura in prigione.
Erano milioni e milioni di sgradevoli cimici (in gergo militaresco venivano chiamate “carri armati”) che, cacciate chissà come dagli altri letti a castello, s’erano fissate tutte di venire ad occupare il mio letto e succhiarmi il sangue.
Non sapendo proprio cosa fare, passai tutta la nottata a cercare inutilmente di scacciarle oppure di acciaccarle con un pezzo di cartone. Erano troppe e tornavano sempre alla carica per occupare abusivamente il mio posto.
Il sergente della camerata Antonio D’Amato mi consigliò di comprare una boccettina di petrolio e spalmarlo nei punti critici, in modo da formare una barriera non oltrepassabile dalle cimici. La linea di sbarramento (una sorta di Linea Gustav) non fu efficace, in quanto alcune morivano, altre ritornavano indietro, ma la rimanenza di quei “carri armati”, cioè le cimici più ardite riuscivano comunque sempre ad oltrepassare la mia barriera.
E le notti seguenti furono altrettanto disastrose. Il calvario in quella camera, un’autentica “gabbia infernale”, era veramente insopportabile. Il tanfo nauseabondo si espandeva inesorabile in tutti i reparti ed era in gran parte causato da una miscela di cimici schiacciate, petrolio, piedi e scarpe dei camerati e soprattutto da quelle pessime condizioni della caserma, un vero cesso… -
Lo schiacciamento poi di quegli animaletti schifosi provocava un aumento esponenziale del tanfo. Per punizione fui consegnato a spazzare le latrine. Per non subire quest’altra umiliazione regalai delle monetine ad un mio commilitone che mi spazzò tutte le ritirate.
Dopo varie settimane, fortunatamente tutte le cimici scomparvero ed io potetti, per modo di dire, prendere un po’ di sonno.

XV Episodio
Il fatidico pranzo

Finite tutte le avversità? Nooo! Giammai! Troppo comodo! C’è altro, tanto altro ancora da raccontare…! –
Mio padre, di santa pazienza, veniva molto spesso in bicicletta a portarmi la cena nella Villa di S. Maria, perché il pasto della caserma mi disgustava enormemente, mi puzzava.
Ed ecco arrivati ad un’altra fatidica data: mercoledì, 28 ottobre del 1942…; e chi se lo scorda quel giorno tanto infausto… -
Si celebrava in tutta Italia la Festa nazionale fascista della Marcia su Roma. Doveva essere per tutti noi camerati un giorno di festa, di gioiosità, di allegria ed invece fu esattamente l’opposto. Nella nostra caserma I Ottobre correva voce che ci avrebbero serviti a dovere con un pranzo specialissimo adatto alla ricorrenza.
Eh sì, fummo proprio serviti a dovere avvelenandoci quasi tutti con un Pranzo davvero speciale e letale. Pochi si salvarono e, tra questi, per fortuna anche il sottoscritto…-
Mio padre infatti m’aveva portato quel giorno in un tegamino maccheroni, salsiccia e un po’ di buon vino del mio giardino. Altro che Pranzo speciale…; avevo ben altro da mangiare…-
Purtroppo all’ora di pranzo di quel fatidico giorno di Festa (una vera ecatombe per molti), mi prese quell’ingenua curiosità che caratterizza spesso il mondo giovanile e volli assaggiare un po’ di quello spezzatino cucinato nelle cucine militari.
Per buona fortuna l’odore era disgustoso e ne presi solo un pezzettino, altrimenti avrei fatto la stessa orrenda fine di tanti altri compagni d'armi.
Allora, dopo la partenza di mio padre e dopo aver consumato il mio pranzo, mi recai quel giorno, come libera uscita, al cinema Politeama. Durante la proiezione del film notai diversi soldati che si alzavano e andavano via. Credetti che fosse l’ora del rientro (ore 23,00) e me ne uscii. Non riuscivo a credere ai miei occhi e non capivo il perché di tanti militari accovacciati a terra che facevano i propri bisogni corporali. Uscendo poi sul Corso di S. Maria C.V. fui colto da stupore nel vedere nei pressi dei lampioni oscurati a metà ancora altre decine e decine di militari accovacciati che, con la sigaretta accesa, facevano capire di passare oltre. Continuavo a non capirci nulla ed il mio stupore aumentava. Queste scene incredibili si ripetettero per tutto il tragitto e si spiegarono solo quando raggiunsi la caserma: soldati in pigiama o quasi nudi che salivano e scendevano le scale della caserma e si recavano in infermeria o alle latrine. Si gridava: “Ci hanno avvelenati! Ci hanno tutti avvelenati! Le pentole erano arrugginite! I cibi erano guasti e pieni di rame!” Era un via vai frenetico e continuo: tante grida e tanti improperi si accavallavano di qua e di là della caserma. Ecco il famoso Pranzo Speciale che ci servirono in quel fatidico giorno (28 ottobre 1942): una vera tragedia generale.
Io personalmente avvertivo solo una specie di mal di pancia e corsi subito alle ritirate. Un enorme stupore mi colse nel notare una lunga fila di militari che saltando da una pietra all’altra cercavano di accaparrarsi un posto libero sul vaso. Perché c’erano quei sassi per terra? Perché i liquami organici coprivano tutto il pavimento per più di 10/20cm! Oltre il 30% dei militari di quella caserma morirono; altri, come me, in un certo senso se la “cavarono” per aver conservato almeno la vita, però quante disavventure, quante tribolazioni e quante altre tragedie ci attendevano ancora.

XVI Episodio
Carne da macello

Seppi, molto tempo dopo il drammatico fattaccio della Festa del 28 ottobre, a S Giorgio a Cremano, in una ricerca di notizie su eventuali superstiti e anche riguardante la mia caotica ed assurda documentazione militare, che la mia 2° Compagnia o quella che rimaneva di essa dopo la carneficina da intossicazione letale subita nel famoso Pranzo Speciale del 28 ottobre, era stata poi inviata al Fronte Greco ed era stata tutta decimata. Immaginatevi l’enorme sgomento che mi prese allora per aver appreso una così tremenda notizia. Sgomento che, purtroppo, mi assale anche adesso e mi porta a rivivere ancora quei tragici momenti. Che crudele destino: quei pochi sopravvissuti al terribile avvelenamento da cibo in caserma erano stati inviati come carne da macello al Fronte Greco e caduti tutti sotto la terribile falce della Guerra. In un certo senso io, per essere ancora in vita, dovrei (sembra un paradosso) anche ringraziare le mie orribili malattie subite e quell’iniqua burocrazia legale militare che si è tanto accanita erroneamente su di me.
E pensare che tutte le Compagnie del X Genio militare di leva, compreso il sottoscritto, prestammo regolare giuramento a Piazza Anfiteatro, unitamente al Reggimento del X Genio Zappatori dislocato a Capua.
Da precisare che durante tutto il periodo precedente al giuramento non ci fecero sparare neanche un colpo. Questa fu una delle cause principali del massacro della 2° Compagnia X Genio Marconista al Fronte Greco. Ma, possibile, che quest’Italia di merda, mandi sempre a morte certa, con leggi infami, imposizioni assurde e tremende minacce, in quei fronti di guerra più cruenti, masse di giovani innocenti, inesperti, poco addestrati e poco protetti??? –

XVII Episodio
Ministero della Guerra

Allora, come ho detto in precedenza, prestai regolare giuramento nella bella Piazza d’Armi (Anfiteatro) insieme con i colleghi di Capua del X Genio Zappatori.
In seguito, alcuni miei compagni di scuola che avevano ricevuto l’esonero militare, mi vennero a trovare in caserma e si meravigliarono molto della mia illogica situazione e cioè che io, stando all’ultimo anno delle superiori, non avevo ricevuto l’esonero militare che, secondo precise disposizioni di legge, mi spettava di diritto ed ero invece sotto le armi.
Anche mio cugino, Antonio F., iscritto alla frequenza del 3° anno superiore, classe 1923 del mese di marzo (il sottoscritto classe 1923, nato il 27/02) era rimasto a casa, non avendo ricevuto alcuna cartolina di precetto.
Feci allora ricorso al Ministero della Guerra per far correggere l’errore ed ottenere finalmente il dovuto esonero militare.
Un mio paesano, Mario Anziano funzionario al Ministero mi disse:
“Mattia, io ti consiglio di stare molto attento, fai le cose per bene e metti tutto per iscritto. Io ti posso accompagnare solo presso la porta della Commissione Militare, ma non posso entrare. Mi raccomando, non sbagliare e non commettere alcun errore! Altrimenti, invece di ritornare in caserma, ti dovrai fermare al carcere militare di Gaeta!” –
All’entrata notai appena nell’ombra (c’era l’oscuramento parziale: periodo bellico) diversi Ufficiali Superiori.
Uno di essi m’interrogò e alla fine mi disse:
“Saresti capace di metterlo tutto per iscritto?” –
Allora io, senza alcuna esitazione, tirai fuori dalla tasca una copia scritta di tutte le mie vicissitudini e, dopo averla firmata, fu letta da tutti gli Ufficiali della Commissione del Ministero della Guerra.
Al termine, dopo un secco dietrofront, me ne andai.

XVIII Episodio
Coma profondo

Ritornato a casa trovai il maresciallo dei carabinieri che mi diede delle carte e mi disse: “Ti vuole il colonnello del Distretto militare di Benevento!” –
Al Distretto, il colonnello comprese di aver sbagliato e mi consegnò subito il meritato foglio di congedo illimitato e cominciai finalmente a frequentare il III superiore a Capua.
Evidentemente il ricorso che io avevo in precedenza inoltrato al Ministero della Guerra di Roma era stato del tutto accettato ed aveva fatto il suo regolare corso fino al Distretto militare di Benevento.
D’accordo con le scuse, ma non bastano in quanto chi me li paga tutti quei danni, tutti quei disagi, tutti quelle tremende vie crucis subite per colpa di altri? Nessuno! –
E’ logico che sono molto, molto arrabbiato!
Come recita quel famoso motto campano:
“Stràccuo, strutto e cu ‘o panaro rutto!” -
Come già detto, incominciai nel mese di novembre a frequentare il 3° anno delle Superiori nella sezione A con la signorina Cappuccio.
La buona sorta si era forse ricordata di me?
Nient’affatto! –
Ero appena tornato finalmente a casa (home my home) da uno sciagurato e nefasto servizio militare assolutamente non dovuto ed avevo ricominciato regolarmente gli studi che, un paio di giorni dopo, mi ammalai gravemente di Tifo, Paratifo, Pleurite e Bronco-Polmonite.
I famosi “medici imbecilli”, i soliti “dottoroni del cazzo” della zona Molfino, Marrocco, De Francesco e Mastroianni mi diagnosticarono erroneamente “Febbre Malarica”.
E ritorna sempre il paragone con quella famosa scenetta di “Pinocchio e i tre dottori: il Corvo, la Civetta ed il Grillo parlante”.
Mio padre, che aveva sofferto da giovane “La Spagnola” e la Polmonite, non se ne stette del giudizio dei medici locali.
Accompagnando col calesse della società Cirio, per ordine del direttore dell’Azienda, il dott. Campanella di S. Maria C. V., pregò detto medico di effettuare una visita al sottoscritto.
Il giorno appresso venne a casa il suddetto medico che, dopo la visita e rivolto a mia madre, esclamò: “Signora, non è affatto febbre malarica; vostro figlio ha il Tifo, ma non si preoccupi, stiamo già al settimo giorno di malattia!” –
Dopo 17 giorni mi sfebbrai. Ero guarito, ma ero ancora molto debole e barcollavo sui piedi. Durante la malattia prendevo solo un po’ di latte caldo e mia madre mi cambiava ogni ora la maglia intima satura di sudore.
Al diciassettesimo giorno venne il medico di turno di Piana, De Francesco che si congratulò con i miei genitori per la mia improvvisa guarigione.
Alla domanda di mia madre: “Dottore, va solo stitico di corpo! Che mi consigliate di fare?” giunse subito la risposta: “Dategli una purga di olio di ricino!” –
Per mia fortuna ne presi di quell’orribile bevanda un solo cucchiaio, altrimenti non starei di certo qui a raccontar delle mie sventure…-
Da quel fatidico momento andai subito in Coma Profondo e stetti oltre un mese in quel terrificante stato traumatico tra la vita e la morte dal primo dicembre martedì del 1942 sino al miracoloso risveglio avvenuto quel fatidico mattino dell’Epifania 6 gennaio mercoledì del 1943.
E chi se le scorda quelle date, stampate come sono nella mia mente.
In quei terribili momenti tra vita e morte, la gente di Piana era solita dire: “Sta’ a murì chillu uaglione!” -
Ebbi una seconda visita del medico dott. Campanella che si meravigliò molto della totale incompetenza del medico curante e poi aggiunse a voce forte: “E’ davvero ignorante questo mio collega, un emerito autentico imbecille! La purga agisce come la pompa che gonfia la camera d’aria di una ruota di bicicletta dilatandola all’eccesso. Nell’intestino di vostro figlio si sono formate delle crosticine di tifo. Dilatandosi le viscere in modo abnorme c’era pericolo di rottura e distacco delle crosticine e quindi sarebbe sopraggiunta l’inevitabile “PERITONITE”! Ringraziate mille volte Dio, la Madonna, tutti i Santi e, soprattutto il fisico particolarmente temprato di vostro figlio se ciò non è avvenuto!” –
Che dire…; per fortuna a quei tempi conoscevamo il bravo dott. Campanella, ma la terribile piaga della Malasanità italiana continua purtroppo incontrastata a mietere vittime anche oggi in questo sozzo paese, ieri, oggi e, speriamo di no, ma credo anche domani…-

XIX Episodio
Il risveglio e la delusione

La malasorte non mi dava tregua. Infatti l’8 gennaio 1943 due giorni dopo il mio miracoloso risveglio dal coma profondo, venne a casa il maresciallo dei carabinieri di Caiazzo che mi disse:
“La legge s’è cambiata e tu adesso sei nuovamente militare e devi essere ricoverato all’Ospedale militare di Caserta.

XX Episodio
La morte sfiorata

E adesso incomincia un’altra nuova serie di terrificanti tragedie.
Il destino avverso ormai ci ha fatto l’abitudine a tormentami moralmente e fisicamente.
Debolissimo e frastornato, ancora non mi rendevo perfettamente conto di quello che mi stava succedendo.
Senza capire un cazzo, consegnai la base d’entrata all’ufficiale di guardia dell’ospedale e… un burbero, inumano e corpulento soldato mi spinse brutalmente con forza lungo lo scalone del vecchio e antico palazzo in muratura dell’ospedale. Lungo il corridoio c’erano diverse stanze sul cui frontale c’era scritto a caratteri cubitali ben visibili: AFFETTI DA MENINGITE; AFFETTI DA POLMONITE; AFFETTI DA TBC, ecc.… e in fondo al corridoio… “AFFETTI DA TIFO”-
Questo rozzo bestione di soldato mi spinse verso la camera dei malati di Meningite. Capii subito che se fossi entrato in quella camera, nelle precarie e deboli condizioni in cui ero, ne sarei uscito sicuramente con i piedi davanti. Per la disperazione ed il terrore, m’aggrappai allora con tutta quella poca forza che m’era rimasta ai due lati della porta e gridai forte forte a squarciagola invocando aiuto. Alle mie grida disperate accorse un’infermiera o dottoressa che prese con estrema decisione le carte dalle mani di quell’energumeno e gli mollò un sonoro schiaffo. Poi suonò il fischietto e accorsero medici, infermieri e soldati e, dopo aver aspramente rimproverato quella bestia di soldato, mi ricoverarono finalmente nella stanza dei malati di Tifo. Ho ancora fisi negli occhi quei moribondi; era una specie di Lazzaretto. C’era un giovane soldato che rantolava nel letto. Questi morì due giorni dopo. In un altro letto di fronte al mio c’era un militare calvo che aveva perduto la voce (afono) e, di fianco al mio letto, c’era una rete senza materasso. Durante tutto il giorno venne soltanto una suora che mise una pillola nel mio bicchiere.
Non si sentiva nel corridoio anima viva; le luci erano ombrate e dai gabinetti esterni si sentiva ogni tanto lo scroscio dell'acqua.
M’avvicinai allora all’unica finestra che s’affacciava sul giardino a pian terreno, ove c’erano le cucine.
Gli olmi e i pini riempivano il viale di foglie secche.
Ogni tanto vedevo passare nel viale sottostante degli uomini che portavano sulle spalle strani lunghi corpi coperti da un lenzuolo, mentre dietro seguivano delle donne che piangevano. Credevo che il comandante dell’ospedale avesse sequestrato delle mucche. Ahimé, poi mi fu spiegato che erano soldati morti.
Sull’imbrunire entrò un soldato che gettò lo zaino sulla rete e poi si mise a sbucciare una mela. Me la offerse però, per fortuna mia, mi trovai in quell’istante a guardare il militare afono, quello di fronte a me e m’accorsi che lui, con gli occhi fuori dalle orbite, faceva con le mani continui segni di diniego e così rifiutai la mela. Il soldato poi uscì dalla stanza chiedendomi in prestito il mio bicchiere con la pillola, ch’io ancora rifiutai. Il militare afono mi fece capire con gesti che quel soldato era scappato dal reparto del tubercolosario (alias TBC). Non dormii tutta la notte, girato dall’altra parte con gli occhi sbarrati e con una mano sulla bocca. Al mattino dopo notai presso il letto dell’intruso la presenza di grosse chiazze di sangue. Venne un'équipe medica (infermieri, medici e guardie) che abbrancarono con estrema decisione il malcapitato e lo rinchiusero nel tubercolosario; mi fecero mille domande; poi la stanza fu disinfettata ed io rivolto al medico chiesi di andare via da quella camera. Fui accontentato. Mi mandarono giù al pianterreno ove c’era un capannone adibito ai convalescenti.
Trascorsi un mese in “santa pace”. Per modo di dire…, era pur sempre un ospedale militare, ma in confronto a quello che avevo passato in precedenza, potevo in un certo senso compiacermi di una parvenza di tranquillità. Feci tanta amicizia con i vicini di letto. Conobbi un giovane leccese che sapeva cantare. Ogni mattina all’alba cantava l’Ave Maria di Schubert.
Ebbi un solo mese di riposo e poi ritornai a casa il 30 maggio del ’43.
A questo punto termina la “Vita Militare” e incomincia la “Vita Borghese”.
Tutto OK? Macché! La malasorte non mi abbandona mai! Altre nuove minacciose sciagure ricompaiono improvvise all’orizzonte accanendosi senza un attimo di tregua sempre sul sottoscritto… -

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XXI Episodio
Riassunto sintetico della Burocrazia militare
“ieri come oggi…”

Prima di inoltrarmi nel racconto non certo esaltante della mia travagliata “Vita Borghese”, vorrei riassumere con pochissime parole di estrema sintesi alcuni fatidici fatti stravaganti del precedente periodo militare, per cercare almeno di dare un certo ordine cronologico e comprensibile degli avvenimenti.
Macché…; è tempo perso. L’impresa è oltremodo ardua se non  addirittura impossibile, soprattutto sfogliando il mio caotico e contraddittorio Foglio Matricolare.
C’è veramente da rimanere allibiti nel notare non solo errori madornali in tutta la mia documentazione militare, ma anche tante e tante incongruenze, dati incompleti, date che si accavallano, omissis inspiegabili, ecc., ecc., ecc. –
Basta così? Nooo!!! Giammai! Ci vorrebbe un altro paragrafo, anzi un intero sito web; sfogli, mantenendo a stento la dovuta calma, altre pagine della lunghissima documentazione militare; cerchi senza esito di metterle un pò in ordine; ne prendi una tra le tante e incominci a leggerle, decifrarle, interpretarle, ma è un labirinto senza soluzione d’entrata e d’uscita.
OK! Con lo scanner del mio vecchio pc il risultato è scadente, ci vuole troppa memoria, molto tempo e lavoro e poi non ho la pazienza e l’esperienza di unire tutti questi numerosi pezzi e pezzettini di carta sgualcita. L’enigma della mia documentazione militare è simile all’enigma degli oltre 800 rotoli di papiri di Qumran.
Per avere ulteriori ragguagli sul mio famoso “ignobile” Foglio Matricolare e su tutta quell’immensa documentazione allegata, anch’essa “ignobile”, vi rimando alla lettura del paragrafo “IL TASSELLO MANCANTE” – L’ossessione dei fatidici “PERCHE’” riportato nella pagina “Riflessioni 2015” di questo mio sito internet.
Vi consiglio di mantenere un’estrema calma e di non scervellarvi troppo nel voler dare per forza un senso logico a quel putiferio turbinoso, caotico e contraddittorio di mille insensate diciture del mio lunghissimo Foglio Matricolare, altrimenti, ne sono più che certo,… “’A rossa ve saglie ‘ncapa e ‘o stommaco s’arrevota…” –
E, riprendendo come esempio alcune colorite espressioni napulitane di Mario Visone, le voglio inserire in questo paragrafo per cercare di fornire al lettore una vaga idea del mio atipico Foglio Matricolare:
“… mbruoglie, nzipetarìe, zizze pe jonte, agghienghe scumbinate, ammenicole, cerefiscole, scervecchià’ ‘e pparole a buonecchiù e scuntraffarle, ecc., ecc., … comme a muschille ncoppa ‘o cacato; cresciute, chist’urdeme tiempe, comme ll’èvera purchiacchella mmiezo ‘o grano turco; fetiente e puzzuliente cchiù d’’o cantaro chino remmeschiato, ca cchiù se remmesca, cchiù spànteca fetore…” -
A questo punto voglio riportare una breve sintesi di quell’infame e stressante periodo in cui mi dibattevo tra mille ingiustizie per ottenere il dovuto esonero dal maledettissimo servizio militare:
“Salto dal 1° al 3° Superiore; 3 cartoline di precetto che ricevevo dal Distretto militare di Benevento; corse forsennate in bici Piana – Amorosi e poi treno Amorosi – Benevento; corse travagliate alla segreteria di Capua per avere il certificato di frequenza dell’ultimo anno del Superiore e tante ma tante altre corse, viaggi, vie crucis esagitate e stressanti avanti e indietro…, ecc., ecc.…, mi posero nelle condizioni di lasciare tutto in sospeso e prendermela con il sorriso sulle labbra.” –

XXII Episodio
Gli agnelli di Stumbo

Allora…, passiamo oltre… e concentriamoci sul tema di quest’episodio “Gli agnelli di Stumbo”.
In quei pochi giorni degli anni ’40 – ’45 che mi riposavo in casa, notavo ad ogni mercoledì mattina il belare di agnelli, pecore e capretti lungo la strada statale di Piana – Caserta e l’assordante rumore di un camion.
Si tenga presente che in quel tempo rumori non se ne avvertivano per cui un camion a due o tre Km in linea d’aria si percepiva in maniera nitida.
Ad ogni passaggio di questo camion sentivo la gente che diceva con voce alquanto sommessa:
“Questi sono gli agnelli di Stumbo.” –
Credevo che a Caiazzo, essendoci ogni mercoledì il mercato, Stumbo fosse un commerciante di agnelli.
Mi sbagliavo di grosso. Non era proprio così!
Allora chi era costui? –
Venni poi a sapere negli anni del dopoguerra che Stumbo era un pneumologo professore all’Università di Napoli.
Chiesi allo zio di mia moglie zi’ Giovanni, bersagliere nel periodo bellico, il perché non aveva partecipato alla guerra, alla presa di Tobruk, di Tunisi, di Addis Abeba, della Somalia e dell’Eritrea in Africa.
Lo zio, candidamente e sorridendo disse:
“Mio padre aveva saputo che il professore universitario Stumbo rilasciava facilmente attestati medici di tubercolosi polmonare in cambio di agnelli, prosciutti e salsicce.
A tale ragguaglio mi rintronavano nuovamente nelle orecchie i belati di quegli animaletti innocenti che, in un certo senso, mi avvertivano di servirsi del loro sacrificio.
Come se avessero voluto dirmi (visioni nella mia mente):
“Vieni, vieni, approfitta di noi che ci sacrifichiamo per te!” –
A questo racconto di zi’ Giovanni mi spiegavo come tanti e tanti amici e paesani erano rimasti a casa o in ospedale.
Mi ritorna in mente il famoso film:
“Qualcosa non va, ragazzo?” –
“Niente vecchio… non mi tornavano i conti. Me ne mancava uno.”

XXIII Episodio
Il ritorno a casa (Home my home)

Dopo la miracolosa guarigione dalla terribile malattia (Tifo) e dopo il travagliatissimo servizio militare non dovuto con quelle terrificanti vie crucis e calvari; quell’assurdo ed ignobile andirivieni, un autentico sballottamento casa – caserma di pochi giorni di riposo saltuario, nonostante le mie gravissime condizioni di salute, ero ritornato finalmente a casa, in modo stabile e duraturo, in data 30 maggio del ’43.
Incominciai, quindi, la preparazione da un professore di lettere di Capua per sostenere da privatista l’esame di abilitazione.
Presentai il programma dell’ultimo anno, in quanto io avevo l’iscrizione al 3° anno del Superiore.
La Commissione d’esame era composta dalla signora Parente, dalla professoressa di Villa S. Croce cugina di mio cugino Antonio Funaro e dalla professoressa di filosofia e pedagogia.
E qui viene il bello o meglio il brutto.
La professoressa Parente gettò il mio programma per aria, dicendo:
“Che devo fare con questo programmino!? Lei mi deve portare il programma dettagliato di tutti e 3 gli anni del Superiore!” –
Io allora le feci capire che avevo fatto il salto dal 1° al 3° e avevo la frequenza dell’ultimo anno.
Quella disgraziata non volle sentire altro e mi mandò via con estrema arroganza.
Mi recai dal Preside Graziani che mi diede 5 giorni di riposo.
Agli esami fui rimandato a settembre in diverse materie e poi fui finalmente promosso.  

XXIV Episodio
Altre vie crucis e smacchi

Ogni anno presentavo al Provveditorato agli Studi di Caserta tutti i documenti in bollo (la solita assurda burocrazia asfissiante): estratto di nascita, certificato di buona condotta, certificato penale, copia del diploma di maestro, certificato del casellario giudiziario, ecc., ecc. –
Dopo circa 3 anni mi recai nella Direzione Didattica di Caiazzo e, nel leggere la graduatoria per incarichi e supplenze, vidi al 1° posto Angelo Fussichen, che essendo reduce era balzato in testa alla graduatoria; subito dopo venivano i profughi, gli orfani di guerra, i disadattati e in ultimo compariva il sottoscritto con punti 2.
Notai, però, con mio sommo stupore che il penultimo era Mario Puorto, pure con punti 2, ma con il posto di incarico annuale.
Pensai che era stata commessa una grave ingiustizia nei miei confronti e che l’incarico annuale spettava al sottoscritto, in quanto io avevo fatto il servizio militare.
Come una furia corsi subito a casa del direttore Monaco precisando che il posto spettava a me.
Il direttore, con parole paterne, mi pregò di accettare una Scuola Popolare ch’io rifiutai. L’avessi accettata; purtroppo, in quei momenti, ero preso da tanto rancore e dal solito ingenuo orgoglio giovanile.
Mi recai, ancora più infuriato, all’Ispettorato Scolastico di Capua, dal dott. Comito, accusando il direttore del grave errore commesso nei miei confronti.
Non ebbi soddisfazione e fui messo alla porta.
Irritato da tali comportamenti, mi recai quindi al Provveditorato agli Studi di Caserta, accusando sia il direttore Monaco che l’ispettore Comito.
Il provveditore, dopo la mia dissertazione, si rivolse al suo segretario chiedendogli di telefonare al maresciallo dei carabinieri.
A quel punto, compresi finalmente di aver sbagliato tutto, pur avendo pienamente ragione e scappai via.
Il giorno seguente mi recai nuovamente dal direttore Monaco il quale stava aspettando che degli operai, a Porta Vetere di Caiazzo, caricassero sul camion una mucca.
Al direttore spiegai l’accaduto e lui mi pregò nuovamente di accettare una Scuola Popolare.
Cocciuto anche stavolta, mi rifiutai.
Non ebbi per vari anni nessun incarico.

XXV Episodio
Il Vescovo ed il suo segretario

Negli anni del dopoguerra mi recavo spesso alla Direzione Didattica di Caiazzo per cercare di ottenere un po’ di supplenza e guadagnare punti.
Un giorno, la maestra di Piana signorina Ferrara mi chiese di sostituirla alla riunione del Vescovo di Caiazzo ai fini di iscrivere giovani all’azione Cattolica.
Giunto nei pressi del Vescovado, m’incontrai con alcuni colleghi di ruolo del 1948.
Tra i presenti c’era un certo Palmieri di Dragoni, che conobbi tanti anni prima alla Biforcazione di Sant’Angelo in Formis.
Costui, non essendo riuscito a superare gli esami d’ammissione, s’era iscritto all’avviamento professionale (Istituto correzionale) di Capua.
Con aria spavalda mi disse:
“Tu sei Mattia, ti ricordi di me? Dove insegni?” –
Risposi: “No! Non insegno! Io sono fuori ruolo!” –
Mi rispose con un ghigno:
“E allora che sei venuto a fare qui?” –
Mi appartai e sotto, sotto chiesi ad uno di quei colleghi, chi fosse quell’intruso dall’atteggiamento tanto saccente.
Venni a sapere che il Palmieri nel ’47 faceva il carrettiere ed era proprietario a Dragoni di uno stanzone ove teneva il carretto e la giumenta.
Nel ’47 trasformò la stalla a Circolo Cattolico con l’appoggio del Vescovo di Caiazzo ed ebbe molti iscritti e il Vescovo … chi vuol capire ha già capito.
Il Palmieri, da semplice carrettiere, era diventato addirittura il Segretario di Sua Eccellenza.
Avete compreso in che modo balordo procede l’andazzo delle cose in Italia? –
Non vale mai la Meritocrazia, bensì la Raccomandazione, la bustarella, la scartoffia, il “Mi manda Picone”, l’amicizia di pezzi grossi, ecc., ecc. –
E’ ovvio che, in questa irrazionale situazione, tantissimi eventuali meritevoli restino definitivamente fuori, mentre tutti, proprio tutti i “beneficiati”, anche se scadenti, ciucci, ignoranti o malfattori entrano sempre dentro.
Cose dell’altro mondo…; roba da pazzi; na vranca ‘e fetiente e puzzuliente da far venire tante, ma proprio tante ‘e chelle turciture ‘e stentine, come si dice in gergo popolare napoletano.
Stu concetto mi fa talmente schifo che lo voglio ripetere sino alla nausea.
Quindi, potremmo dire, senza ombra di dubbio, che l’Italia di allora come anche quella di oggi e credo anche del domani sia composta da due categorie: i Privilegiati ed i Tartassati oppure Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri, Patrizi e Plebei, di serie A e di serie B oppure sarebbe più logico dire: “Infornati e Sfornati.
E torna sempre attuale il famoso proverbio napoletano:
“Avimmo fatto: cupinte, cupinte: ’e cavére ‘a fora e ‘e fridde ‘a dinto.”  

XXVI Episodio
Il fascistone presuntuoso e prepotente
(Dal fascistone si capisce il comportamento
dei fascisti durante il ventennio fascista)

Negli anni del dopoguerra, nelle scuole mancavano maestri e professori.
Il ministro della Pubblica Istruzione di quell’epoca ordinò ai provveditori agli Studi di nominare direttori didattici quei maestri anziani, cioè tutti quelli che avevano già un curriculum scolastico di molti anni.
Naturalmente, come sempre accade nel nostro cosiddetto “Bel Paese”, si accaparrarono tale diritto tutti quei maestri aventi amici, parenti e conoscenti alle Camere, ecc., ecc. –
E veniamo a noi…, nei nostri luoghi… -
Venne nominata direttrice didattica di Caiazzo la signorina donna Petronilla De Pertis di Dragoni.
Costei aveva il fratello onorevole.
Comunque donna Petronilla era una brava ed esperta insegnante, ma non idonea nel ruolo di direttrice.
La sua segretaria era la signorina e maestra donna Ada Molfino.
Ebbi nel ’45 – ’46 una Scuola di tipo C, cioè tutti quei giovani che possedevano già il certificato di 5° elementare.
Lo scopo era quello di aggiornare e migliorare le condizioni culturali dell’epoca.
Ebbi 35 iscritti, tutti bravi giovani che ebbero per il mio insegnamento un elogio ineguagliabile.
Alcuni, servendosi di capacità intellettive non comuni, avevano una cultura all’avanguardia, anche per mio merito.
L’aula era posta al centro o meglio all’incrocio di via Roma e via Progresso in un palazzo al 2° piano. Si accedeva attraverso una lunga scala e dal pianerottolo all’aula c’erano 3 scalini. La cattedra era posta sulla sinistra e di fronte alla porta c’erano i banchi.
Il fascistone don Giulio aveva stabilito che lui alla mattina avrebbe fatto le sue ore di lezione; poi alle 13 la maestra Perreca ed a sera il sottoscritto.
La chiave dell’aula, sempre per ordine di “Sua Magnificenza”, (all’anema d’’a palla) il pomposo fascistone, veniva appesa dietro il portone della casa del falegname, mastro Lorenzo.
All’uscita della scolaresca, mi soffermavo con gli amici nella bottega di Gaetano il barbiere.
Venni a sapere poi che don Giulio si piazzava al centro del paese e con un certo Giovanni esclamava:
“Ma cosa può insegnare questo ragazzino a quei grandi e grossi ciucci!?” –
Avevo avvertito i miei alunni che se avessi fatto ritardo potevano prendere la chiave della Scuola e ripassarsi le lezioni.
Una sera feci 5 minuti di ritardo e quando giunsi nelle vicinanze della Scuola trovai tutti i miei alunni in mezzo alla strada.
Venni a sapere che dietro il portone di mastro Lorenzo non c’era la chiave della Scuola.
Bussai al portone della casa del maestro don Giulio (il fascistone) e sua moglie mi disse che suo marito stava in chiesa.
Particolarmente irritato per la critica situazione, m’avviai come una furia verso la chiesa e vidi il fascistone che mi gridò con aria sprezzante: “Che c’è!?” ed io con voce alterata risposi: “La chiave dov’è!?” –
Con fermezza ed arroganza, ottenni finalmente la chiave e tutto finì bene.
Andiamo avanti…- Dopo circa un mese d’insegnamento, una sera mentre spiegavo l’analisi logica, si spalancò all’improvviso la porta senza bussare ed i miei alunni scattarono in piedi. Stando con le spalle alla porta non vedevo niente e ripetetti per 5 – 6 volte la parola “Avanti!”, ma nessuno rispondeva.
Entrò da vero spavaldo il fascistone con l’abituale cappotto sulle spalle e, senza rivolgermi la parola, avanzò nel corridoio, redarguendo in maniera severa Falco, un mio alunno: “Ah! Sei tu che hai rubato il calamaio!?” e l’alunno: “Maestro! Io non ho preso nulla!” –
Il fascistone, all’uscita, arrivato presso la porta, gridò: “Hai capito!? Insegna a questi lazzaroni l’educazione!” ed io, senza scompormi, ma con voce ferma e decisa, replicai: “Questi sono stati vostri alunni, non miei!” –
Negli anni ’50 in via Frumale si stava costruendo un lungo ponte e gallerie per la rete ferroviaria Napoli – Piedimonte Matese.
Il capotecnico, insieme con la sua famiglia, originari d’Abruzzo, abitavano nella piccola piazzetta presso il fascistone. Uno dei figli Antonio De Santis stava in seminario e l’altro, il più grande, giocava al biliardo con noi.
Un giorno, il fascistone, rivolto a me e a Giovannino Varrone, ci disse che il professore di lettere Antonio suo figlio, preparava il De Santis figlio del capotecnico, agli esami di 3° media e, siccome il figlio di materie scientifiche non troppo se ne intendeva, chiese a noi due di preparare il ragazzo.
A giugno il De Santis superò brillantemente le materie scientifiche, ma fu rimandato a settembre in Italiano.
Ebbene, ci sarebbe logicamente da supporre che il fascistone avesse cambiato il suo giudizio negativo nei miei confronti.
Macché, macché!... Rimase sempre un emerito lurido invidioso, ciuccio e soprattutto mascalzone.
La direttrice De Pertis se ne andò in pensione e fu nominato direttore didattico di Caiazzo Pasquale Schettino di Maddaloni.
Il macellaio Antonio Diglio (alias “bifolco”) pure lui di Maddaloni, s’incontrava spesso a Caiazzo col direttore Schettino.
Un giorno Pasquale disse: “Antò! Tuo figlio sta sempre al seminario?” e Diglio: “No! No! Si sta preparando per il 3° ginnasio col professore Cammarota!” e Pasquale: “Ah! Ah! Giulio! Il maestro don Giulio Cammarota! Quello è bravo!” e Diglio: “No! No! Il maestro è l’insegnante Mattia Cammarota che è molto bravo e vengono da lui al doposcuola tanti ragazzi e studenti di Caiazzo, Alvignano, Piana, Villa Liberi, ecc., ecc.!” – “E come!?” ribatté con stupore il direttore: “Giulietto m’aveva invece detto che Mattia era un cazzo!” –
Quante, ma quante ne ho passate a causa dell’invidia, gelosia, odio e cattiveria da parte di gentaglia meschina, sozza e disonesta.
Come si fa a stimare ed onorare degli autentici mascalzoni e delinquenti? –
Questo era il comportamento della maggior parte dei fascisti d’Italia. Quei miserabili fascisti che tradirono, martoriarono e uccisero Mussolini e la Petacci a Piazzale Loreto a Milano. Sì! Proprio loro! I fascisti del Nord! –
Diceva il grande scrittore e giornalista Indro Montanelli:
“A Piazzale Loreto io c’ero. Non vi posso dire le schifezze obbrobriose che si commettevano su quei nudi, sanguinanti e martoriati corpi appesi a quei ganci come carne da macello.
In quei terrificanti momenti, se avessi parlato avrei  subito anch’io la stessa brutta sorte!” -

XXVII Episodio
La zappa sui piedi

Negli anni ’50 venni a sapere che al concorso magistrale, in commissione c’era un certo professore di cui non ricordo il nome, però sapevo che, essendo amico del provveditore…, ecc., ecc., in cambio di un milione di lire, ti faceva vincere il concorso.
Conobbi la professoressa di Stenografia, signora Ventura.
Avendo io venduto e messo in Banca i soldi della vendita dei terreni di Stifi’ che m’aveva mandato la procura di vendita, gli chiesi se potevo dai suoi soldi in Banca detrarre un milione di lire.
Presi accordi con la signora Ventura che mi dettò alcuni suoi temi.
Forse lei si accorse che per me la raccomandazione non era necessaria e allora invece di consegnare i soldi al professore della commissione, se li tenne tutti per sé.
Purtroppo non fui ammesso e, trovandomi col debito nei confronti di Stifi’ e senza posto, mi recai come una furia dalla signora Ventura.
Avevo il veleno nel cuore e non immaginate quali brutti pensieri mi passavano in quei tristi momenti nella testa.
Le chiesi con arroganza ed estrema decisione i soldi.
Lei accortosi che qualcosa di brutto stava per succedere, prese subito dal comò il pacchetto dei soldi, come io glieli avevo dati legati con un nastrino blu.
Scappai come un fulmine e mi salvai da quel baratro di atti insensati ove, per la mia ingenua giovinezza, stavo per precipitare, evitando per fortuna conseguenze durissime.

XXVIII Episodio
Decisioni prese all’ultimo momento
Crisi depressiva

Rifacendo tutti i travagli subiti per colpa mia (es. opuscoli del ’48 del prof. Baldassarre ove c’era il tema già bello e svolto, ecc., ecc.), non avendo fiducia nelle mie capacità, m’aggrappai purtroppo a tante, ma tante disavventure che mi resero estremamente triste, sempre più debole e mi buttarono nella più tetra depressione ed inconsapevolezza.

XXIX Episodio
La fiducia nelle proprie capacità

Nel ’47 il direttore Monaco inviò a tutti gli insegnanti fuori ruolo l’avviso di partecipare alle sue lezioni per il concorso.
Tutti gli insegnanti che s’erano preparati da lui e dal suo segretario Danisi, vinsero il concorso.
Io rimasi a bocca asciutta.
Non potendone più di tanti smacchi, ingiustizie e delusioni, mi convinsi finalmente che dovevo credere esclusivamente in me stesso, nelle mie capacità.
Nel ’50 – ’52 mi recai alla Direzione Didattica di Miano di Napoli e mi preparai al concorso successivo.
Come ho già detto, dopo tante pene, errori di gioventù, delusioni, corse forsennate, ingiustizie subite, arrabbiature inopportune, ecc., ecc. mi rivolsi finalmente al direttore Monaco e feci il concorso nel ’52 a Benevento.
Gli argomenti che conoscevo molto bene erano “Il Principe” di Machiavelli ed il Deveau nell’Educazione.
La materia a memoria era la Legislazione scolastica.
Fui ammesso allo scritto con punti 39 (avrei preso 50, ma scrissi “condatto” al posto di “contatto”).
Il primo esame fu la Legislazione scolastica.
Il professore della commissione era un ispettore il quale, invece di chiedermi la spiegazione del libro, mi chiese i componenti del Patronato Scolastico.
Glieli dissi in maniera corretta, al che il prof. mi chiese a quale Direzione appartenessi e se in quel comune c’era il Patronato.
Gli risposi Direzione Didattica del comune di Caiazzo e che non c’era il Patronato.
Questo fu l’unico mio solo errore.
Non volle sapere più niente e, nonostante io lo implorassi ad interrogarmi sull’intero libro su cui ero molto ben preparato, mi licenziò aspramente mandandomi via.
Ahimé, anche quest’esame era inesorabilmente perduto.
Non fu però esattamente così. Si fece mezzo giorno, stavo lasciando la stanza d’esame, quando all’improvviso mi sovvenne un’idea brillante.
L’idea era buona; pensai: fra altri 2 anni devo comunque rifare quell’esame e allora fammi almeno rendere conto di quali domande vengono poste dai professori delle altre materie.
Mi sedetti quindi davanti al professore di Pedagogia, la materia che ho sempre odiato. La mia vera materia era invece la Metodologia.
Sapevo poi solo a memoria i Fattori e le Finalità dell’Educazione.
Il resto era solo vuoto.
Allora, con aria da strafottente, incrociai le braccia sul tavolo degli esami.
Tanto, non avevo nulla da perdere, in quanto ero più che sicuro che l’esame era comunque perduto e che non l’avrei potuto mai superare.
Manco a farlo apposta la domanda del professore fu:
“Mi parli dei Fattori e Finalità dell’Educazione.” –
Scattai all’indietro e per far sentire bene a tutta la Commissione ch’io ero ben preparato, incominciai a trattare l’argomento con voce ferma e con linguaggio aulico assumendo anche un atteggiamento da gran sapientone. Figuriamoci il saputello che ero…; sapevo di quella materia solo quell’argomento e per giunta solo a memoria.
Comunque, dopo più di mezz’ora, la professoressa di Diritto suggerì di andare a pranzo.
Allora il prof. rivolto a me disse: “Va bene! Va bene! Può andare!” ed io, sfogliando col dito i due volumi, risposi: “Professore!... e di questi miei due libri non mi chiede niente?” e lui, rivolto all’ispettore, esclamò: “Mi dica, se in uno Stato civile si chiudessero tutte le Scuole, che succederebbe?” ed io risposi: “Si ritornerebbe certamente ad uno stato primitivo e… come dice il Deveau…” –
Il professore mi fermò e disse: “Ho capito! Lei vuole per forza parlare dei due volumi. Io sono contento della sua preparazione. Può andare.” –
Se si guarda il mio certificato di idoneità, si noteranno questi voti:
scritto 31, orale 43.
Nel 1952 ero finalmente Vincitore di Concorso.
Morale: “Bisogna sempre far funzionare a pieni ritmi e senza alcun timore la propria testa, le proprie capacità di ragionamento e non lasciarsi mai sopraffare dall’indignazione e dalla depressione!” –

A tal proposito, mi ritorna in mente la bellissima e significativa risposta che Altea, una dolce piccola paziente di 6 anni, rivolse al suo medico che le chiedeva se avesse paura:
“La Paura e il Coraggio
son parole confinanti
ma con una torni indietro
e con l’altra vai avanti.”
Che dire…; è la pura e sacrosanta Verità! –
Queste poche, semplici e chiare parole sono d’insegnamento per tutti e valgono più di mille testi di autorevoli cattedratici.

Voglio riflettere ancora sul concetto della Vita e, dopo le bellissime parole di Altea, è doveroso ricordare le significative parole di Alex Zanardi, ricche anche queste di un profondo concetto del vero senso della vita:
“La Vita è come il caffè.
Puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi,
ma se lo vuoi far diventare dolce,
devi girare il cucchiaino.
A stare fermi non succede niente!”

E così dopo tanto, ma proprio tanto penare termino quest'episodio con l’anno 1952, raggiante ed orgoglioso per essere risultato finalmente vincitore di concorso come insegnante di ruolo.
Logicamente la vita continua con altri episodi, altre vicissitudini, tragedie, delusioni ed angosce, ma anche tante gioie e soddisfazioni.

Episodio XXX
Quando Madre Natura si vendica
Il "Crotalo" e i 3 "Serpentelli"
"Ladet anguis in erba!"

Durante e dopo la guerra '40 - '45 mi dedicai alla preparazione di molti giovani alla licenza media e all'avviamento professionale.
Ebbi centinaia e centinaia di alunni di ogni età.
Da premettere che prima del '40 per aprire un negozio e per esercitare alcuni mestieri bastava il certificato di 5° elementare.
La legge poi stabilì che la camera di commercio ed altri Enti potevano solo accettare i possessori di licenza media.
Come ho già accennato, gli iscritti provenivano da diverse città e paesi viciniori (Piana, Caiazzo, Ruviano, Alvignano, Pontelatone, Liberi, ecc., ecc.).
Nella preparazione avvisavo gli alunni che io non possedevo che il diploma di maestro nelle scuole elementari, ad intendere che, se commettevo qualche errore, ero giustificato.
Molti di questi miei alunni erano bravi, ma ce n'erano alcuni che non riuscivano a capire.
Durante detti anni di doposcuola si creò un'atmosfera benigna sul mio metodo d'insegnamento.
Mi volevano tutti bene, ad eccezione di alcuni che si dimostrarono pessimi.
Non vi parlerò certamente dei super dotati, in quanto quelli lì la strada se la scavavano con le loro sole forze, facendo affidamento esclusivamente ai loro alti meriti.
Ebbene, voglio evidenziare in questi miei scritti il disdicevole e vergognoso comportamento di tre miei alunni che mi rovinarono un’intera vita. Tre autentici serpenti velenosi.
Io, povero stronzo, abituato a dare sempre agli altri tutto il mio sapere, tutto il mio aiuto, tutte le mie perle di saggezza, non sono mai stato capace di farmi i fatti miei e della mia famiglia, strafregandomene del mondo.
In altri termini: "Chi s'è visto s'è visto; tu con dio per fatti tuoi; io con dio per fatti miei!" - Eppure mi rendevo perfettamente conto che, in questo mondo falso ed infame, il menefreghismo è l'unico modo logico di comportamento, ma non ne ero proprio capace.
A quei tempi, avevo avuto in Fagianeria, frazione di Piana, una scuola popolare di tipo C, cioè potevo iscrivere solo quelli che avevano già il certificato di 5°.
Il direttore della Cirio mi mandava a prendere con un calesse e poi mi riconduceva a casa.
Un mio alunno di Piana, Angelo Mastroianni, venne bocciato ed io lo iscrissi alla scuola in Fagianeria.
Una sera, si avvicinò Angelo con un suo compagno, dicendomi: "Questo ragazzo vorrebbe che voi lo iscriveste in Fagianeria per aggiornarsi." -
M'accorsi che costui aveva già una buona preparazione e l'invitai a fare gli esami di terza media.
Alcuni giorni dopo si presentò a casa un mio parente. Sua zia Margherita voleva che io lo preparassi. Per essere più breve e conciso li preparai tutti e due.
Chi? F. ed E. -
Agli esami di licenza media il mio parente fu bocciato e l'altro venne promosso.
Parlai con mia cugina consigliandola di far frequentare ad F.  il doposcuola da professori bravi e culturalmente più preparati.
Passarono degli anni e un giorno si presentò a casa in via Frumale l'altro ragazzo E., dicendo che la professoressa di lettere Pellegrino gli avrebbe messo al compito d'italiano 1 e che a settembre (4° anno) l'avrebbe bocciato.
Io, il solito cazzo che si prodiga sempre per gli altri, passai subito all'opera.
("Matti', fatti i cazzi tuoi e non ti curar degli altri!")
Ed invece NO!... -
Con santa pazienza lo feci salire dietro la mia Vespa 150 e ci recammo dalla Pellegrino, che io non conoscevo.
Con diplomazia, evidenziando le tragiche condizioni familiari del ragazzo, riuscii a commuovere la professoressa che aggiustò subito l'1 in 6 pieno.
In seguito si presentò il parente F. dicendomi che s'era preso il diploma di geometra. Gli consigliai di fare due anni di preparazione pratica dal geometra Torone, bravo ed esperto professionista.
La risposta di questo cretinetto fu: "Quello è ciuccio, non capisce niente! -
In seguito, lo chiamai per un frazionamento del terreno di mia moglie. Non sto qui ad elencarvi i tanti, ma proprio tanti errori madornali e le innumerevoli cretinate commesse da F., in quanto ci vorrebbe un capitolo a parte, estremamente lungo e stressante.
Alla fine, questo ciuccio serpentello pretese da me una pianta di casa di are 7 tra via Stazione Vecchia e via Laurelli.
Per mia sbadataggine (ma guardate un po' cosa mi combina la malasorte...) mi dimenticai che detta zonetta l'avevo già in precedenza promessa a Maria Falco (Maresca) la quale desiderava continuare la sua attività produttiva nel preparare ad arte il suo famoso e succulento "Soffritto".
Erano talmente bravi lei Maria e suo marito nella preparazione di questa pietanza, che ti facevano leccare finanche le dita.
Aveva costei diversi figli, ragazzi di principio però spesso in litigio tra di loro.
Due di essi, nel dopoguerra, espatriarono in Inghilterra e promisero alla madre di costruirsi la casa.
Negli anni '70, uno di questi figli, con voce alquanto alterata, mi venne quasi addosso gridando:
"Vi darei proprio uno schiaffo! Prometteste a mia madre la pianta di casa sulla strada Laurelli e invece l'avete venduta a vostro nipote!" -
Avevo colpa e chiesi scusa, però ci rimasi assai male di quella mia grave dimenticanza.
Andiamo avanti...; prima che si facesse l'istrumento del terreno "Camprianni" mi fermò un certo Mastrantonio di Casagiove, sensale, che mi disse: "Un maresciallo dei Carabinieri ha messo in vendita il suo appartamento, nei pressi della fontana pubblica e del mercatino, per 9 milioni di lire!" -
Facendo un confronto, pensai al mio appartamento in via S. Francesco, sempre a Casagiove, che l'avevo pagato l'anno prima 12 milioni di lire; rimasi quindi sorpreso di quel basso prezzo e il sensale sotto voce mi disse: "La figlia del maresciallo è incinta e l'amante vuole molti soldi per sposarla. Il maresciallo, per non "perdere il posto", ha preso la decisione di mettere in vendita l'appartamento ad un prezzo così basso!" -
E torniamo a noi..., agli affari che ti fanno perdere i "parenti"-
Il moccioso "serpentello" F., che m'aveva pregato di pazientare per dei "Buoni" in Banca con scadenza prossima, mi mise nella condizione di dover purtroppo dire al maresciallo che nel compromesso avrei inserito una postilla: "Compro se avrò tutti i soldi pronti!" -
Il maresciallo, alquanto sconcertato, ma senza batter ciglia,
si alzò di scatto e disse con voce ferma e decisa:
"Come non detto!" -
Il sensale si arrabbiò molto ed il 31 dicembre del '49, nel telefonargli, mi rispose:
"L'appartamento è stato venduto! Siete proprio un emerito Cazzo!" -
Passiamo adesso ad analizzare i guai che mi causò E., l'altro velenoso serpentello.
La casa che restaurai negli anni '80 prevedeva un acconto di lire 80 milioni  e 9 milioni per il progetto.
Mi rivolsi quindi al geometra E. per il progetto di restauro e lui mi rispose: "Il progetto non ve lo faccio pagare, però l'impresa la comando io!" -
Ingenuamente accettai la sua proposta  e questo fu un altro mio madornale errore che  commisi con un moccioso e fui da questo verme infinocchiato.
Mi portò un'impresa casalese che, ad onor del vero, si comportò sempre in modo onesto, leale e professionale, accontentandomi in tutto.
Il mocciosetto pianese invece fu con me particolarmente sleale, falso e disonesto.
Pretese da me il pagamento di ben 12 milioni di lire (la legge invece stabiliva un tetto massimo non superabile di 9 milioni per il progetto di restauro).
3 milioni dovevano poi essere dati al suo tecnico di controllo.
Un giorno venne a trovarmi un mio parente di Castel Morrone, impiegato del catasto e volle vedere il progetto di casa mia, nel quale veniva precisato che il compenso al direttore dei lavori non doveva mai superare i 9 milioni.
Incontrandomi con questo abietto essere, il moccioso E., gli chiesi la restituzione del non dovuto (3 milioni di lire), che mi fu sempre aspramente rifiutato.
"Matti', e vulut fa 'o fess e mo' futtete!" -
Madre Natura ha pienamente ragione a punirti. Nun te 'mparat ancora che te fa sulamente i cazzi tuoi e mai chille 'e 'llate.
Per non prolungarmi ulteriormente su altri inquietanti particolari, vi dirò soltanto che mi crebbi in grembo un autentico velenosissimo serpente.
Per avvalorare quanto affermo e rendere meglio l'idea del tipo di essere schifoso con cui ebbi a che fare, faccio presente che costui commise anche nei riguardi di altre persone tante infamie, ingiustizie e colossali errori.
Ad esempio non volle caparbiamente restituire 10 milioni di lire presi in prestito da suo cugino M. -
Fece poi firmare addirittura ad un semi disabile di Villa S. Croce una cambiale di ben 50 milioni di lire.
Ed ancora..., mi viene in mente proprio adesso mentre scrivo, quest'altra incredibile cattiveria commessa da questo lurido figuro.
Furtivamente trafugò degli importantissimi documenti dallo studio del geometra..., di cui non mi sovviene il nome, figlio del direttore dello stabilimento della società Cirio in Fagianeria, un affare enorme di oltre 1 miliardo di lire.
Avendo io conosciuto in parte alcune delle tante malefatte di quest'essere abietto, lo ricambiai allo stesso malefico modo.
Embe', una volta tanto, anch'io, al posto di subire, subire sempre, reagisco con cattiveria ad un mondo infame.
Un giorno, infatti, si presentò a casa mia questo E., in qualità di geometra dell'impresa, pensando di truffarmi facilmente.
Mi firmò su carta da bollo dei documenti di avvenuto pagamento di lire 3 milioni, ma io, trovandomi a casa mia, gliene diedi soltanto 1 e poi subito e con estrema decisione lo misi brutalmente alla porta.
E pensare che quasi tutti i cittadini di Piana conoscono molto bene quest'essere falso, lorcio e meschino, abitudinario di un vizio malefico sconcertante e lo disprezzano.
Dopo la carrellata di odiose malefatte dei 2 serpentelli (badate bene, ne ho citate solo alcune in cui la vittima è proprio il sottoscritto) passiamo adesso ad analizzare le mascalzonate e le vigliaccate del 3° serpentello.
Il "musone" (così lo voglio definire) un giorno si presentò a casa dicendo: "Professore, mi volete preparare per la licenza media e avviamento professionale?" -
Io, povero cazzo, con aria di buffone "fesso" esclamai: "Sì! Ti accetto volentieri come mio alunno ad una sola condizione, che mi togli il "voi" e il "professore"!" - Che idiota! -
Passarono gli anni e ci mettemmo tutti e due in politica.
Ed ecco verificarsi puntualmente la solita doccia fredda, anzi ghiacciata che mi cade sempre addosso dopo aver fatto il bene altrui.
Questo falso amico, questo moccioso vermiciattolo, dopo tutto il bene che gli avevo fatto (Matti' fottiti...) ebbe la spudoratezza di mettersi d'accordo col sindaco dell'epoca e sotto sotto mi misero contro l'intera popolazione pianese, accusandomi di orrende infamie e di aver scritto lettere anonime minatorie contro i politici locali.
Io, il solito ingenuo, assolutamente non adatto alla politica, non tenni conto che loro avevano alle spalle un senatore potente, al quale interessava solo avere sempre più voti e pieno appoggio elettorale ad ogni elezione politica. Il crotalo ed il musone vermiciattolo, fecero di tutto per architettare ad arte delle prove schiaccianti contro di me e farmi condannare.
Non sto qui a dilungarmi nei tantissimi ignobili, vergognosi e contraddittori particolari dell'intera vicenda.
In conclusione quei due piezz''e mmerd: il crotalo e il "musone" serpentello riuscirono nel loro intento e  fui condannato innocentemente per fatti del tutto estranei alla mia persona.
La sentenza: "Tre anni di reclusione, pena non ascrivibile nel casellario giudiziario, perché non sussistono precedenti penali!".
E qui ci vuole nuovamente il solito improperio di "mea culpa":
"Matti', te lo ripeto, si proprio nu Cazzo! Te ne sei uscito dalla politica? Sì! E allora perché non ti fai i cazzi tuoi! La politica la devi abbandonare completamente e, per favore, non fare altre cazzate. Non metterti con i politici all'opposizione contro il Phidalgo Crotalo." -
Allora, riprendiamo l'obbrobriosa discussione sulla sozza politica pianese.
Ebbene, durante quel fatidico periodo si dovette redigere il Piano Regolatore.
Che vi devo dire...: "Un'altra terrificante MAZZATA!" -
L'amministrazione comunale dell'epoca prese accordi con un certo architetto di Salerno affinché preparasse un Piano Regolatore, dietro compenso di 7 milioni di vecchie lire.
Durante l'apertura del progetto, il Crotalo e il consiglio comunale unanime, decidevano a loro piacimento ed interesse il tipo di zona da assegnare ai vari terreni.
Es. zona A, zona B, zona C, ecc., ecc. -
L'architetto segnava soltanto; i consiglieri ed il sindaco crotalo redassero il Piano Regolatore, tenendo conto solamente dei loro scopi ed interessi personali.
Ed io? - Povero me! Mi distrussero.
Pochi anni dopo che fu redatto il "Piano delinquenziale",
un giovane mio collega, sorseggiando il caffè con detto architetto nella caffetteria  e Zi Peppe Senese, al centro tra via Roma e via Progresso, mi riferì di alcuni punti salienti della discussione.
"A me l'importante è che questi scervellati politici mi diano i
7 milioni  che m'avevano promesso e poi chi s'è visto, s'è visto. Me ne fotto un cazzo. Dimmi tu, hai un po' di terra? Bene! Te la faccio subito Zona B di costruzione."
Per avvalorare quanto ho detto sulla delinquenza di tutta quella ciurma politica del mio paese, mi spiego: "A partire  dall'incrocio di via Polizzano e via Croce Cornieri è tutta zona B. Solo alla mia fu artatamente messa zona C!-
Eppure il  mio terreno ha due strade provinciali: via Croce Cornieri e via Polizzano ed  è la zona pianese più' bella.
Che miserabili, sono quasi tutti morti.
"Vigliacchi! Che siate dannati in eterno!" -
Morale: "Mai dare le proprie perle ai porci!" -
"Margaritas ante porcos!" -
Dopo questa veritiera dissertazione in merito al mio lungo e travagliato curriculum vitae, basato su esperienze di vita realmente vissute e patite dal sottoscritto, mi sento particolarmente orgoglioso (anni 94) di tutto ciò che ho scritto nei miei libri, pamphlet, nei siti internet, ecc., ecc., -
Ed è la pura sacrosanta Verita'! -

Cordiali Saluti e Grazie!

Piana di Monte Verna (CE), 01/01/2017

                                                                      Il sottoscritto
                                                                  
                                                               Cammarota Mattia


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